Siria: presto l’esercito siriano avrà il controllo di tutto il Paese

Bogdana Ivanova, Nazione Unite
Amer Abou Farraj, Hama
Mohamad Eid, Deir Ezzou
Talal Khrais, Beirut
Paola Angelini, Roma

Di ora in ora, (mentre scriviamo) lo scenario Mediorientale cambia.

In Siria l’esercito vince in diverse zone e senza combattimenti grazie alla politica di riconciliazione seguita dallo Stato Siriano che ha tranquillizzato molti combattenti dell’opposizione invitandoli a lasciare le armi e a ritornare alla vita normale. Agli stranieri viene chiesto di lasciare il Paese.

Il collega Amer Abou Farraj ci informa che, a sud di Damasco, è stata raggiunta una forma di conciliazione nel quartiere al Qadam, zona strategica e di grande importanza, conosciuta da molti colleghi.

Il ritorno dei militari dell’esercito legale siriano impedisce ai terroristi, che occupano più della metà del campo palestinese di al Yarmouk, di effettuare rifornimenti. Attualmente le autorità siriane controllano più del 90% del territorio e viene chiesto il ritiro delle milizie dal territorio.

Alcune regioni di rilievo saranno controllate completamente dall’esercito arabo siriano, in particolare, nella provincia nord est di Hama e Homs. Le ultime notizie arrivano dalle Forze Armate siriane che hanno liberato, in pochi ore, (sabato mattina), i due villaggi di al Abou Kbaibat Um, al Huda, e Um al Haratain, nella provincia nord est di Hama. La tattica del Fronte al Nusra e dello Stato Islamico consisteva nell’attaccare i posti di blocco dell’esercito siriano. Metodi ormai inefficaci perché i cecchini possono osservare da lontano le postazioni e i movimenti dei terroristi. L’esercito siriano con il passare del tempo ha acquisito nuove strategie riuscendo a passare le linee del nemico e a fare dei bliz. Inoltre, nella parte nord di Hama, sono state intercettate le comunicazioni tra i Comandanti di al Nusra che cercavano di spostarsi da un villaggio all’altro. Più di 30 combattenti sono crollati nella trappola che gli è costata la vita, i  combattenti dovevano recarsi dalla valle al Azib a Wadi al Azib, nella provincia di Edlib. Sono stati colpiti da una distanza di 3 Km, con i fucili Steir, tra le persone uccise un comandante di origine francese. Distrutti i mezzi e i centri di comando.

Importante svolta dell’esercito siriano che ha liberato la città di Maadan, nella provincia di Raqqa, ultima roccaforte dello Stato Islamico.

Walid Moalem, Ministro degli Affari Esteri siriano ha detto davanti all’Assemblea delle Nazione Unite:“Nessun forza straniera potrà rimanere sul territorio siriano e potrà essere considerata una forza di occupazione se non sarà d’accordo con il Governo siriano”.

Le nazioni che hanno avuto un ruolo primario nella scena siriana sono la Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran, l’Iraq, la Siria e Hezbollah il Movimento libanese nato negli anni ottanta. Negli ultimi 25 anni Hezbollah ha accresciuto il suo ruolo nella società e nella politica libanese creando una serie di programmi sociali. Progetti per aiutare la popolazione, programmi finalizzati alla conduzione di scuole e strutture ospedaliere. Hezbollah hanno iniziato a far parte del Governo libanese all’interno del quale hanno assunto un peso rilevante.

Gli Stati Uniti non hanno vinto, sebbene abbiano offerto sostegno all’opposizione armata formata da mercenari. Milioni spesi per costruire un’ opposizione fantasma bloccata da mesi alle porte di Reqah. Obiettivo distruggere la Siria, insediare un loro governo allo scopo di isolare la Repubblica Islamica dell’Iran, e successivamente con i loro alleati diventare padroni dell’area. Non è stato così. Il Presidente Trump è un uomo d’affari che non desidera vedere il suo Paese coinvolto eccessivamente in un conflitto che non sembra di particolare rilevanza per l’amministrazione. Gli americani non hanno mai avuto veri alleati sul terreno, non hanno mai rispettato le promesse come quella di sostenere il 25 settembre il referendum Curdo-Iracheno, indetto per l’indipendenza del Kurdistan Iracheno, regione autonoma nel nord dell’Iraq, abitata in prevalenza da Curdi, il quarto gruppo etnico del Medio Oriente. Il Governo regionale Curdo, (Krg), contava sulla benevolenza americana, dichiarata o dissimulata alla propria iniziativa. Il referendum consultivo sull’indipendenza dal resto dell’Iraq, è sostenuto da alcuni partiti Curdi locali e dal Presidente Masoud Barzani. È considerato illegale dal Governo centrale iracheno che ha minacciato di prendere seri provvedimenti se si arriverà a una proclamazione unilaterale d’indipendenza. Si oppongono in modo netto quasi tutte le potenze regionali e internazionali, il voto è osteggiato anche da molti altri paesi – soprattutto quelli che hanno delle minoranze Curde nei loro territori – e ha creato diverse divisioni interne ai Curdi. Il problema non è l’opposizione al progetto indipendentista Curdo, ma il governo di Barzani considerato da molti suoi rivali disastroso,oltre che illegale. Inoltre sembra che una parte dei sostenitori del referendum ambisce a prendere possesso di alcune zone che non sono parte integrante della regione curda.

La convocazione del referendum in Kurdistan ha creato agitazione anche all’estero: in Turchia, nella Repubblica Islamica dell’Iran, e nei paesi che confinano con il Kurdistan Iracheno, tutti con numerose comunità Curde, e minacciano di chiudere i loro confini, di cancellare gli accordi commerciali sulla sicurezza con il Governo di Erbil.

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nonostante sia alleato del Governo del Kurdistan Iracheno ha definito Barzani: “Inesperto politicamente” perché vuole organizzare il referendum che potrebbe avere delle conseguenze gravi nella regione. Infine l’esercito iracheno continua il rastrellamento nella zona di confine con la Siria nell’ultima roccaforte al Hweijah. Le battaglie finali nelle province nord est di Hama e di Homs, condotte dall’esercito siriano, sono di estrema impotenza strategica. Gli obbiettivi sono molteplici: rendere la provincia della capitale più sicura, assicurare completamente l’autostrada Damasco-Homs-Aleppo, proteggere l’esercito che si trova nel deserto siriano ed avanza verso la provincia di Reqa e di Deir Ezzour.

Questa mattina è iniziata una battaglia importante, e sarà una grande offensiva nell’estremo sud est della provincia di Homs, esattamente nel villaggio di Hmaimeh dove lo Stato Islamico è ancora presente con importanti postazioni.

Si combatte su un fronte lungo 5 km e su questa linea l’esercito e gli alleati hanno guadagnato 3 km sul fronte.

http://www.almanar.com.lb/2648776

 

 

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