Nuova stagione delle relazioni internazionali: Mosca e Ankara insieme per la fine della guerra in Siria

Bogdana Ivanova, Ankara
Mohamad Eid, Deir Ezzour
Mohamad Ballout, Teheran
Mohamad Zaidi, Iraq
Analisi: Talal Khrais, Libano, Paola Angelini, Roma

Su queste pagine abbiamo cercato di raccontare gli avvenimenti internazionali con il massimo dell’impegno, con passione e rispetto verso la collettività.

All’opinione pubblica serve un’attenta informazione, occorre agevolare la comprensione, stimolare l’interesse per gli eventi.  Assadakh fondata nel 1994 dal Dott. Talal Khrais, offre informazione senza beneficiare di finanziamenti, e questa è la differenza tra Assadakah e il servizio pubblico.

Dal 2011 data di inizio delle prime dimostrazioni pubbliche, e a seguire, le battaglie contro la Siria, facciamo attenzione ininterrottamente all’evolversi di questa guerra planetaria che aveva come obbiettivo quello di stravolgere gli equilibri mondiali, favorire un’egemonia occidentale a discapito della Federazione Russa, della Repubblica Popolare Cinese contro l’asse della Resistenza che lega la Repubblica Islamica dell’Iran, l’Iraq, la Siria e la Resistenza libanese guidata da Hezbollah.

Nonostante lo sforzo continuo di alcuni colleghi italiani, l’Occidente ha continuato a non percepire la minaccia del terrorismo, ora molto vicino e presente in molte nazioni. Spesso sembra (che lo Stato Islamico) non sia il nemico principale degli Stati Uniti e dell’Occidente ma la Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran e i loro alleati che combattono il terrorismo. Si polemizza e si condannano le nazioni che avanzano contro il terrorismo in Iraq o in Siria.

Si può negare il legame tra i Servizi americani e lo Stato Islamico? Sembra esistano prove documentate del trasferimento dei comandanti Isis dalle aree assediate: ad esempio a Deir Ezzour e Raqqa.

Grazie all’unità del popolo siriano e all’esercito le organizzazioni terroristiche sono state quasi sconfitte, lo stesso vale per l’Iraq, per il Libano dove si sono uniti la Resistenza, l’esercito e il popolo libanese. Non possiamo dire lo stesso per l’inconsapevole Occidente che tenta di usare il terrorismo come strumento per la sua guerra fredda.

A dispetto della campagna di disinformazione che incoraggia le bande terroristiche a continuare la battaglia contro la Siria, l’Iraq e il Libano, la vittoria sembra più vicina.

Pochi giorni fa, lo Stato Islamico ha diffuso una registrazione, lunga 46 minuti, con la voce del leader Abu Bakr al Baghdadi che ha rivolto il proprio apprezzamento verso tutti i combattenti dello Stato Islamico per la resistenza mostrata a Mosul, la città è stata poi liberata dagli eroi dell’esercito Iracheno e dalla popolazione. Il capo dei terroristi (sconfitti) ha fatto dei riferimenti indiretti ai recenti violenti attacchi alla metropolitana di Londra, a quelli nel centro di Barcellona e in Russia, ha inoltre parlato della situazione in Corea del Nord.

La diffusione del messaggio di al Baghdadi dovrebbe aver avuto un duplice obiettivo: dimostrare che il leader dello Stato Islamico è ancora vivo, e spingere i combattenti dell’Isis a continuare a combattere nonostante le molte recenti sconfitte militari nel Mosul, la principale città controllata in Iraq; a Tal-Afar il centro vicino a Mosul importante per la posizione geografica; e in una parte di Raqqa, in Siria, una volta considerata la capitale. Luoghi in cui una coalizione di Arabi e Curdi, appoggiata dagli Stati Uniti, sta logorando la resistenza dell’Isis. Ricordiamo anche le sconfitte nel Qalamoun, in Libano.

L’Occidente e gli Stati Uniti anziché congratularsi con la Repubblica Islamica dell’Iran, sostenitore diretto indispensabile nella lotta contro il terrorismo, polemizzano sull’intesa raggiunta sul nucleare. Un accordo storico quello sul nucleare, firmato nel 2015 dalla Repubblica Islamica dell’Iran che ora è pronta ad uscirne se continueranno le provocazioni. Il Presidente Hasasan Rohani fa sapere che potrebbe riavviare il programma nucleare: “Trump non è un buon partner”.

Per il portavoce di Downing Street il messaggio emerso dall’incontro tra Theresa May e Angela Merkel, a margine del vertice Ue a Tallinn, è che l’accordo sul nucleare con la Repubblica Islamica dell’Iran non si tocca, le due leader sono in sintonia “Sull’importanza dell’intesa sul nucleare iraniano per mantenere la sicurezza globale e regionale” anche se fortemente criticato da Donald Trump.

Lo Stato Islamico sembra vicino a due possibili sconfitte che ne decreterebbero, a livello di controllo del territorio, il declino irreversibile. In Iraq è iniziata l’offensiva delle forze governative per liberare la regione di Hawija, l’ultima roccaforte dell’Isis, 240 Km a nord di Baghdad, cominciata il 21 settembre.

In Siria, a Raqqa la capitale dell’autoproclamato Califfato si avvicina la caduta, dopo tre mesi di assedio da parte della coalizione di Curdi e Arabi guidata dagli Stati Uniti.

Sul fronte politico l’alleanza contro la Siria si frantuma: i nemici di ieri sono amici oggi. Le stagioni delle divisioni sono alle spalle tra i due più importanti giocatori, dopo la visita del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin terminata due giorni fa in Turchia. I due leader Erdogan e Putin hanno respinto il plebiscito nel Kurdistan iracheno a favore dell’indipendenza da Baghdad, hanno celebrato un comune successo verso la pace di quell’accordo per la creazione di quattro zone di de-escalation in Siria, dove la Turchia dovrebbe presto inviare le sue truppe nell’area di Idlib.

L’intesa tra Ankara e Mosca potrebbe dare come risultato la realizzazione del Turkish Stream, la prima centrale nucleare turca ad Akkuyu («al più presto», ha promesso Putin).

Non solo: forniture di missili S-400 russi per i quali Erdogan ha già annunciato la firma di un accordo. La notizia ha fatto salire non poche preoccupazioni in seno alla Nato, di cui la Turchia fa parte, poiché si tratta di armamenti non compatibili con quelli dell’Alleanza.

Anche sul referendum per l’indipendenza del Kurdistan Iracheno, la Federazione Russa e la Turchia sono sulla stessa linea d’onda.

Ankara e Teheran temono che il contagio indipendentista si diffonda e torni a infiammare i Curdi che vivono sul loro territorio.

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