Trump non vince in Siria ricatta la Repubblica Islamica dell’Iran sul nucleare

Bogdana Ivanova, MOsca
Mohamed Eid, Daraa
Mohamad Ballout, Teheran
Analisi:Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Potevano gli americani immaginare che il loro Presidente sarebbe stato un uomo tanto imprevedibile al punto da trascinare la nazione in avventure pericolose? E non sembra prestare particolari attenzioni nei confronti della Corea, nella gestione dei rapporti con la Repubblica Islamica dell’Iran che dimostra impegno nei confronti dell’Europa e degli stessi Stati Uniti.

La realtà è che la politica di Trump non sta raggiungendo gli obiettivi prestabiliti, la presenza USA in Siria è stata una sconfitta.  Nel Paese Arabo il fine era logorare il nemico russo e gli alleati, talvolta addestrando organizzazioni estremiste contro il Governo siriano, altre, per tutelare i terroristi dello Stato Islamico, trasferirli altrove per continuare la loro battaglia contro lo Stato Siriano mettendo a rischio i militari russi. Ieri con il sostegno dei servizi americani la Forza della Siria Democratica (FSD coalizione Curda e Araba, opera per conto degli Stati Uniti) ha aperto un passaggio di fuga da Reqa verso al Abou Kamad, e nella vicinanza della Città Al Mayadine, quasi tutta liberata dall’Esercito siriano e dai suoi alleati.

L’esercito siriano, gli alleati appoggiati dai Jet russi hanno oltrepassato tutte le linee rosse imposte dagli Stati Uniti e da Israele. Attualmente sono stati liberati 300 Km lungo il confine con la Giordania, mentre nel lato iracheno, controllano quasi tutto il confine con la Siria. Dopo la liberazione completa di Al Mayadin e al Abou Kamal i due eserciti si incontrano. Intanto Erdogan è in apprensione per l’indipendenza dei Curdi iracheni, è sceso a patti con Putin e Teheran. Compera i missili S-400 russi e ha lanciato un’operazione congiunta con Mosca in Siria.

Il vice Premier russo Dmitry Rogozin, e il vice Premier e Ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallim si sono incontrati la settimana scorsa a Sochi per una riunione della commissione intergovernativa russo-siriana.

La guerra diplomatica è di nuovo aperta: l’accordo dei paesi del 5+1 Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania, secondo il Presidente Trump è uno dei peggiori, tuttavia per il momento gli americani non escono dall’accordo. Come Presidente degli Stati Uniti può cancellarlo in qualsiasi momento.

Era il 14 luglio 2015, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava la Risoluzione 2231. La natura tecnica dell’intesa dei paesi del 5+1 Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania rappresenta un passo fondamentale nella politica estera iraniana. Il Ministro degli Esteri Javad Zarif dopo un negoziato senza precedenti in termini di estensione temporale, era riuscito ad essere fermo ed elastico e lo scenario geo-politico risultava destinato a tener conto delle molte relazioni diplomatiche, la Repubblica Islamica dell’Iran voleva e vuole avere ottimi rapporti economici e politici con le potenze regionali confinanti, non confinanti, improntare rapporti nel rispetto reciproco.

Sono 37 anni che gli Stati Uniti cercano di abbattere il regime della Repubblica Islamica dell’Iran. Respingere il patto che gli iraniani stanno rispettando non porta nessun beneficio.

“Trump non può fare quello che vuole, l’intesa ratificata dall’Onu non è un accordo bilaterale – ha detto il presidente Rohani in tv – Noi lo rispettiamo, ma se l’altra parte verrà meno ai propri impegni si sappia che l’Iran non esiterà a rispondere“.

“L’amministrazione Trump non ripeterà gli errori di Obama. L’accordo sul nucleare voluto da Barack Obama è una delle cose peggiori mai firmate dagli Usa”, lo ha comunicato il 12 ottobre la Casa Bianca anticipando la nuova strategia americana nei confronti dell’Iran e sulla politica nucleare. Gli Stati Uniti vogliono “neutralizzare  il supporto al terrorismo e ai militanti”.  Il Presidente americano vuole affrontare “le minacce derivanti dalle attività del governo iraniano e cercare di determinare un cambiamento nel comportamento del regime di Teheran,  contrastare la minaccia dei missili balistici e le altre armi asimmetriche, rivitalizzare le tradizionali alleanze americane, opporsi alla Guardia rivoluzionaria islamica”.

La risposta del Presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani: “L’analisi della politica Usa in Medio Oriente mostra che la strategia americana è giocare con il terrorismo piuttosto che combatterlo”. Ritirandosi dall’accordo sul nucleare gli Usa mancherebbero di rispetto alle Nazioni Unite. “Gli Usa – precisa il leader Larijani – hanno intrapreso certi passi che alla fine provocheranno disordine sul piano internazionale, l’accordo sul nucleare non è un accordo bilaterale: è confermato dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Quindi in primo luogo è un’offesa all’Onu”ritirarsi dall’accordo”.

Il Presidente Rouhani, il MinistroZarif e gli altri leader iraniani hanno già annunciato che non hanno nessuna intenzione di rinegoziare l’accordo. “Se l’America straccia l’accordo siamo pronti a ripartire con la ricerca nucleare in pochi giorni”, ha detto un mese fa il presidente.

Un elemento di disturbo che potrebbe, invece, far saltare questo trionfo della realpolitik sarebbero le sanzioni imposte da Trump ai pasdaran, le guardie della rivoluzione, che sembra voglia definire “organizzazione terroristica”. La risposta del Capo dei pasdaran, il Generale Alì Jafari è stata: “Se verremo definiti terroristi, gli Stati Uniti saranno una organizzazione terroristica, con tutto quel che ne consegue”.

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