L’Egitto nuovamente vittima del terrorismo

Bogdana Ivanova, Mosca
Abdul Nasser Abou Aoun, Anbar
Jafar Mhanna, Deir Ezzour
analisi Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Nuovo attacco armato in Egitto avvenuto in un’oasi del deserto occidentale egiziano el-Wahat el-Bahariya, uccisi 52 poliziotti, tra questi 35 ufficiali, 6 quelli feriti. L’Egitto è in lutto e la condanna per il vile atto terroristico è dura, il Segretario Generale dell’Associazione Italo-Araba Assadakah, Roberto Tassinari, tutta la Redazione rappresentano a S.E. l’Ambasciatore della Repubblica Araba d’Egitto, alle Forze Armate e ai familiari dei caduti piena solidarietà.

Il vile attentato si è verificato mentre i poliziotti percorrevano la strada che porta all’oasi di Bahariya, nella zona del Governatorato di Giza che va dal deserto occidentale ad un distretto del Cairo.

Per Assadakah sarebbe auspicabile un coordinamento anti terrorismo tra Siria e Egitto, e la costruzione di un fronte anti terrorismo, infatti, la dove esiste una vera cooperazione tra i diversi Paesi il terrorismo si è indebolito. Grazie alla gestione comune della Federazione Russa, della Siria, dell’Iraq, dell’Iran, di Hezbollah in Libano, esiste una vera e propria organizzazione militare a Baghdad.

Gli americani sostenevano che per liberarsi degli oscurantisti ci sarebbero voluti dieci anni, non è stato così, la volontà del popolo iracheno ha indebolito il terrorismo. Lo Stato Islamico aveva occupato due terzi dell’Iraq, e sarebbe potuto arrivare a Bagdad, invece la resistenza e le Forze Armate aspettano, ad Anbar la seconda fase dell’operazione anti-Isis. Obiettivo: cacciare i terroristi dello Stato Islamico da Rawa e da Qaim.  Le notizie giungono dal nostro collega Abdul Naser Abou Aoun che ha incontrato, pochi giorni fa, il leader di spicco del Al-Hashd Al-Shaabi (PMU), che attende l’ordine del presidente Abadi per l’avvio alle manovre. Il collega Abdul Naser Abou Aoun afferma che secondo quanto detto dal PMU, sono stati completati i preparativi militari per la liberazione della zona di confine occidentale irachena. Le Forze Governative e paramilitari sono pronte per questa strategica battaglia. Sia Rawa che il Qaim sono sotto assedio con sporadiche incursioni.

Contrariarmene alle fantasie occidentali la Siria resiste, e il Presidente Bashar al Assad è popolare non solo in Siria, lo è in molti Paesi Arabi e la guerra, durata quasi sette anni, non ha intaccato la sua posizione più che mai solida e sicura. Nel futuro sembra inevitabile continuare a vederlo come il Presidente: il suo popolo e il suo esercito gli sono fedeli e vicini.

Le Forze Governative e gli alleati controllano più della metà del Paese, lo Stato Islamico meno del 15%. A nord della Siria ci sono i Curdi, e a differenza dei Curdi iracheni, non pretendo l’indipendenza e si riconoscono nello Stato centrale.

A nord-ovest della Siria, nella provincia di Idlib, ci sono i Tahrir al Sham, un gruppo considerato vicino a al-Qaida, che tempo fa si faceva chiamare Jabhat al Nusra.

Le due battaglie che determineranno il destino della Siria saranno contro l’Isis, a  Raqqa dove la coalizione di Arabi e Curdi, appoggiata dagli Stati Uniti, ha preso il controllo della città, manca ancora una parte della provincia. E la battaglia nella provincia di Deir Ezzor.

Dopo la liberazione della città al Mayadine si dirigeranno verso al Abou Kamal, a pochi chilometri entro il confine iracheno, nella città di al Qaem.

In questo scenario i dubbi sul ruolo degli Stati Uniti sono molti, non sembra siano presenti per combattere l’Isis ma per trovare una via di fuga. Il Ministero della Difesa russo ha reso noto di aver rilevato, grazie alla ricognizione aerea, la presenza di forze speciali statunitensi aggregate alle Siryan Democratic Forces (SDF- milizie curde arabe siriane), in aree controllate dell’Isis. Secondo la nostra collega Bogdana Ivanova, il Ministero della Difesa russo possiede molte più prove di quanto ha fatto sapere alla stampa, contatti quotidiani tra le aeree di dispiegamento dei terroristi dello Stato Islamico, a nord della città di Deir Ezzor, in Siria dove sono visibili mezzi attribuiti alle forze speciali degli Stati Uniti. Le foto sono pubblicate sulla pagina ufficiale Facebook del Ministero russo e rilanciate dall’agenzia di stampa RIA Novosti. Il Ministero della Difesa evidenzia che nelle foto è chiaramente visibile la dislocazione delle forze speciali statunitensi in punti dove in precedenza erano posizionati i guerriglieri dello Stato Islamico.  “Nonostante i punti di appoggio delle unità delle Forze Armate degli Stati Uniti si trovino in zone dove, attualmente, sono presenti anche distaccamenti dello Stato Islamico, non c’è alcun segno che vi abbiano organizzato una loro difesa armata. Pertanto si può solo dire che tutto il personale militare degli Stati Uniti lì stanziato, in aree in mano ai terroristi, si sente in completa sicurezza”, ha concluso il Ministero della Difesa. Inoltre, il Ministero ha dichiarato che le cosiddette Forze Democratiche Siriane, sotto il controllo degli Stati Uniti, attraversano senza ostacoli il territorio occupato dallo Stato islamico, in direzione i Deir Ezzor, con il sostegno delle forze speciali americane.

La valle del fiume Eufrate è l’unica grande area parzialmente controllata dallo Stato islamico. Nel corso delle ultime settimane, i soldati dell’esercito siriano, sostenuto dalle Forze Aero-Spaziali russe sono riuscite ad ottenere progressi significativi nella liberazione del territorio dai terroristi.

Video di Ahmed Farhat al Manar      http://www.almanar.com.lb/2783141

 

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