Siria terra dei resistenti, nuova missione e speranza per il popolo

Paola Angelini

Talal Khtais, Responsabile delle Relazioni Internazionali Assadakh, è ritornato in Siria perché la guerra è ancora lì, e raccontare una guerra non è mai facile. Non è facile raccontare il dolore nel vedere un Paese sempre più mortificato nella sua libertà, devastato dai bombardamenti, dalle esplosioni, dalle violenze.

È partito accompagnato da un’instancabile giovane collega, Laura Secci, reporter coraggiosa e determinata che va ovunque per raccontare all’opinione pubblica i lutti e le sofferenze, le distruzioni e l’indifferenza, (ha finanziato la costosa missione con il suo stipendio). Laura ha svolto il servizio militare in Libano, dove c’è una forte presenza di militari italiani che in silenzio operano al fianco di altri popoli.

Il racconto del viaggio di Talal Khtais e Laura Secci,

prima tappa del viaggio la città di Sayyidah Zaynab. The name of the town is derived from the shrine that contains the grave of Zaynab, daughter of ‘Alī and Fātimah and granddaughter of  Muhammad.

L’accesso a questa città, a Sud di Damasco, ha richiesto molte autorizzazioni superate grazie agli amici e ai colleghi di Al Manar. Raggiunto il cuore della città l’accoglienza dei sopravvissuti al terribile attentato del Rashine, è stata commovente. Durante l’attacco terroristico sono morte 240 persone, la maggioranza bambini, è avvenuto il 15 aprile 2017, durante la liberazione dei 7000 cittadini assediati, dal 2012 nel Fo’a e Kafarya, due città in provincia di Edlib.  La collega Laura Secci ha intervistato le mamme dei bambini uccisi durante il vile attacco. Dal giorno 1 al 2 novembre è stato possibile visitare la provincia di Daraa, vicino le frontiere della Giordania, il Libano e Israele, e Hadar in provincia di Sweida. Nel triangolo Daraa, Golan e Giordania è presente lo Stato Islamico, nelle campagne Sud-Ovest di Daraa i terroristi sono riusciti ad occupare diversi villaggi a ridosso del confine con la Giordania. Tre settimane fa una offensiva inaspettata, e su larga scala, è stata condotta dall’Isis contro le formazioni di opposizione siriane presenti in quella regione, in particolar modo, contro l’Esercito Libero (Free Army) nel Sud-Ovest della Siria. Nelle vicinanze delle alture del Golan sono riusciti ad occupare dopo aspri scontri, villaggi strategici: Tsil, Sahm al Golan, Adwan Tal al Jomou’. I combattenti dell’Isis sono partiti dai villaggi di Jamla, Ain Zeker, Nafi’a e Chajara, dove la loro presenza era modesta, ma sono stati aiutati da cellule dormienti all’interno dei villaggi. Presente in questa Regione il Fronte dei Rivoluzionari della Siria, pilastro fondamentale e l’Esercito Libero. Recentemente il Fronte è riuscito liberare due dei villaggi occupati Jellin e Hit. Dall’altra parte di quest’aerea c’è il territorio Giordano, nemico giurato, in questo momento, dello Stato Islamico. C’è preoccupazione di probabili infiltrazioni.

In questo momento l’esercito giordano è in massima allerta, non si esclude un rifornimento di armi più moderne da parte giordana all’esercito siriano libero nelle prossime due settimane per rafforzare la sua difesa nei confronti degli oscurantisti. La settimana scorsa jet giordani hanno compiuto diverse incursioni contro le postazioni dello Stato Islamico distruggendo un deposito di armi e un fabbrica per la preparazione di auto bombe. Ciò che accade nel triangolo della provincia Sud-Ovest di Deraa non è separato dal completo scenario di Siria e Iraq. Ci sono combattenti sconfitti ad Aleppo, a Deir Ezzour, a Raqqah e nel Mousel che riescono a fuggire, e a trovare una zona di confine. Da Raqqah c’è un’intesa con la Forza della Siria Democratica, sostenuta dagli Stati Uniti, che ha permesso un passaggio per spostarsi verso il deserto, e da lì, in diversi altri luoghi dove l’Isis ha ancora concentrazioni. Raqqah è una città a maggioranza araba, e non curda, è stata completamente distrutta, e i suoi abitanti sono tutti profughi. In questo momento i Curdi della Forza Democratica della Siria occupano la città, la chiamano la città di Ocalan. La Forza Democratica della Siria ha assicurato un corridoio di fuga verso il confine iracheno e verso al Aboukamal.

Sappiano che la strategia dello Stato Islamico è di rimanere entro i due confini che rappresentano una risorsa per l’Organizzazione. Lo Stato Islamico possiede ancora grosse somme di denaro e può contare sull’aiuto delle tribù e dei nomadi che vivono tra i confini. In passato abbiamo raccontato che il miglior vantaggio per lo Stato Islamico era quello di spostarsi tra i confini di Siria, Turchia, Iraq, ma la presenza dell’Isis in questo triangolo rappresenta una minaccia per gli Stati di Israele, Siria e Giordania. La zona è strategica e preoccupa tutti, maggiormente Israele e Giordania. L’esercito siriano nel caso in cui potrà avanzare nell’area di Hawran, la montagna Jabal al Dourouz, e Jabal al Arab, allontanerà il pericolo.

Nel Sud-Ovest della Siria il cessate il fuoco, annunciato ad Amburgo, dopo il primo faccia a faccia fra Donald Trump e Vladimir Putin, riguarda le province di Quneitra, Daraa, Weida, a ridosso dei confini con i territori occupati da Israele e dalla Giordania dove si fronteggiano le formazioni armate jihadiste, Forze dell’opposizione sostenute dagli Usa, da Amman e l’esercito siriano, appoggiato da Hezbollah, e Pasdaran iraniani. La Giordania ha sostenuto gruppi anti-governativi nel Sud della Siria per proteggere i suoi confini dall’avanzata di formazioni alleate di Damasco, oggi, i suoi Servizi di Sicurezza incontrano quasi quotidianamente i Servizi Siriani per il rispetto della tregua e per affrontare insieme il pericolo Isis.

Sul fronte interno si assiste a una liberazione di ciò che rimane delle zone occupate nella provincia di Damasco, talvolta vengono liberate aree con i combattimenti, altre volte tramite le riconciliazioni nazionali. Due giorni fa, aspri scontri sono avvenuti nel campo palestinese di Yarmouk, a 7 km Sud di Damasco, tra lo Stato Islamico e l’organizzazione Aknaf Bait al Maqdis. L’ultima raggruppa palestinesi distaccati dal Movimento Hamas. Nella Ghouta Estn nelle due città Kafar Batna, Sabka e nel villaggio Hamourieh, Est Damasco c’è stata una rivolta popolare contro l’organizzazione salafita, Failaq al Rahman che impediva ai cittadini di avere gli aiuti alimentari donati dalle organizzazioni internazionali. Sono stati attaccati i depositi alimentari. L’organizzazione terroristica ha arrestato circa 100 cittadini.

Ad Aleppo nella zona Nord-Est la situazione non è migliore, scontri tra Free Army sostenuti dalla Turchia edal le Forze della Siria Democratica, una coalizione araba curda sostenuta e armata dagli Stati Uniti. Gli scontri secondo le nostre fonti sono avvenute nei pressi del villaggio al Halawanji e al Jat a Ovest della città di Jarablus.

Rispondi