Forum MED – Mediterraneum Dialogues

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Si è svolta a Roma, presso il Grand Hotel Parco dei Principi la terza edizione del Forum Rome MED 2017– Mediterranean Dialogues, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). L’evento ha visto la partecipazione di numerosi esponenti governativi italiani e stranieri, tra cui Presidenti, Primi Ministri, Ministri, uomini di finanza e imprenditori, enti e organizzazioni internazionali, nonché studiosi ed esperti provenienti da circa 56 Paesi, un indicatore di quanto il progetto sia condiviso e sostenuto a livello internazionale.

Un progetto condiviso e sostenuto a livello internazionale, ma la Siria non era presente al Forum MED – Mediterraneum Dialogues. In questi anni, per tutti noi di Assadakah, non è stato facile raccontare il dolore della Siria, sempre più mortificata nella sua libertà, devastata dai bombardamenti, dalle esplosioni, dalle violenze. Si doveva trovare una soluzione politica molto prima per mettere fine alla sofferenza del popolo siriano. L’obbiettivo era colpire la Siria? Era cambiare tutti gli equilibri nella Regione? Rompere le alleanze? Perché la Siria era assente? È il Paese che ha combattuto il terrorismo.

L’Italia tenta di ridare attualità a iniziative per la pace e per il dialogo, ma secondo gli osservatori più attenti, gli uomini di oggi non sono dello stesso livello degli uomini del passato, e da anni la gestione di politica internazionale è alquanto inadeguata.Ai lavori della prima giornata hanno partecipato il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, il Presidente dell’Ispi Giampiero Massolo, il Presidente del Libano Michel Aoun, il Segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, il Ministro degli Esteri iracheno Ibrahim Al-Jafaari, della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammed Javad Zarif, il Ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti, il Vice presidente del Consiglio libico Omar Maitig, il Presidente del comitato per gli affari Esteri del congresso nazionale del popolo cinese, Ying Fu.  Presenti il Segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit, il Ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim al Jaafari, il Segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione islamica, Yousef bin Ahmad al Othaimeen e del vice presidente dell’International Crisis Group Robert Malley.

Tra i temi in programma: i nuovi equilibri nell’area, la lotta al terrorismo, i metodi di sicurezza comune, la gestione dei flussi migratori, il commercio internazionale e l’energia, in una prospettiva costruttiva che possa ridare centralità alla regione nello scenario internazionale che è in continuo mutamento.

Tre giornate di incontri e 25 sessioni, la prima dedicata alla sicurezza globale, alle molteplici situazioni di crisi nel mondo, una riunione plenaria dal titolo “Oltre le crisi: verso un nuovo ordine regionale?”

Le parole del capo della diplomazia della Repubblica Islamica dell’Iran Mohammad Javaad Zarif, hanno attirato l’attenzione dei Corpi Diplomatici occidentali e della stampa europea in quanto concilianti, confermano una scelta strategica e politica definitiva perché il Medio Oriente è anche “la casa degli iraniani”, e con questo bisognerà fare i conti. Mohammad Javaad Zarif ha affermato senza equivoci che: “Noi siamo della regione, questa è la nostra casa Teheran non vuole escludere nessun attore regionale da questa casa, non l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi uniti, l’Egitto o la Siria.Tutti questi Paesi devono lavorare insieme per la pace e per rendere più sicura la regione”. Per il Capo della Diplomazia iraniana questa convivenza deve avere un punto di partenza ineludibile: “Non possiamo lasciare la nostra casa, non ce ne andremo mai”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale, in visita ufficiale, il Presidente Michel Aoun, che ha avuto l’onore di aprire i lavori del Forum MED con un discorso significativo, Michel Aoun rappresenta un punto di riconciliazione, ha affermato: “Più volte ho avvisato dei rischi e pericoli di guerra tra Sunniti e Sciiti, che potrebbero avere conseguenze disastrose sulla nostra regione. Come sappiamo il Libano sta vivendo una fase politica delicata, a seguito delle dimissioni poi sospese del Premier Sunnita Saad Hariri, ritenuto alleato dell’Arabia Saudita e contrapposto a Hezbollah, movimento di Resistenza Libanese”. Rispetto ad una eventuale minaccia terroristica è necessario: “Trovare una base per una soluzione multipla: una attuale e immediata che richieda un intervento bellico, una radicale per evitare che questo si ripeta in futuro. La seconda soluzione é la più importante, con cui “Dobbiamo cercare di far fronte alle cause che sono dietro il terrorismo. Il pensiero del terrorismo giustifica l’uccisione dell’altro, per questo dobbiamo rafforzare i valori democratici che rispettano l’uomo a prescindere dalla sua religione. Dobbiamo cercare di educare le nuove generazioni, dare emancipazione alla donna, combattere la povertà, aiutare i paesi poveri a uscire dall’arretratezza perché è lì che il terrorismo trova terreno fertile, per questo bisogna andare verso una democrazia reale, vera. Il Libano è tranquillo e fiducioso, sa di essere in buone mani. La crisi si concluderà la prossima settimana, il paese non deve ricadere nella guerra civile, anzi il modello di convivenza fra diverse comunità e religioni, che ha retto dal 1990,può estendersi ai Paesi vicini. Il Libano ha chiesto che fosse rimandato in Patria il Premier Hariri ma la risposta non è arrivata, ci siamo rivolti alla comunità internazionale e alla Convenzione di Vienna, che tutela i Capi di Stato e di Governo all’estero. Il mondo si è schierato dalla nostra parte, a partire dall’Italia. Ora sulla conferma di Hariri c’è piena intesa con tutte le forze politiche.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, con tutti gli onori ha incontrato a Palazzo Chigi il Presidente del Libano. L’Italia è inserita nella forza multinazionale dal 1978, e dal 2006 opera lungo la Blue Line, tra il Libano ed Israele. Molto apprezzato il ruolo del contingente italiano nel Sud del Libano, una presenza gradita dalla popolazione che riceve sostegno e solidarietà dai giovani militari italiani. Il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne appartenenti a tutte le Forze Armate è considerato dalle autorità politiche e militari, nazionali ed internazionali, ma soprattutto dalle Istituzioni e dalla popolazione libanese.

Infine, Michel Aoun è stato ricevuto da S.E. l’Ambascitore del Libano che ha organizzato un ricevimento in suo onore, il Presidente  durante il discorso ha chiesto a tutti i libanesi di partecipare attivamente alla politica di rinnovamento del Paese dei Cedri. Presenti esponenti politici e rappresentati della comunità libanese.

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