La stampa italiana verso chi ha prestato attenzione durante il Forum MED?

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

La stampa italiana si è fatta vedere poco attenta agli interventi degli invitati provenienti da Paesi esteri presenti al Forum Rome MED 2017 Mediterranean Dialogues, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

Il Presidente libanese Michel Aoun ha rilasciato un’intervista al quotidiano la Stampa. Il Minister of Foreign Affairs, Saudi Arabia Adel AL-JUBEIR, ha accettato di rispondere alle domande di Monica Maggioni, Presidente Rai, e di Maurizio Molinari, Direttore del quotidiano la Stampa.

Pochissima attenzione da parte della stampa italiana per i Rappresentanti dei Paesi con situazioni complesse, come l’Africa. Il Ministro nigeriano ha chiesto aiuto per combattere povertà e miseria, rafforzamento degli Stati, sviluppo economico e sicurezza. Gli altri Ministri degli Esteri del Nord Africa hanno sottolineato l’importanza della creazione di partnership per risolvere la questione dei flussi migratori: il primo lavoro da fare per il Ministro degli Esteri del Niger, Ibrahim Yacoubou: “E’ la ricostruzione e il rafforzamento dei nostri Stati”. Dello stesso avviso è il suo omologo algerino, Abdelkader Messahel che parlando della situazione in Libia sostiene che: “Quello visto nelle immagini dei media è drammatico, abbiamo un mercato di schiavi tremendo e questo è dovuto al caos, all’assenza totale dello Stato. È necessario far tornare il Paese al tavolo dei negoziati” Come risposta all’esodo dei giovani, “L’Africa non ha bisogno di aiuti allo sviluppo, ma di sviluppo. Il continente è emergente e giovane, ha bisogno di essere accompagnato, ha bisogno di sicurezza, lotta al crimine e al terrorismo”.

Khemaneis Jhinaoui, Ministro degli Esteri tunisino afferma che la: “Libia vive le peggiori delle esperienze e nessuno pensa di aiutarli a costruire nuovo Stato. L’Africa è il focus della comunità internazionale perché registra alti tassi di crescita ma ha bisogno di capacity building e gli Stati hanno bisogno di essere sostenuti. In questo ambito l’Europa può dare supporto attraverso partnership che siano win-win”. Dello stesso avviso è Ibrahim Yacoubou: “Dobbiamo finanziare lo sviluppo con aiuto pubblico e investimenti diretti”. Il Ministro nigeriano ha sottolineato che “Dobbiamo fare ancora di più, dobbiamo tenere fede ai nostri impegni e fare un passo avanti attraverso una migliore ripartizione delle ricchezze nel mondo, perché se non creiamo sviluppo, non ci sarà stabilità in Africa”.

Per la Repubblica Islamica dell’Iran ormai è ampiamente dimostrato che il Presidente Donald Trump, vorrebbe ridiscutere l’accordo sul nucleare consultandosi con gli alleati. Il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Javad Zarif ha affermato che: “L’Iran ha attirato investimenti stranieri nonostante decennali sanzioni economiche e pressioni militari statunitensi. Oggi molte aziende europee e asiatiche considerano l’Iran una buona opportunità di investimento”.

Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante Ue, per la Politica estera e di sicurezza è categorica nel difendere l’intesa con Teheran: “L’accordo sul nucleare è una priorità per la sicurezza dell’Europa e della regione Mediorientale, tutti i 28 Paesi membri hanno detto che è importantissimo mantenere l’accordo sul nucleare iraniano, è assolutamente fondamentale”, nonostante all’epoca dei negoziati si sia “Stabilito che l’accordo riguardasse solo il nucleare”. Mantenerlo in piedi è l’unico modo per affrontare anche tutti gli altri problemi che minacciano la stabilità della regione. Risponde senza indecisioni, a quelle che sembrano le intenzioni del Presidente Trump, (che vorrebbe ridiscutere l’accordo). Invita le delegazioni di Iran, Russia e Turchia che si sono riunite ad Astana (Kazakistan), per i colloqui trilaterali sulla Siria – definire le zone di de-conflitto già concordate a maggio – a ricondurre sotto l’Onu gli sforzi per una soluzione politica in Siria. La Siria non é stata invitata al Forum Rome MED 2017.

Sulla crisi siriana, l’Alto Rappresentante Mogherni ritiene che: “La leva più forte che gli europei possono far valere, sono i soldi, siamo il primo donatore umanitario a livello internazionale, e la Siria avrà bisogno di enormi risorse finanziarie per normalizzare la situazione quando si sarà raggiunta la pace”. La soluzione deve essere politica, e deve passare per il “riconoscimento delle pluralità nel contesto siriano”.

Perché l’Italia e l’Unione Europea non hanno una posizione diplomatica, pragmatica in relazione al processo di normalizzazione dei conflitti? Compreso quello siriano?

La Federazione Russa, la Repubblica Araba Siriana, la Turchia, la Repubblica Islamica dell’Iran, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti sono Nazioni direttamente interessate e le loro posizioni vengono prese in considerazione, l’Italia spende per iniziative non produttive. Inoltre, c’è un vuoto strategico dell’Unione Europea che dovrebbe essere colmato.

I temi in programma: i nuovi equilibri nell’area, la lotta al terrorismo, i metodi di sicurezza comune, la gestione dei flussi migratori, il commercio internazionale e l’energia, nello scenario internazionale che è in continuo mutamento.

Il Ministro Alfano ha incontrato il collega saudita Al Jubeir, con il quale ha discusso dei principali dossier legati al Mediterraneo e soprattutto di Libia, Siria, Iraq e Yemen. È soddisfatto che l’Italia, grazie all’azione diplomatica dell’ambasciata a Tripoli, abbia agevolato il raggiungimento di un’intesa per l’attività di UNHCR, in Libia a favore delle categorie di migranti più vulnerabili e bisognosi di protezione internazionale, in vista della loro ricollocazione in Paesi terzi che hanno manifestato disponibilità ad accoglierli. Potranno essere accelerate le procedure per la loro ricollocazione, grazie all’operatività di un apposito ufficio di raccolta e partenza a Tripoli, gestito con il Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale del Ministero dell’Interno libico – obiettivo: “Fornire assistenza umanitaria e sicurezza ai migranti e predisporre le procedure per la loro partenza. Da anni sosteniamo che sarebbe giusto organizzare, dall’altra parte del Mediterraneo, la selezione dei bisognosi di protezione internazionale, con la garanzia del pieno rispetto dei diritti umani. L’intesa con UNHCR è un passo molto significativo nella giusta direzione. La cooperazione tra Italia e Niger sta dando ottimi risultati nel controllo dei flussi migratori: diminuisce il numero di migranti verso la Libia e aumentano i rimpatri volontari dal Niger verso i Paesi di origine. Dati positivi che ci indicano che questa è la via giusta. Il Ministro Alfano e Khemaies Jhinaoui omologo tunisino, hanno avuto un cordiale colloquio: “La cooperazione bilaterale tra i nostri due Paesi ha raggiunto un ottimo livello di maturazione ed è pronta per un salto di qualità, dobbiamo rilanciare il negoziato per un Accordo Quadro che affronti tutti gli aspetti del fenomeno migratorio fra i nostri due Paesi, apprezzo molto gli sforzi della Tunisia nella gestione dei flussi migratori, che sosteniamo economicamente attraverso il Fondo Africa, molto positiva è anche la spinta politica proveniente dal vertice di Abidjan per una rafforzata cooperazione, tra UE, Unione Africana e ONU, in materia migratoria soprattutto per la tutela dei soggetti vulnerabili, nella direzione da sempre indicata dall’Italia”. L’Arabia Saudita ha una responsabilità determinante per una positiva soluzione degli scenari di crisi dell’area. Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha visto il suo omologo iracheno, Ibrahim Al-Jafaari.

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