Trump spinge il martoriato Medio Oriente verso un nuovo conflitto

Abdul Nasser  Abou Aoun, Gaza
Paola Angelini – Talal Khrais, Roma

Venerdì prossimo ci sarà una mobilitazione in terra Palestinese mentre l’Occidente e gli Stati Uniti dimenticano le centinaia di risoluzioni delle Nazione Unite e del Consiglio di Sicurezza ONU sulla Palestina. Il piano adottato dall’Assemblea generale delle NU, del 29 novembre 1947, era destinato a risolvere il conflitto tra Ebrei e Arabi. Proponeva una divisione del territorio palestinese tra i due “istituendi Stati” uno ebraico e l’altro arabo, e Gerusalemme sotto il controllo internazionale.

La decisione presa da Donald Trump è contraria a tutte le risoluzioni dell’ONU e non fa altro che lasciare il Medio Oriente in costante tensione. La questione rimane aperta e dibattuta tra Palestinesi ed Ebrei.

Perché non dovrebbe essere garantita l’inviolabilità territoriale, l’indipendenza politica di ogni Stato della regione?

Alle 19, ora italiana, il Presidente Trump  ha indicato la strategia dell’amministrazione: “Israele è una nazione sovrana e ha il diritto di determinare la propria capitale”. La decisione: “andava presa da tempo, i miei predecessori hanno sempre fatto la promessa in campagna elettorale e non l’hanno mai mantenuta, io oggi la mantengo”. Prossimamente da Tel Aviv inizieranno le procedure di trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme.

Benjamin Netanyahu, premier israeliano è convinto che: “Questo è un giorno storico, condivido l’impegno di Trump nel portare avanti la pace tra Israeliani e tutti i nostri vicini, inclusi i Palestinesi. Continueremo a lavorare con Trump e il suo team per realizzare quel sogno di pace”.

Il Papa ha espresso apprensione: “Non posso tacere la mia preoccupazione”.

Dello stesso avviso l’opinione del presidente Abu Mazen che ha dichiarato alla tv palestinese: “La decisione significa che gli Stati Uniti hanno abdicato al loro ruolo di mediatori della pace in Medioriente”.

Il Ministro degli Esteri Iraniano non reputa vantaggiosa la decisione presa dal Presidente USA che “Inciterà i musulmani e infiammerà una nuova intifada (rivolta), incoraggerà l’estremismo e il comportamento violento, la cui responsabilità ricadrà sugli Usa e sul regime sionista”.

Riluttante verso la decisione americana, anche il Governo egiziano che si dice preoccupato per le “Ripercussioni sulla stabilità” del Medio Oriente.

Ad Hamas l’esponente del movimento islamista palestinese Ismail Radwan, nel corso di una conferenza stampa, ha invitato i Paesi musulmani a “Tagliare i rapporti economici e politici” con le Ambasciate statunitensi e ad espellere gli Ambasciatori americani.

 

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