Summit dell’Organizzazione della Cooperazione islamica

Abdul Nasser Abou Aoun, Gerusalemme
Deeb Hawrani, Gerusalemme Est
Talal Khrais e Paola Angelini, Roma

Istanbul: al vertice straordinario indetto dall’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic), il Presidente Recep Tayyip Erdogan ha affermato: “Israele è uno Stato terrorista, invito tutti i Paesi che difendono il diritto internazionale e la giustizia a riconoscere Gerusalemme occupata come capitale dello Stato palestinese. La decisione presa dagli Stati Uniti su Gerusalemme premia gli atti di terrorismo di Israele, Gerusalemme è la nostra linea rossa”.

I leader dei paesi intervenuti all’Oic sono invitati a non riconoscere la decisione presa dagli Stati Uniti su Gerusalemme. Tra gli ospiti presenti, il Presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, il Presidente Hassan Rohani, il Presidente Michel Aoun, il Re di Giordania Abdallah II.

Durante i lavori della Conferenza, il Ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu ha detto: “Alcuni Stati Arabi hanno espresso una posizione estremamente debole, pare che alcuni temano fortemente gli Stati Uniti”. Un monito anti Usa e anti Israele: “Ci siamo riuniti qui con l’obiettivo di fermare la persecuzione. Gli Stati Uniti hanno ferito profondamente la coscienza dell’umanità. Israele mira a legittimare il suo tentativo di occupazione”.

Nella dichiarazione finale del vertice straordinario di Istanbul, l’Organizzazione della cooperazione Islamica ha riconosciuto «Gerusalemme est come capitale dello stato di Palestina occupato», tutti i Paesi del mondo sono stati invitati a fare altrettanto. Nel documento si condanna la dichiarazione azzardata, «illegale» e «illegittima» di Trump, e si chiede la fine dell’occupazione israeliana sulla terra Palestinese.

I Paesi Oic rafforzeranno il loro supporto alla possibile istituzione di due Stati, rilevano che l’accordo internazionale è un messaggio di appoggio ai diritti dei palestinesi. I Paesi aderenti all’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) denunceranno la violazione davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Adib Joudeh al-Husseini, il guardiano delle Chiavi del Santo Sepolcro a Gerusalemme, non incontrerà il vicepresidente Usa Mike Pence mentre sarà in città. “Non riceverò Pence come espressione del mio assoluto rifiuto verso la decisione del presidente Trump su Gerusalemme”. Adib Joudeh al-Husseini ha fatto appello anche al Patriarca greco ortodosso Teofilo III, e al Custode della Terra Santa Francesco Patton affinché venga ostacolata la visita di Pence.

Il vertice Ue si dissocerà dal provvedimento preso da Trump e confermerà la posizione già espressa a Benjamin Netanyahu: l’Unione è per una soluzione a due Stati, e contro qualsiasi decisione che possa compromettere il raggiungimento di questo obiettivo. I leader Ue, salvo cambiamenti, accoglieranno una dichiarazione attualmente in corso di definizione.

L’Oic è un’organizzazione internazionale con la finalità di salvaguardia degli interessi delle popolazioni musulmane nel mondo. Fondata a Rabat nel 1969, rappresenta 57 paesi dell’Europa, del Medio Oriente, dell’America Meridionale, dell’Africa, dell’Asia Centrale e del Subcontinente indiano

Siamo vicini a una nuova intifada a causa dell’intransigenza dello Stato Ebraico che vuole pace e terra insieme?

La Jihad Islamica è un movimento sufficientemente organizzato, Hamas e una parte estesa del Movimento al Fatah intendono passareo dalle minacce ai fatti. “Faremo appello per una nuova intifada contro l’occupazione e contro il nemico sionista, il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti”, queste le parole del leader politico del movimento palestinese Ismail Haniyeh. E approfittando del sostegno della Repubblica Islamica dell’Iran e degli Hezbollah ha proclamato la mobilitazione. Il leader palestinese ha osservato che 30 anni fa (1987), da Gaza, iniziò la prima Intifada conosciuta anche come la rivolta delle pietre e ha affermato: “Dobbiamo rilanciare una lotta popolare generale, facciamo appello affinché si scateni la collera e l’intifada palestinese contro l’occupazione a Gerusalemme e nella Cisgiordania. La forza che abbiamo costruito, la forza della resistenza sarà un elemento determinante per la vittoria del nostro popolo che anela a tornare sulla sua terra”’. Le fiammate della rivolta contagiano la Cisgiordania e Gerusalemme.

Bisogna riflettere sulla drammatica situazione che sta investendo la Palestina, a tal proposito, sono state pubblicate, sul sito Assadakah, immagini esclusive realizzate con passione, spesso con difficoltà, e rischi elevati dai nostri colleghi.

Il Presidente degli Stati Uniti si sarebbe aspettato una reazione forte e compatta nel mondo, anche da parte dei consiglieri e dalla stessa CIA?

Pochi giorni fa il leader di Hezbollah, Sayed Hassan Nassralla ha chiamato ad un nuova intifada che metterebbe fine, una volta per sempre, all’occupazione israeliana: “Dovete credere in Dio e continuare la vostra lotta, aderite all’asso della Resistenza che non ha perso nessuna battaglia”. Sayyed Nassrallah faceva riferimento, con la parola ‘asso della Resistenza’, alle Forze che hanno aderito alla liberazione della Siria, del Libano e dell’Iraq. I gravi avvenimenti di questi ultimi giorni in Terra Santa, legati alla decisione del presedente Usa di considerare Gerusalemme capitale dello Stato Ebraico, hanno allontanato l’attenzione dagli eventi straordinari di Siria e Iraq, dove il terrorismo sembra aver avuto un duro colpo.

La vittoria della Siria, del Libano e del’Iraq contro il terrorismo e il supporto che possono offrire alla battaglia dei palestinesi sono senza dubbio considerevoli.

A tre anni e mezzo dalla proclamazione del Califfato nella moschea Nuri a Mosul, il primo Ministro iracheno Haidar al-Abadi ha dichiarato: “La vittoria e la fine della guerra contro lo Stato islamico è dovuta alle forze governative che hanno ripreso il totale controllo della frontiera con la Siria”, l’ultima parte di territorio iracheno rimasto in mano ai miliziani jihadisti.

Un alto ufficiale delle Unità per la mobilitazione popolare (PMU – coalizione di milizie irachene a maggioranza sciita), Abu Ali al Basri ha annunciato l’assunzione del “pieno controllo” del confine iracheno-siriano aggiungendo che l’operazione è stata completata in coordinamento con l’Esercito iracheno, ha precisato, inoltre, che le aree sotto controllo sono state completamente sgomberate, mentre sono ancora in corso le operazioni di sminamento e bonifica dalle trappole esplosive.

Per Al Basri la Pmu ha iniziato a rafforzare la linea di confine, temendo possibili azioni da parte di gruppi armati dell’Is provenienti dal deserto, ha sottolineato come la: “Battaglia è stata contro un nemico che voleva distruggere la civiltà, ma ha prevalso la nostra unità e determinazione”.

Il Parlamento iracheno fa sapere che ben otto città (Mosul, Fallujah, Ramadi, Jalawla, Biji, Hawija, Tal Afar e Zuwiaya) sono aree disastrate per l’80%, mentre tre milioni di persone sono fuggite dalle loro case e restano sfollati.

Nei giorni scorsi dall’altra parte del confine i russi e l’esercito siriano hanno annunciato la sconfitta dello Stato islamico nei centri urbani. I jihadisti mantengono il controllo di una lunga striscia desertica che va dalla regione a ovest di Palmira, a quella a est di Deir Ezzor che confina con l’Iraq, è in parte occupata dalle milizie curdo-arabe delle Forze democratiche Siriane (FDS) sostenute dagli Usa in chiave anti-Isis ma anche per contenere l’avanzata delle truppe siriane e dei loro alleati sciti e russi.

La rottura dell’assedio dell’Isis alla città siriana di Deir Ezzor da parte delle forze governative di al Assad e dei loro alleati russi e sciiti, che siano questi iraniani delle Guardie Rivoluzionarie o militi libanesi di Hezbollah, è stata la novità militare più significativa delle ultime settimane nella lotta contro il Califfato, ed è stata anche coronata dalla parallela uccisione, in quello stesso scacchiere, di importanti capi del califfato da parte dell’aviazione russa.

Riassunto in francese discorso Erdogan

“Il n’est plus possible que les États-Unis soient un médiateur entre la Palestine et Israël”, a déclaré, mercredi, le président de la République de Turquie, Recep Tayyip Erdogan.

Le chef de l’État turc animait un point de presse conjoint avec son homologue palestinien, Mahmoud Abbas, et le Secrétaire général de l’Organisation de la Coopération Islamique (OCI), Yousef bin Ahmad Al-Othaimeen, au terme du Sommet extraordinaire de l’organisation panislamique, mercredi à Istanbul.

Se félicitant de l’organisation rapide de ce sommet dans des délais très courts, Erdogan a noté qu’ils ont démontré, «encore une fois, grâce à ce sommet, que Jérusalem n’est pas abandonnée».

Pour le chef de l’État turc, «le présent sommet est un message historique pour démontrer la gravité de la démarche provocatrice de l’Administration américaine.»

«Il n’est plus possible que les États-Unis soient un médiateur entre la Palestine et Israël, a-t-il poursuivi. Ce processus est désormais achevé. Nous devons maintenant, avec les responsables de l’OCI, réfléchir sur un nouveau médiateur et les Nations Unies (ONU) doivent évaluer le sujet si nécessaire. Car ce processus peut avancer seulement avec un acteur impartial».

Il a appelé les membres l’OCI à maintenir l’approche déterminée adoptée durant le sommet. «Nous avons annoncé que ‘Jérusalem est notre ligne rouge’, a-t-il lancé.

“L’Administration américaine a pris une décision illogique, immorale et hors du droit, malgré les oppositions. Nous insistons depuis le début que la décision de l’Administration américaine n’est aucunement valide d’un point de vue du droit, de l’Histoire ou de la conscience. La décision de Trump n’a aucune valeur à nos yeux”, a ajouté Erdogan.

Et le président turc de renchérir: “Désormais, Jérusalem est la capitale de l’État de Palestine pour nous, et demeurera ainsi”.

Le président turc, selon qui, “persister dans l’erreur n’est bénéfique pour personne”, a appelé les autorités américaines à «revenir sur cette décision incorrecte».

«On ne peut pas laisser le destin de Jérusalem aux mains d’un pays qui se nourrit du sang, et qui élargit ses frontières en massacrant les enfants, les civils et les femmes», a-t-il martelé, en faisant remarquer qu’Israël n’a respecté aucune résolution du Conseil de sécurité de l’ONU.

Le président turc a en outre assuré que l’OCI ne renoncera jamais à sa revendication d’un État de Palestine souverain et indépendant, avec Jérusalem comme capitale, aux frontières de 1967.

«Le monde musulman qui compte une population de 1,7 milliard d’habitants, et l’Humanité tout entière, avons réitéré le rejet de la décision de l’Administration américaine, a-t-il fait savoir.

“Avec nos partenaires internationaux, nous poursuivrons notre lutte pour Jérusalem, sur des bases légitimes et juridiques, jusqu’à ce que l’Administration américaine reviendra sur sa décision et l’occupation par Israël sera terminée”, a-t-il conclu.

Riasunto discorso Presidente Hassan Rouhani in francese

Le président iranien Hassan Rohani a déclaré, mercredi, à Istanbul, que “l’Iran est prêt à coopérer avec chacun des pays musulmans et à protéger ainsi la ville de Jérusalem. Et pour ce faire, nous n’avons aucune appréhension ni pré-condition”.

Rohani s’exprimait mercredi, à l’occasion du Sommet extraordinaire sur Jérusalem de l’Organisation de la Coopération Islamique (OCI), réuni à Istanbul.

Selon Rohani, l’Administration américaine a pris la décision concernant le statut de Jérusalem de façon coordonnée avec certains pays qui n’auraient pas hésité à coopérer avec le régime sioniste dans ce processus, sans citer nommément les pays visés.

Après avoir déclaré que l’entité sioniste, “ce corps étranger” qui tentait de s’imposer dans la région, le dirigeant iranien a affirmé que la coopération entre certains pays, les Etats-Unis et les sionistes visait à sceller le sort de la Palestine et qu’en cas de réussite, une occupation totale de ce territoire par les sionistes serait engagée”.

“Les sionistes sont ceux qui ont semé les graines du terrorismes et de la violence au Moyen-Orient. Nous observons qu’ils agissent ainsi depuis le début du siècle dernier”, a t-il asséné.

Soulignant qu’aucune mesure n’a été prise par le Conseil de sécurité des Nations-Unies et qu’à côté de cela les Etats-unis avaient fourni une quantité importante d’armes au régime sioniste, Rohani a poursuivi : “Malheureusement depuis des années les Etats-Unis ont été considérés comme un médiateur dans le conflit alors que ce pays n’a jamais été honnête”.

D’ailleurs, a-t-il renchéri, “Les Etats-Unis n’ont endossé aucun rôle positif dans la résolution du conflit. Nous voyons que les Etats-Unis n’ont cherché qu’à en tirer un maximum d’avantages et qu’ils ne prennent pas en compte les revendications légitimes du peuple palestinien. Nous devons nous tourner vers le passé et prendre des décisions avec une vision sur le long terme, plutôt que des précautions à court terme”, a t-il insisté.

Pour le président iranien, une condamnation ferme doit être formulée contre la décision des Etats-Unis et les pays musulmans doivent s’unir pour appuyer la Cause palestinienne et protéger Jérusalem contre le régime sioniste, en mettant de côté leurs divergences.

“L’Iran est en position d’apporter son soutien à la Cause palestinienne et Jérusalem. Le monde musulman doit parvenir à résoudre ses problèmes via le dialogue. L’Iran est prête à coopérer avec chacun des pays musulmans et protéger ainsi la ville de Jérusalem. Et pour ce faire, nous n’avons aucune appréhension ni conditions préalables”, a t-il lancé.

Rohani a, pour conclure, insisté sur la passivité de l’ONU sur cette question, invitant les pays musulmans à exprimer leurs protestations lors des rencontres avec des partenaires américains et européens.

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