La decisione americana di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele è negativa per la pace

Deeb Hawrani, Gaza
Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Si allontana il riconoscimento, tanto desiderato, di ottenere l’accettazione dello Stato Palestinese.
Opportunamente alcuni colleghi hanno sottolineato quanto sia stato trascurato l’episodio dell’arresto dell’adolescente Ahed al Tamimi, la giovane simbolo della lotta palestinese contro l’occupazione militare. Alla ragazza, dopo il fermo, sono stati requisiti il cellulare, il computer, la telecamera.                   Foto: Ahed al Tamimi

I colleghi Assadakah seguono con attenzione il Medio Oriente, tutti in prima linea per raccontare e offrire quotidianamente notizie e immagini. In quest’ultimo periodo i fatti riguardanti la Palestina non fa riportano l’attenzione non solo su Ahed al Tamimi, ma anche sui militanti e sui bambini nelle carceri. Al ricordo dei martiri.

                                                           Foto: Ibrahim Abu Thuraya Ibrahim Abu Thuraya era famoso per la sua regolare partecipazione alle proteste nella Striscia di Gaza, ha perso le gambe e un occhio durante l’Operazione Piombo Fuso. Le forze israeliane (2008), in quella occasione uccisero 1400 palestinesi in 22 giorni.
Conosciuto per essersi arrampicato sui tralicci di elettricità e per aver alzato le bandiere palestinesi durante le proteste. Ibrahim descriveva così le sue azioni:“Resistere malgrado la disabilità, questa terra è la nostra terra, non ci arrenderemo”. E in una delle ultime dichiarazioni ha detto: “L’America deve ritirare la dichiarazione che ha fatto, la cosa più importante è che siamo qui per trasmettere un messaggio all’esercito dell’occupazione sionista perché il popolo palestinese è un popolo forte”. Ibrahim Abu Thuraya viveva con la sua famiglia in un affollato campo per rifugiati e la sosteneva lavando le macchine a Gaza.

Il mondo intero continua a suggerire agli Stati Uniti di vedere nuovamente la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, quella decisione potrebbe distruggere gli sforzi di pace della Casa Bianca nell’area del Medio Oriente.
Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen ripete che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e/o il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme “Costituirebbe una minaccia per il futuro del processo di pace”.

Israele considera Gerusalemme sua capitale nonostante la contrarietà della comunità internazionale.

I Palestinesi considerano Gerusalemme Est la loro capitale, il nucleo storico della città è occupato militarmente da Israele dal 1967.

Saeb Erekat, Segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), ha dichiarato, tramite un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa Wafa “Se l’amministrazione Usa decidesse di contraddire i suoi impegni internazionali riconoscendo Gerusalemme come capitale di Israele, non solo promuoverebbe un’anarchia internazionale, ma si escluderebbe dallo svolgere alcun ruolo in ogni futura iniziativa mirante a raggiungere una pace giusta e duratura. Un tale riconoscimento contribuirebbe a destabilizzare ulteriormente la Regione, e scoraggerebbe molti che ancora credono in una soluzione pacifica. Molti credono sia possibile mettere fine ai 50 anni di occupazione israeliana, ai 70 anni di esilio e a decine di anni di violazioni sistematiche dei diritti nazionali ed umani dei palestinesi”.

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