on

di Roma 18/12/2017     Vincenzo Brandi

LE “FOLLIE” DI TRUMP MOSTRANO LE CONTRADDIZIONI, LA FRAGILITA’ E LA PERICOLOSITA’ DELL’IMPERIALISMO USA.

L’amico e compagno Mario Albanesi, nella sua – come al solito – ottima trasmissione “Scampoli Umani”, ha giustamente stigmatizzato la provocatoria dichiarazione di Trump sul fatto che gli Stati Uniti intendono spostare la loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, considerata come “capitale indivisibile” di quello stato confessionale, militarista e colonialista, ispirato all’ideologia sionista. Anche l’amica e compagna Miriam, così come molti altri amici e compagni, e sostenitori della causa palestinese, hanno espresso indignazione.

Pur condividendo completamente l’indignazione verso le esternazioni di Trump, vorrei – però – partire da un punto di vista un po’ diverso.

Nessuno pensava che il neo-presidente statunitense fosse un rivoluzionario e avrebbe cambiato in meglio la politica degli USA. La sua elezione a sorpresa segna – però – un momento di grande confusione e di estrema fragilità della politica statunitense. I clan politici tradizionali, come quelli dei Clinton e dei Democratici finti progressisti, o dei Repubblicani conservatori, eseguivano perfettamente le politiche imperiali dettate dai poteri forti (alta finanza, grandi multinazionali, complesso militar-industriale, la potente lobby ebraica USA), ma con apparente moderazione e grande ipocrisia. Basti pensare a tutte le guerre promosse, o continuate durante la presidenza del Premio Nobel per la Pace Obama, o durante le precedenti presidenze di Clinton e George Bush, ai colpi di stato, alle destabilizzazioni di tanti paesi (dalla Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, alla Siria, alla Georgia, all’Ucraina, la Somalia, il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo, ecc.).

Anche sulla questione di Gerusalemme è utile ricordare che fu il Congresso USA nel 1995 (22 anni fa!) a riconoscere di fatto la città come capitale indivisibile di Israele e raccomandare lo spostamento dell’ambasciata statunitense. Il presidente pro-tempore Clinton ed i successivi presidenti non si opposero minimamente a questa risoluzione, ma semplicemente la “sospesero” con grande ipocrisia per tenere buoni gli Arabi ed indurre i Palestinesi a continuare le inutili trattative su un fantomatico Stato Palestinese. Nel frattempo la colonizzazione dei territori palestinesi occupati continuava e la parte araba di Gerusalemme era di fatto annessa ad Israele.

Ora, dopo la provocazione del “pazzo” Trump, incapace di diplomazia ed ipocrisia, persino qualche dirigente palestinese che in passato si era speso (opportunisticamente) a favore delle trattative e di una presunta “mediazione” americana, riconosce che questa mediazione non esiste perché gli USA stanno dalla parte dei Sionisti. I Palestinesi, che se ne stavano buoni, si mobilitano di nuovo. Si è scatenata una nuova Intifada condotta da Hamas, organizzazione che in passato si era addirittura schierata contro la Siria di Assad. Il mondo arabo è in subbuglio e persino gli alleati degli USA, come l’Arabia Saudita, la Giordania e la Lega Araba prendono le distanze.  L’Egitto si riaccosta alla Russia e presenta all’ONU una mozione di condanna della provocazione americana. Gli USA pongono il veto e restano isolati. Il Re è nudo! Paradossalmente la mossa di Trump ha fatto cadere tutti i veli e rimesso positivamente in moto la situazione.

Negli USA, Trump, eletto dal voto di protesta della classe media statunitense impoverita dalla crisi, è sottoposto a feroci attacchi da parte della vecchia classe dirigente; deve licenziare gran parte dei suoi collaboratori, e viene addirittura accusato di essere stato eletto con l’aiuto dei Russi (la stessa accusa che l’ex vice-presidente di Obama, Biden, rivolge agli Italiani che hanno votato contro la controriforma costituzionale di Renzi!). Persino l’ex fedelissima di Trump, il falco Nikki Haley, rappresentante USA all’ONU, nota per le sue minacce di stampo mafioso-camorristico alla Corea Democratica, gli volta le spalle avvalorando le accuse di presunti scandali sessuali.

Attaccato da tutte le parti, in quella che appare una crisi profonda di tutta la dirigenza americana, che si scanna a vicenda in una lotta senza esclusione di colpi, Trump reagisce tentando di alimentare il mito di capo forte e deciso. Ne sono testimonianza sia la denuncia degli accordi di compromesso realizzati da Obama con l’Iran, nel tentativo di assicurarsi l’appoggio della lobby ebraica anti-iraniana, sia le provocatorie esercitazioni militari congiunte statunitensi e sud-coreane ai confini della Corea Democratica. Gli USA non hanno mai accettato la sconfitta subita nella guerra del 1950-53, quando furono costretti a ritirarsi in disordine dalla Corea Settentrionale, e hanno continuato a minacciare, sanzionare e chiudere in un cerchio d’acciaio la Repubblica Popolare Nord-coreana, grazie anche ad un esercito di 30.000 uomini, potentemente armato, che tuttora occupa la Corea del Sud, appoggiato da altri 45.000 militari che tuttora occupano il Giappone, mentre le flotte e le portaerei USA percorrono i mari coreani e cinesi.

In tutto il settore del Pacifico gli USA mostrano il loro volto imperiale, attaccando ad esempio anche la loro ex-beniamina, il Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, accusata anche di genocidio dei ribelli musulmani Rohingya, solo perché, andando al potere, ha mantenuto l’indipendenza della Birmania (oggi Myanmar) e la tradizionale alleanza con la Cina. Anche il presidente filippino Duterte, reo di voler condurre una politica indipendente e non più al servizio degli USA, è accusato dei soliti orrendi crimini, come Assad e ancor prima Milosevic e Gheddafi.

Le provocazioni del “pazzo” Trump sono testimoni del caos in cui giace la classe dirigente americana, ed i vari settori politico-militari, nonché gli apparati di sicurezza e spionaggio, divisi ed incerti sulle strategie da seguire nel momento in cui la Russia – in Siria e Medio Oriente – e la Cina -con la nuova “Via della Seta” ed i progetti di valute alternative al Dollaro – guadagnano terreno. Anche la resistenza eroica di piccoli paesi come la Siria e la Corea Popolare Democratica innervosiscono gli USA. Si tratta di una situazione interessante per la dimostrazione di fragilità che dà la dirigenza americana, ma anche molto pericolosa nel caso in cui volesse cercare di risolvere la situazione con una nuova grande guerra devastante.

Roma 18/12/2017                              Vincenzo Brandi

 

65.IMMANUEL KANT: LA SINTESI “A PRIORI” ED IL RITORNO ALL’IDEALISMO

 Kant, considerato uno dei maggiori filosofi della storia, tentò alla fine del “Secolo dei Lumi”, di operare una sintesi che tenesse conto del pensiero illuminista (tendenzialmente rivolto verso l’empirismo di Hume o il sensismo di Condillac), ma che recuperasse un criterio di certezza della conoscenza (messa in dubbio da Hume). Per il filosofo tedesco questo criterio di certezza è assicurato da una “sintesi a priori” che avviene automaticamente nella nostra mente al momento dell’esperienza. Come vedremo, questo tentativo, anche se condotto con grande intelligenza, non appare tuttavia riuscito ed ebbe come conseguenza anche quella di riaprire la strada all’idealismo filosofico, poi affermatosi in Germania con Fichte, Schelling ed Hegel..

Kant nacque nel 1724 a Konigsberg nella Prussia orientale (città oggi facente parte della Russia e ribattezzata Kaliningrad). Il padre era un semplice sellaio. La madre era una donna religiosa di sentimenti pietisti, fatto che ebbe una profonda influenza sulle concezioni morali del filosofo.

Kant, dimostratosi fin da bambino, persona di acuta intelligenza, ebbe modo di studiare. Lavorò come istitutore. Svolse studi di fisica sulle teorie di Newton e Leibniz (in particolare sull’adozione da parte di Leibniz del principio della conservazione dell’energia cinetica 1/2mv2 al posto di quello di conservazione della quantità di moto “mv” adottata da Cartesio, come già ricordato in questa rubrica nel numero 53 dedicato a Leibniz). Lesse attentamente le opere di Hume, Wolff e Baumgarten (vedi N. 63). Nel 1755 elaborò l’ipotesi (poi formulata per via indipendente anche dal francese Laplace) secondo cui il sistema solare si è generato a partire da una nebulosa originaria (ipotesi di Kant-Laplace, oggi riconosciuta come valida).

Nello stesso anno Kant divenne libero docente di matematica, logica e fisica. Nel 1770 ottenne una cattedra presso l’Università di Konigsberg, dove poi lavorò tutta la vita.

Nel 1788 il filosofo pubblicò la sua opera maggiore: “Critica della Ragion Pura” (sul problema della conoscenza), cui seguirono la “Critica della Ragion Pratica” (sull’etica, 1787) e la “Critica del Giudizio” (sull’estetica, 1788). Nel 1793 una sua opera sulla “Religione nei Limiti della Ragione” gli procurò una dura reprimenda da parte dell’oscurantista governo prussiano seguito alla parentesi “illuminista” di Federico II. Kant fu un sostenitore della Rivoluzione Francese ed un pacifista. Una sua opera “Sulla Pace Perpetua” parlava della necessità di evitare i conflitti anche con l’istituzione di organismi sovranazionali (idea che anticipa quella dell’ONU).

Nella sua opera maggiore Kant sostiene che l’esperienza è elaborata dalla nostra mente mediante una “sintesi a priori” (che il filosofo distingue nettamente dalle idee innate cartesiane precedenti l’esperienza). Ciò significa che l’esperienza è inquadrata nell’ambito del processo cognitivo in delle “forme a priori” , definite “trascendentali”, già presenti nella nostra mente: Kant indica esplicitamente come forme “trascendentali” lo spazio ed il tempo ed afferma che tutti igiudizi universali” sono insiti nello stesso processo cognitivo.

La stessa geometria sarebbe connessa all’intuizione “pura” spaziale intesa come “forma trascendentale”, mentre l’aritmetica sarebbe più legata alla forma temporale. Ne consegue che la matematica ci può dare conoscenze nuove, universali, e necessarie, indipendenti dalla stessa logica. L’intuizione di tipo matematico ci permette di costruire gli oggetti matematici indipendentemente dalla loro esistenza reale. L’intuizione temporale ci permette di individuare il movimento e la trasformazione.

Il pensiero successivo all’intuizione sensibile (cioè successivo all’esperienza immediata) si baserebbe su una serie di “forme pure” della nostra mente, definite come “categorie”. Queste categorie riguarderebbero la quantità, la qualità, la relazione (tra cui la relazione di “causa”), e la modalità (intesa come possibilità, esistenza, necessità o contingenza). Un collettivo “Io Penso”, che quindi riguarderebbe tutta l’umanità, connette i pensieri e sviluppa la razionalità nel momento in cui  si attua.

Come si vede dalle sintetiche note precedenti il pensiero di Kant, che si articola in sottili ragionamenti che qui è impossibile riportare nella loro interezza, nel tentativo di superare il probabilismo di Hume e di dare certezze al pensiero illuminista, riapre la porta all’idealismo, postulando l’esistenza di forme mentali (sostanzialmente metafisiche) preesistenti all’esperienza, e con l’introduzione del concetto dell’Io Pensante.

Anche l’atteggiamento di Kant verso la realtà esterna si presta a diverse interpretazioni e presenta qualche aspetto poco chiaro. Il filosofo riconosce l’esistenza di cose in sé (indipendenti da noi) rappresentate dai fenomeni esterni nel momento dell’esperienza, ma poi parla anche di “noumeni”, ovvero di cose solo pensate, inconoscibili e di incerta esistenza, che sarebbero alla base della metafisica.

Il filosofo di Konigsberg predilige la fisica meccanica, ma nega validità scientifica alla chimica (che è in realtà una branca della fisica);  ritiene che la “sostanza” dei corpi sia la loro massa (concetto che sarà poi efficacemente criticato da Mach) e che le sostanze (cioè le masse) interagiscano nello spazio; critica giustamente il concetto di “spazio assoluto” di Newton (vedi NN. 50-51), ma nega l’esistenza del vuoto (sostenuta dagli atomisti) ed accetta la teoria dell’etere (presunta sostanza impalpabile di cui abbiamo scritto in precedenti numeri, della cui esistenza erano convinti anche Cartesio e altri fisici fino alla smentita avvenuta alla fine dell’800 con l’esperienza di Morley e Michelson).

Anche nel campo dell’etica (ovvero nel campo della “Ragion Pratica”) Kant adotta un punto di vista coerente con la teoria della “sintesi a priori”, affermando che anche i principi morali sono forme (metafisiche) “a priori”, immutabili, della nostra mente, che influenzano il nostro comportamento, e non invece dettati dalla cultura, dalla società, e dalla fisiologia, come ritengono i pensatori illuministi e materialisti di ogni epoca.

IL COMITATO ITALIANO KIM JONG-IL INFORMA:

Sei anni fa, il 17 dicembre del 2011, si spegneva Kim Jong-il, Presidente della Commissione della Difesa Nazionale della Repubblica Popolare Democratica della Corea e Segretario Eterno del Partito dei Lavoratori della Corea. Oggi ne commemoriamo la scomparsa e ricordiamo il suo grande contributo all’indipendenza, alla difesa ed allo sviluppo materiale e morale della Corea, sull’esempio del padre, Kim il-Sung, il grande leader che ha fondato la Repubblica Popolare e Democratica della Corea.

Kim Jong-il era nato nel 1942 sul Monte Paektu dove il padre e l’eroica madre, Kim Jong-Suk, erano impegnati nella guerra di liberazione contro il colonialismo e l’imperialismo giapponese.

Dopo la vittoria sul fascismo nipponico e la proclamazione della Repubblica, già in gioventù Kim Jong-il lavorò attivamente, sotto la direzione del padre Kim il-Sung, alla formazione ideologica della gioventù coreana quale vice- presidente della Lega Giovanile Democratica.

I suoi interessi erano vasti e non limitati alla sola sfera ideologica. Oltre a studiare, egli si è anche interessato di agricoltura ed economia, lavorando anche personalmente come operaio tessile e riparatore di TV per rendersi conto dei problemi del lavoro e della produzione. Ha girato anche in numerose fabbriche per dare consigli sulla riorganizzazione della produzione e sulle necessarie ristrutturazioni, ma si è anche interessato di musica e di cinema, dando impulso alla cinematografia coreana ed altre forme di arte.

Dopo aver affrontato una serie di studi sull’arte militare nella Germania Democratica, Kim Jong-il è divenuto anche capo dell’esercito, dando un poderoso impulso all’attitudine dell’esercito popolare di intervenire in ogni campo civile per sostenere gli sforzi della popolazione per il progresso, lo sviluppo e l’indipendenza del Popolo Coreano.

Dopo la morte del grande leader Kim il-Sung, Kim Jong-il, come Segretario del Partito dei Lavoratori e Presidente della Commissione della Difesa, ha contribuito a rafforzare nel paese l’idea del Juchè, basata sul concetto della piena indipendenza nazionale e sul contributo di tutto il popolo, operai, contadini e lavoratori intellettuali, allo sviluppo del paese. E’stato applicato con successo il principio del Juchè secondo cui l’uomo è il principio di ogni cosa e decide ogni cosa, rendendosi protagonista della propria storia e dello sviluppo del Socialismo.

Questi risultati sono stati ottenuti nonostante alcune catastrofi naturali, come le alluvioni del 1995-1996, e l’ostilità aperta dell’imperialismo USA, che non ha mai accettato di prendere atto della sconfitta subita nella guerra del 1950-1953, e di molti dirigenti della Corea del Sud che si sono messi al servizio dell’imperialismo.

Le aperture della RPDK verso gli USA, per una pace duratura, e verso la stessa Corea del Sud per la creazione di zone economiche comuni e per un’eventuale riunificazione della Corea, sono state sabotate dagli arroganti rappresentanti degli USA e dai rappresentanti sud-coreani. Ma, nonostante queste difficoltà e le sanzioni imposte, sotto la guida di Kim Jong-il la RPDK ha conosciuto un grande sviluppo economico ed il potenziamento delle capacità di difesa militare. Alla sua morte Kim Jong-il ha lasciato al nuovo leader Kim Jong-Un un paese efficiente, unito, abitato da un popolo laborioso e patriottico, capace di sviluppare ulteriormente l’economia e le sue difese, anche nucleari, che lo mettono in grado di vivere con dignità e mantenere l’indipendenza di cui tutto il popolo coreano è fiero.

Roma 17/12/2017                   Vincenzo Brandi, a nome del Comitato Kim Jong-il per l’Italia

 

 

Rispondi