2018: quali scenari?

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Deeb Hawrani, Gaza
Mohamad Eid, Quneitra
Jafar Mhanna, Damasco
Nouri Chibani, Tripoli
Talal Khrais e Paola Angelini, Roma

Nel 2018 il mondo sarà ancora instabile, nonostante l’indebolimento del terrorismo in Siria, in Libano, in Iraq. Il Medioriente rimane il principale centro di conflitti.

I terroristi si spostano liberamente dalla Siria alla Libia, e anche altrove. L’Occidente democratico si lamenta inutilmente, e grida “stiamo attenti: il terrorismo è alle porte”. Ma non collabora con la Federazione Russa, non contribuisce affinché si attivi un vero fronte internazionale contro il terrorismo senza confine, anzi, indirettamente indebolisce gli Stati che lo combattono,e la Federazione Russa rimane il Paese vincente. I terroristi messi in fuga dalla Siria e dall’Iraq passano indisturbati il confine turco, raggiungono l’Egitto, l’Afghanistan, e la Libia.

Egitto

Al Cairo, poco lontano dalla Chiesa Copta di Helwan sono state uccise almeno 10 persone, alcune sono state ferite. L’attacco compiuto da due uomini a bordo di una motocicletta che ha superato il perimetro delle forze di sicurezza intorno alla Chiesa. Oggi l’Egitto ha un alto tasso di povertà, vaste aree rimangono fuori il controllo dello Stato, come per esempio una parte del Sinai.

Nord Africa

La situazione peggiora in Libia e il collega Nouri Chibani ci informa che il Paese é governato da organizzazioni armate e non controllate dal Governo. 700.000 sono gli immigrati africani che dalla in Libia tentano la traversata per l’Europa, e si prevede se il tempo lo permetterà, l’arrivo sulle coste italiane di circa 20.000 persone nell’arco di tre mesi. La visita in Libia del Ministro Alfano, secondo fonti governative, é fallita perché le richieste di fermare l’immigrazione non sono andate a buon fine. Nouri Chibani riferisce che il Governo centrale non ha fatto promesse sull’immigrazione, anzi, il Governo libico ha ribadito: “Il caos l’avete creato voi nella NATO Italia compresa, ora chiedete di risolvere problemi più grandi di noi”.

Dalla Siria

Le ultime notizie confermano che la situazione migliora, e con gli storici alleati (Repubblica Islamica dell’Iran, Hezbollah), avanzano nel sud della Siria spingendosi sempre più in profondità nell’ultima enclave delle bande armate, in particolare nell’area di Quoneitra, a ridosso del Golan. Il collega Jafar Mhanna segue l’Esercito Arabo Siriano con gli alleati e la Resistenza drusa locale. Tutti vanno avanti sul bastione dei terroristi sostenuti apertamente da Israele, a nord ovest delle alture del Golan occupate dall’esercito israeliano, e l’enclave di Beit Jinn ultima difesa dei terroristi, rimasta nel sud-ovest della Siria e conosciuta come Ghouta occidentale. Mentre dalle campagne di Damasco, l’altro corrispondente Mohamad Eid conferma l’evacuazione dei combattenti del Fronte Annusra da diverse aree che rappresentavano un spina nel fianco siriano.

Abd Allah II di Giordania

Il Presidente Trump non sembra aver preso atto dell’insuccesso presso la monarchia Hascemita della sua decisione su Gerusalemme: il Re Abdullah ha dimostrato di non gradire e di non voler appoggiare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato israeliano. In Giordania gran parte della popolazione vive in modo precario a causa della grave crisi economica, e tuttavia il popolo sostiene il Re. Migliaia di cittadini continuano a manifestare la rabbia per la decisione del presidente USA. Gli aiuti promessi alla Giordania dai Paesi del Golfo non arrivano più a causa della divisione in atto tra Arabia Saudita e Qatar. Lo stesso vale per gli aiuti americani, sospesi dal presidente Trump. Il deficit commerciale estero della Giordania, secondo i dati del dipartimento di statistica resi noti, è cresciuto dell’11% nei primi 10 mesi del 2017, per raggiungere 10,8 miliardi di dollari. Gerusalemme costituisce un tema sensibile per Amman per ragioni di sicurezza e per motivi politici. La Giordania è sempre stata presente in ogni negoziato di pace che ha avuto luogo dall’inizio del processo politico di Madrid (1990), attualmente si sente isolata e discriminata. La decisione di Trump, per molti analisti, costituisce una minaccia all’identità e al futuro del Paese. La Giordania ha l’incarico, per tradizione e per il trattato di pace con Israele del 1994, di gestire i siti sacri di Gerusalemme compresa la Moschea di al-Aqsa.

Le bombe nello Yemen

Nello Yemen la situazione é peggiorata. Gli Houthi, guidati da Abdul Malek Alò Houthi hanno messo in atto una loro strategia: in mille giorni hanno subito incursioni, attualmente riescono, con i loro missili, a raggiungere la capitale Saudita. Sono stati effettuati due lanci di missili balistici “Volcano 2-H” lanciati come rappresaglia verso le aggressione da parte dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi. La guerra nello Yemen è iniziata nel gennaio 2015. Per l’Arabia Saudita doveva essere una guerra di alcune settimane, invece si è trasformata in un conflitto di logoramento. L’Italia ha più volte spiegato che non c’è nessuna attività illegale dietro la vendita di armi dalla Sardegna a Ta’if.

Terza intifada (rivoluzione) Palestinese

Siamo alle porte della terza intifada Palestinese, e stavolta sembra una possibilità concreta. Le manifestazioni sono sempre più violente, non solo nella Striscia di Gaza ma anche in Cisgiordania. Scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano ci sono stati anche venerdì 29 dicembre a Betlemme, nel campo profughi di Arrub nel sud della Cisgiordania, verso Hebron. Durante la manifestazione studentesca nel campo profughi di Arrub, gli scontri sono cominciati all’ingresso e anche in questo caso sono stati lanciati gas lacrimogeni.

La Repubblica Islamica dell’Iran di Hassan Rouhani fa sapere che le nazioni del mondo arabo dovrebbero unirsi per difendere i diritti della Palestina.

La Turchia di Erdogan

Non sembra esserci fiducia tra Siria e Turchia. Il Presidente Erdogan due settimane fa ha lanciato nuovamente un durissimo attacco chiedendo al Presidente Assad di lasciare la presidenza. I Russi, gli Iraniani e i Siriani vogliono coinvolgere una parte dei Curdi nei negoziati perché non li considerano terroristi come invece li considera Erdogan. In più, si preparano a lanciare una imponente operazione nella provincia di Hama e Idlib contro il Fronte Annusra con l’obbiettivo di liquidare fisicamente il leader del Fronte al Joulani. La Turchia invece vorrebbe continuare ad utilizzare il Fronte come carta nel futuro assetto della Siria, tra questi, una zona cuscinetto fra i due paesi. Ultimo motivo riguarda l’esercito siriano che da Aleppo ovest avanza verso Afrin, con una copertura russa.

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