L’Europa non è più capace di una politica estera

Sayyed Mahdi Tabatabai – Mohamad Ballout, Teheran
Bogdana Ivanova, Bruxelles
Mohamad Eid, Idlib – Siria
Jafar Mhanna, Ghouta – Siria
Abdul Nasser Abou Aoun, Gerusalemme
Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Vogliamo sostenere tutti coloro che si battono per il cambiamento e per la pace, ma ancora oggi, molte Nazioni seguono una politica unilaterale.

La storia più recente insegna che le guerre contro l’Iraq, la Libia, la Siria non hanno prodotto benefici, solo povertà e distruzione. Percepiamo l’insicurezza nazionale e internazionale del crescente fenomeno terrorismo, e non abbiamo nessuna garanzia di pace. La politica europea è forse convinta di essere onnipotente? Troppo spesso si è schierata contro i Paesi che, a caro prezzo, contrastano il terrorismo e patiscono le sanzioni.

Le interferenze Usa nella Repubblica Islamica dell’Iran sono forse una prova per destabilizzare la pace e la sovranità del Paese? È auspicabile che la comunità internazionale rispetti la sovranità della Nazione iraniana, è desiderabile inoltre che il popolo iraniano risolva internamente e pacificamente le questioni importanti per il suo benessere senza l’intervento di alcun potere straniero.  “La rivolta in Iran è stata sconfitta” queste le parole del Generale Mohammad Ali Jafari, portavoce dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran). Il popolo ha urlato: “Leader siamo pronti”, lo ha fatto in favore dell’Ayatollah Ali Khamenei (leader supremo).  I manifestanti ripresi dalle telecamere hanno marciato nelle città di Ahvaz, Kermanshah e Gorgan. Cori di protesta contro gli Stati Uniti e Israele: “Offriamo il sangue al nostro capo” sventolando le bandiere iraniane e mostrando cartelli con il volto della Guida Suprema. Il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Heather Nauert in risposta alle manifestazioni ha dichiarato che ci saranno probabili: “Nuove sanzioni contro il Paese. Stiamo monitorando le notizie con molta attenzione relativamente a ogni potenziale violazione dei diritti umani dei manifestanti che protestano pacificamente”.

La Guida Suprema, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei ha lanciato un avvertimento agli Usa dopo le proteste dei giorni scorsi: “Avete inflitto danni all’Iran e questo avvenimento non rimarrà senza risposta”. Ha parlato da Qom per l’anniversario della rivolta contro lo scià (9 gennaio 1978).

“L’Ue continua a sostenere pienamente l’accordo sul nucleare iraniano e la piena attuazione da parte di tutti”, così l’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Federica Mogherini ha difeso l’accordo firmato a luglio 2015, e ha sottolineato che: “Dimostrazioni pacifiche e libertà di espressione sono diritti fondamentali che si applicano a ogni Paese, e l’Iran non fa eccezione. Ci aspettiamo che tutte le persone coinvolte si astengano dalla violenza”. La Repubblica Islamica dell’Iran è uno dei Paesi di interesse strategico per l’industria petrolifera, nel contesto mondiale è il secondo produttore petrolifero OPEC, e la Nazione con la maggiore risorsa naturale di gas al mondo dopo la Russia. Ha elevatissime capacità nel campo tecnologico, quasi in autonomia potrebbe mettere su una industria atomica. Le Cancellerie europee dovranno mantenere alta l’attenzione perché sono stati stipulati contratti miliardari.

La visita diplomatica del Ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian nella Repubblica Islamica dell’Iran prevista, per il 5 e 6 gennaio, è stata rinviata a data da destinarsi, una scelta avvenuta durante il colloquio telefonico tra il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo iraniano Hassan Rouhani. Macron ha chiesto al Presidente Hassan Rouhani di mostrare prudenza nel trattare con i manifestanti , e ha espresso preoccupazione per il numero delle vittime. Gli scambi tra Parigi e Teheran continueranno nelle prossime settimane.

Il Presidente della Repubblica Turca, Recep Tayyip Erdogan sta riavvicinandosi all’Iran, e sin dal primo giorno degli eventi ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo iraniano Hassan Rohani, dando rilievo e importanza alla stabilità e alla pace in Iran.

Un diverso equilibrio si respira a Gerusalemme dopo l’annuncio di Trump. L’Autorità Nazionale Palestinese spera in un ripensamento da parte del Presidente degli Stati uniti d’America. Il Presidente dell’ANP, Abou Mazen, durante il vertice straordinario dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC), di Istanbul ha detto che: “Non ammetteremo che in futuro gli USA partecipino al processo di risoluzione politica”. A settembre 2017, Hamas e al-Fatah avevano raggiunto un accordo, grazie anche alla mediazione dell’Egitto che rappresentava, secondo quanto dichiarato da Abu Mazen, la fine della divisione. Intanto, la Repubblica Islamica dell’Iran ha promesso aiuti considerevoli ai palestinesi. Il presidente iraniano, Hassan Rohani intervenendo al summit ha dichiarato: “L’Iran è pronto a cooperare con tutti i Paesi islamici senza alcuna riserva o precondizione per la difesa di Gerusalemme”. Contro la soluzione proposta da Trump, l’Unione Europea ha rinforzato la sua posizione espressa al Premier Israeliano Benjamin Netanyahu: l’UE è d’accordo per una soluzione a due Stati, e contro qualsiasi decisione che possa compromettere il raggiungimento di questo obiettivo.

In Siria si combatte la battaglia nella provincia di Idlib. L’esercito siriano è a 1 km dall’aeroporto Abou Dohour, a nord di Idlib, la zona è estremamente strategica, e ancora ci sono centinaia di combattimenti del Caucaso con le loro famiglie.

La Turchia alleata del Fronte Annusra (al Qaedah), ha convocato nella città di Ankara gli Ambasciatori di Russia, Repubblica Islamica dell’Iran per informarli e per renderli partecipi delle preoccupazioni legate alla recente offensiva dell’esercito arabo siriano nella Provincia di Idlib, a nord della Siria. Per Ankara si tratta di una seria violazione della tregua concordata con Mosca e Teheran. In particolare, la Turchia avrebbe manifestato alla Russia l’importanza di porre fine agli attacchi in vista dei colloqui di pace previsti a fine mese. Quello che sta succedendo nella provincia di Idlib, vicino il confine turco, dimostra che la battaglia presto sarà vinta e i beneficiari saranno la stessa Siria, la Russia, l’Iran e Hezbollah. Idlib è l’ultima provincia ancora sotto il controllo dei terroristi di Annusra sconfitti in diverse regioni del Paese Arabo. Le truppe Governative sostenute dall’aviazione russa avanzano verso l’aeroporto strategico di Abou Douhour, sono a pochi chilometri da un’importantissima base militare vicino a Maarat al-Numaan, e non lontani dall’autostrada che unisce Damasco ad Aleppo. L’autostrada passa dalla provincia di Idlib la cui messa in sicurezza è il primo obiettivo dello Stato Siriano.  https://sana.sy/en/?p=123888

Le organizzazioni di al Qaedah alle porte di Damasco hanno poca speranza, (Ghouta orientale), l’offensiva militare sembra ineluttabile, riferiscono i nostri corrispondenti. Questa regione a est di Damasco è sotto assedio (dal 2013) da parte delle Forze Governative. La zona è  strategica, è restata sotto il controllo dei ribelli che da lì possono lanciare missili sulla capitale. Dopo la liberazione dell’Iraq, della Siria e del Libano l’Occidente deve capire chi è in grado di combattere il terrorismo contribuendo alla stabilità internazionale, e chi continua a sottovalutare la sicurezza e la prosperità economica.

Non si cancellano le preoccupazioni e i timori bellici su Pyeongchang 2018. Si conta sulla speranza del popolo coreano e nel miglioramento delle relazioni tra Corea del Nord e Corea del Sud.  Ri Son-gwon veterano dei rapporti inter-coreani, è a capo del Comitato per la Riunificazione Pacifica della Madrepatria, inoltre, ha partecipato a molti colloqui, dall’11 gennaio i cinque uomini della delegazione nordcoreana hanno attraversato a piedi il confine che separa le due Coree per raggiungere la Casa della Pace sul lato Sud del 38° parallelo. La Corea del Nord ha accettato di partecipare alle Olimpiadi, gli atleti apriranno i giochi il 9 febbraio nella città sud-coreana di Pyeongchang. La proposta di Seul è che le due Coree possano sfilare sotto un’unica bandiera durante la cerimonia di apertura. Oltre a Ryom Tae-ok e Kim Ju-sik, la coppia di pattinatori che si è qualificata per i giochi, la Corea del Nord si presenterà a Pyeongchang con una delegazione di sostenitori della squadra membri del Comitato olimpico nord-coreano, giornalisti e un team di taekwondo, le tradizionali arti marziali.

In questo caso ha vinto la ragionevolezza dei due Stati.

Sayyed Mahdi Tabatabai – Teheran

 

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