Il Libano commemora Rafīq al-Harīrī uomo moderato e saggio

Talal Khrais – Paola Angelini

Rafīq al-Harīrī morì il 14 febbraio del 2005, un furgone esplose nella zona di San George nella capitale libanese mentre passava il convoglio di macchine, la deflagrazione è stata pari a una tonnellata di TNT. Nell’attentato rimasero uccise nove guardie del corpo e ventidue persone. Gli autori dell’agguato hanno stroncato la vita di un uomo straordinario, hanno ucciso la libertà, e la democrazia conquistata a caro prezzo.

Saʿd al-Dīn Ḥarīrī, figlio di Rafīq è Primo Ministro dal 2016, guida il governo con l’obbiettivo di raggiungere i risultati voluti e sperati dal padre, in un Libano prospero, democratico e all’avanguardia.

Impossibile dimenticare Rafīq al-Harīrī, uomo tra i più noti a livello internazionale, impossibile dimenticare un Primo ministro che negli anni 1992-1998 guidò il Libano finito sotto le macerie dopo anni di guerra civile.
Ritenuto uno dei cento uomini più ricchi del mondo ha scelto il Libano, ha preferito tornare alle sue radici dove nacque a Sidone, nel 1944 da una famiglia contadina. Sosteneva:“Voglio essere ricordato sui libri di storia come l’uomo che ha ricostruito Beirut”. Si è scoperto, solo dopo la sua morte, che finanziava scuole, Chiese, Mosche, ospedali, e la gente lo ricorda anche perché la sua ricchezza non lo ha accecato. In Arabia Saudita fece affari nel settore delle costruzioni industriali, grazie alla sua serietà e alla sua amicizia personale con la famiglia reale Saudita.
Lavorò nella ricostruzione del paese dopo la guerra civile e ottenne aiuti da parte della Banca mondiale e dell’Unione Europea, dai Paesi Arabi, in particolare dall’Arabia Saudita.

Rafīq al-Harīrī pensò ai giovani, al loro futuro finanziando almeno 30 mila borse di studio per preparare la nuova generazione, senza pensare a cosa avrebbe potuto ricevere in cambio. Oggi il Libano ha il fascino che merita, infatti, è conosciuto come la Svizzera del Medioriente, e sta tornando il turismo di prima.

Sempre moderato rappresentava senza distinzioni tutti i libanesi, amato dai poveri perché pensava a loro, dai ricchi, dal sistema finanziario, amato perché in quei difficili momenti fu in grado ridare fiducia al Paese.
Rafīq al-Harīrī partecipò alla stesura degli accordi di Taef (1989) che misero ufficialmente fine alla guerra civile. Due anni dopo fu nominato primo Ministro, rimase al potere dal 1992 al 1998, e di nuovo dal 2000 al 2004, condusse cinque diversi governi. Molti commentatori libanesi, occidentali, e un numero di leader internazionali considerano i governi del leader i tempi della salvezza del Paese dei Cedri.
La scelta di essere Premier del Libano, a volte, pieno di misteri non era condivisa da personaggi internazionali che temevano per la sua vita in un Paese governato dai principi della guerra.

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