La drammatica situazione nella città di Afrin

Jafar Mhanna, Afrin
Mohamad Eid, Aleppo
Talal Khrais – Paola Angelini

Aggiornamento: 25.03.2018

I nostri colleghi Jafar Mhanna, Khalil Moussa e Mohamad Eid ci inviano dettagli sul grande esodo dei combattenti dei movimenti terroristici: vengono liberati centinaia di soldati e civili detenuti da 4 anni. Oggi, domenica 25 marzo inizia la più grande partenza con l’approvazione del Movimento Annusra e Failaq al Rahman, in accordo con il Governo. Da ieri, i combattenti consegnano le armi pesanti, possono portare via solo le armi personali e leggere. Il passaggio più attivo, nel settore nord della Ghouta Orientale, è il campo Al Wafidine, nella provincia di Damasco. Ieri sera sono partiti, verso Idlib, 17 Pullman con 981 persone tra questi i combattenti e loro famiglie. I detenuti hanno informato i nostri colleghi che diversi civili sono morti a causa dei lavori forzati a cui sono stati sottoposti dai terroristi. Un esempio di lavori pesanti:gli scavi di tunnel. Per più della metà dei combattenti c’è il desiderio di rimanere nei loro quartieri e regolarizzare la loro situazione con le autorità.

Aggiornamento: 23.03.2018
Svolta importante nella Ghouta orientale: cittadini e militari siriani saranno rilasciati, sono  circa 3500, e tutti prigionieri delle bande armate che si arrendono, ormai, nei quartieri strategici di Ain Tarma, Arbin, Jubar, Zamalka. Consegneranno armi pesanti, mappe dei tunnel, delle mine, e partiranno per Idlib.

Aggiornamento: 22.03.2018
Stiamo accogliendo testimonianze dalla Ghouta orientale, liberata per circa l’80%. Il territorio assediato è controllato dal fronte Annusra che con la rabbia oltraggia i quartieri di Damasco. Tutti i quartieri damasceni sono stati colpiti violentemente.
Quando la Ghouta sarà libera, Damasco potrà ricominciare a pensare a ricostruire ciò che è stato distrutto, e l’aeroporto potrà lavorare a pieno ritmo. Ma rimangono ancora due aree assediate, a sud della capitale una parte del campo Yarmouk, e una nel quartiere Hajar al Aswad, in questi quartieri i combattenti sono indeboliti e stanchi, non sono più in grado di controllare la popolazione, tentano di difendersi sui diversi fronti. Il quartiere Joubar, inizio della Ghouta e zona nel cuore di Damasco, subisce intensi bombardamenti.
Le difese stanno crollando ovunque, la maggior parte dei combattenti tratta per allontanarsi verso Idlib, mentre i militari siriani di Jaysh al Islam, Failaq al Rahman, e Ahrar al Cham trattano e lasciano soli il Fronte Annusra, e piccoli gruppi legati ad Al Qaedah durante la battaglia più feroce.
Un successo considerevole é avvenuto nella città di Harasta: 1500 combattenti con 6000 familiari sono in partenza verso Idlib. Tutto è avvenuto in seguito alla separazione di due importanti città Harasta e Duma. I terroristi hanno perso, ma la partita non é finita perché esistono problemi logistici seri. Nella Ghouta in un ristretto spazio ci sono ancora duecento mila abitanti in grave pericolo e più di 15000 combattenti feroci. Secondo alcuni osservatori se non verrà raggiunto un accordo con tutte le formazioni, la situazione potrà durare anche due mesi.

http://almanar.com.lb/3512826

Il racconto dei corrispondenti AssadakahGli osservatori che seguono il contesto siriano credono che si arriverà ad un compromesso: “Afrin in cambio della Ghouta est”, e se questo fosse vero, i Curdi potrebbero essere usati come merce di scambio. È un’ipotesi probabile. Perché nessuno ha pensato a inviare rinforzi?

Eppure i Curdi hanno lanciato appelli drammatici, la città di Afrin è bombardata dai turchi, occupata dai terroristi dell’Esercito Libera che costringono la popolazione a lasciare la città.

Mentre nella Ghouta est, intorno la periferia di Damasco i terroristi trattano la resa sotto i bombardamenti delle Forze armate siriane.

La Turchia sta tentando di facilitare il compito all’esercito siriano nella Ghouta est, un’opera di persuasione verso le bande armate Jaych al islam e Failaq al Rahman affinché abbandonino la zona Ghouta est, e partano per Idlib.

Jafar Mhanna, corrispondente Assadakah segue dal confine nord siriano gli eventi che stanno trasformando Afrin in una zona consumata. L’aeronautica turca ha bombardato il centro di Afrin senza distinzioni di obbiettivi, abitazioni, infrastrutture, ospedali.

Sabato mattina dal palazzo presidenziale di Ankara, il Presidente, Recep Tayyip Erdogan dichiarava: “Spero che Afrin possa cadere in serata, se Dio vuole. La popolazione di Afrin sta lasciando la città attraverso un corridoio speciale organizzato dalle Forze armate turche, perché vogliamo evitare che vengano impiegati come scudi umani dalle Unità di protezione del popolo (Ypg)”. Parole smentite dai fatti poiché i corridoi usati dai civili sono stati obbiettivi dell’Esercito Libero, alleato di Istambul.

Nonostante l’occupazione di Afrin e l’abbandono da parte della Unità di protezione del popolo (Ypg), i bombardamenti nella città continuano. I combattimenti tra le Forze armate turche, l’Fsa e le Ypg proseguono su tutti i fronti. Le milizie curde hanno attaccato con armi anticarro un convoglio militare turco presso la diga di Maydanky, a circa 12 chilometri nel nord di Afrin.

L’offensiva turca contro il capoluogo del settore di Afrin va avanti da circa due mesi, costringendo all’esodo almeno 150.000 civili. In città  800.000 abitanti la stanno abbandonando, è una vera tragedia umana, un esodo oceanico, gente che muore nel cammino verso Aleppo, o verso altre destinazioni, e i morti vengono seppelliti nei campi o dove possibile.

Il Generale libanese, Amin Hoteit esperto militare e di Mondo Arabo afferma: “La Turchia è in trappola e dovrà affrontare una guerriglia accanita, è entrata nelle sabbie mobili. I Curdi non usano la loro gente come scudo umano, abbandonano la città per evitare morte e distruzione. Risolta la questione Ghouta, i siriani si dirigeranno verso la città di Afrin a maggioranza Curda, in ogni conflitto si conserva il proprio obbiettivo”.

Il collega Mohamad Eid scrive da Aleppo: “Il massacro di Afrin assume contorni ogni giorno più disumani. Le bombe cadono, senza distinzioni nel settore curdo, a queste (bombe) si aggiungono raid turchi sugli sfollati, e venerdì notte l’aviazione turca ha colpito tre volte, uccidendo almeno 16 persone, tra loro alcuni bambini e una donna incinta”.

La battaglia della Ghouta est sta per essere conclusa, l’80% è stato liberato.  80.000 civili sono venuti via in tre giorni, Kfar Batna e Saqba nelle mani del dei governativi, i terroristi del Fronte Annusra che invece rifiutano di trattare, sono in fuga.

Gli Stati Uniti e Israele ritengono la liberazione della Ghouta est una vittoria schiacciante per il Presidente Assad, e Trump non esclude attacchi contro siti governativi nella capitale.

A Mosca, durante una conferenza, il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha avvertito l’amministrazione Trump di non “giocare con il fuoco” nel confitto in Siria. Lavrov ha espresso disapprovazione nei confronti di un eventuale attacco contro la Siria. Sabato 17 marzo, il Ministro della Difesa della Federazione Russa, Generale Sergei Shoigu ha dichiarato: “In caso di un attacco americano contro siti governativi siriani le Forze Armate Russe risponderanno con determinazione”.

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