Nagorno Karabakh-Giardino montuoso nero

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Paola Angelini

Il nome Nagorno Karabakh (Artsakh) è di per se già complicato. Nagorno è un termine russo che significa montagna; kara è la parola turca che indica il colore nero; bakh deriva dal persiano e vuol dire giardino. Artsakh è il nome storico per gli Armeni.

Il Nagorno Karabakh è una regione grande come l’Abruzzo, incastrata tra le montagne del Caucaso meridionale, un enclave armeno in territorio azero. Per raggiungerlo, il viaggio è lungo e difficile: l’unica soluzione è attraversare l’Armenia, superando tre passi di montagna a oltre 2000 metri, al confine tra Armenia e Azerbaijan. Il Caucaso meridionale è la catena di montagne tra Mar Nero e Mar Caspio, tra Armenia e Azerbaijan, tra Georgia e Russia.

Comprendere il conflitto del Nagorno-Karabakh e il contesto di paralisi diplomatica è complesso: la regione è contesa tra Armenia e Azerbaijan. Per alcuni analisti non è un conflitto religioso, oppure uno scontro per le risorse, e neanche un’ostilità etnica: sembra si tratti di rivendicazioni di tipo territoriale di uno Stato contro un altro. Per molti altri l’origine degli scontri è l’insieme di tutti i fattori, religiosi, etnici e territoriali.

Dopo la rivoluzione russa (1917), il Nagorno-Karabakh entrò a far parte della Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, che comprendeva l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaijan (l’indipendenza di queste tre repubbliche ha avuto una breve durata perché vennero facilmente inglobate nell’Unione Sovietica).

Nel 1923, Stalin decise di assegnare il Nagorno-Karabakh all’Azerbaijan, prevalentemente musulmano, paese della regione del Caucaso tra Europa e Asia, ricco di petrolio, con un ruolo strategico nel transito delle risorse energetiche centro asiatiche, escludendo l’Armenia, popolata in maggioranza da cristiani, paese del continente asiatico senza sbocco sul mare che reclama, da tempo, il Nagorno Karabakh e il Nakhichevan. La Repubblica Autonoma di Nakhichevan gode di autonomia negli affari interni ed è riconosciuta parte dell’Arzebaijan; confina con l’Armenia, la Turchia, e la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il conflitto esplose tra Armeni e Azeri nel 1988 e durò fino al 1994, causando problemi alla stabilità del blocco sovietico. Da allora i momenti di tensione si sono alternati a momenti di tregua.

Tramite un referendum svolto in maniera esemplare, il processo di emancipazione del Nagorno-Karabakh, avvenuto nel 1991-1992, lo ha reso di fatto indipendente. È una Repubblica presidenziale, la capitale è Stepanakert.

Il Caucaso meridionale (Transcaucasica per i russi) si estende su una vasta superficie, e viene da molti definito un corridoio che va da Est verso Ovest. La situazione geopolitica è caratterizzata da una consistente instabilità: zona di lotte, di intrecci, di incontri, di conflitti rimasti spesso latenti. A rendere la situazione ancora più complessa sono stati i passaggi di tre importanti culture, l’impero Persiano, l’Ottomano, il Russo: ogni singola egemonia ha lasciato le proprie tracce e una ricca eredità.

I tentativi di raggiungere un’interruzione del conflitto da parte delle organizzazioni internazionali ONU e OSCE (mediazione del Gruppo di Minsk-Russia, Francia, Stati Uniti) sono ancora senza esito, ed esistono quattro risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dell’unione Europea. In ogni caso, la Russia rimane garante della fragile tregua nel Nagorno-Karabakh. La risoluzione del conflitto, purtroppo, ancora non ha prodotto risultati visibili, nonostante i soliti appelli.

E l’Europa non sembra interessata alle problematiche dei due Paesi. Mondi lontani da noi. Nessuna notizia sui quotidiani nazionali.

Quello che gli abitanti dell’Artsakh vorrebbero chiedere al mondo è che esso li consideri abitanti di un Paese con i problemi relativi alle condizioni sociali del buon vivere.

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