Missione in Armenia e nel Nagorno Karabakh

Paola Angelini

 

 

Talal Khrais, responsabile di politica estera dell’Associazione Italo Araba Assadakah, in questi ultimi anni ha lavorato in 38 Paesi, con colleghi di 84 diverse nazionalità, ha condiviso intere giornate con la prospettiva di restituire notizie e non chiudere gli occhi davanti ai conflitti che hanno cambiato gli equilibri dell’area Medio Orientale. Accompagna Francesco Semprini del quotidiano la Stampa, Fenesia Colluso del GR Rai, in viaggio nell’antica terra degli Armeni e nel Nagorno Karabakh.

L’Italia ha avuto nei secoli relazioni solide con gli Armeni, per i quali è stata luogo di passaggio, meta, e spesso terra di adozione. L’Armenia ha legami storici, culturali ed economici con i Paesi occidentali, per la cristianità e i suoi 1700 anni di storia, per la massiccia diaspora in Italia, in Francia, negli Stati Uniti e in Canada. L’Armenia è un Paese che guarda all’Occidente con sentimenti di forte appartenenza, senza per questo motivo indebolire i suoi rapporti di amicizia con la Russia.

Il Nagorno Karabakh è situato nel Caucaso meridionale, incuneato tra l’Armenia (ovest), la Repubblica Islamica dell’Iran (sud), e l’Azerbaigian (nord ed est). È diventata Repubblica presidenziale con il nome di Artsakh, è uno stato a riconoscimento limitato, non riconosciuto da alcun membro dell’ONU, e si è autoproclamato indipendente dall’Azerbaijan.

Durante il primo giorno di viaggio, i tre reporter sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica dell’Artsak (2017) Bako Sahakyan, dal Ministro della difesa Levon Mnatsakanyan, e dall’Arcivescovo Pargev Martirosyan.

La messa di Pasqua è stata celebrata nel Monastero armeno di Dadivank (IX-XIII sec.), nella regione di Shahumian. Molti i giovani legati alla loro terra, difesa con il sangue dai nonni, dai genitori.

 

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