Il tempo passa e la guerra in Siria entra nel suo ottavo anno

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Mohamad Eid, Draa
Jafar Mhanna, Ghouta orientale
Talal Khrais – Paola Angelini

Si avvicina la battaglia finale di Duma, l’ultima cittadina della Ghouta orientale, l’area a est di Damasco controllata da forze anti Assad. Il gruppo di Jaish al Islam, legato ad al Qaedah difende le ultime trincee, gli altri gruppi hanno raggiunto un accordo con le Forze Governative abbandonando l’area verso Idlib.

I nostri colleghi impegnati in prima linea con le Forze Armate Governative, fanno sapere che Jaish al Islam ha un enorme quantitativo di dollari, si calcola una cifra pari a 950 milioni in contanti, e sui criteri di distribuzione pare ci sia disaccordo tra i dirigenti.

Jafar Mhanna segue l’operazione della Ghouta orientale da 20 giorni, conferma che l’Esercito Arabo Siriano ha bombardato intensamente le postazioni del gruppo terroristico colpendo l’ultima rampa di razzi grad, in risposta ai precedenti lanci tirati verso la capitale siriana. Inoltre, l’aviazione militare siriana ha risposto al fuoco aperto dai terroristi nelle zone residenziali, i terroristi violano l’accordo su Duma, e si rifiutano di rilasciare le persone che si trovano nella città.

In precedenza si era diffusa la notizia delle violazioni da parte dei terroristi, le infrazioni riguardano gli accordi con l’esercito siriano raggiunte con la mediazione russa: è stato aperto il fuoco nei pressi del corridoio umanitario a Muhaiam al Rafidin, e nel quartiere periferico della capitale siriana. Per Jafar Mhanna il 94% dell’area è tornata sotto il controllo delle Forze Governative Siriane, gli abitanti fuggiti (all’epoca), ricominciano a farvi ritorno, e 50 mila, degli oltre 170.000 civili evacuati, rientrano nella Ghouta.

I Paesi che, fino a questo momento, hanno sostenuto il terrorismo in Siria non sembrano scoraggiati per la distruzione e la morte di circa mezzo milione di persone, continuano a fornire armi, e fondi ai terroristi. Mohamad Eid, collega corrispondente a Daraa, nel sud della Siria, afferma che le formazioni terroristiche dislocate a ridosso del confine con la Giordania si stanno organizzando per una nuova offensiva, i gruppi sono vari: lo Stato Islamico, il Fronte Annusra, l’Esercito Libero. Si organizzano, con molta probabilità, operazioni chimiche con mine artigianali, piene di cloro.

E la posizione dell’Occidente, complice sin dall’inizio della cosiddetta primavera Araba, non corregge la sua politica. Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto al Presidente russo, Vladimir Putin di fare pressioni su Damasco per la fine della “escalation militare” in Siria, e consentire protezione alla popolazione, per una ripresa credibile dei negoziati, e una transizione politica per prevenire il risorgere dello Stato Islamico. Macron ha esortato la Russia ad esercitare la sua influenza sul regime siriano in questo senso. Stati Uniti e Russi collaborano su più fronti, ma su altri si gioca liberamente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha proposto all’Arabia Saudita di versare un contributo per mantenere la presenza militare americana in Siria. Durante una conferenza stampa ha detto: “Abbiamo quasi terminato tutti i nostri compiti, presto decideremo cosa fare dopo. L’Arabia Saudita è molto interessata alla nostra decisione, se vogliono la nostra presenza, forse dovranno pagare”.

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