Attacco alla Siria

Paola Angelini, Roma

Senza voler rovesciare il regime di Bashar al Assad, hanno attaccato la Siria. Un’operazione mirata e congiunta, tutti compatti, tutti responsabili della prova di forza. Trump è soddisfatto, Macron anche, la premier Teresa May definisce necessaria l’azione, e la Nato approva l’intervento. Al fianco di Trump si schiera pure Erdogan.

La storia degli intrecci è complessa da raccontare, e non ci sono prove certe sulle armi chimiche.

La Russia ha sottolineato che l’intervento di USA, GB e Francia non resterà senza risposta. Dalla Repubblica Islamica dell’Iran fanno sapere che questa azione mina le fondamenta della pace, porta ulteriore instabilità nella Regione, rafforza il terrorismo e l’estremismo. Inoltre, si invitano le Organizzazioni e tutti i Paesi a condannare il raid occidentale.

L’Unione Europea appare divisa e poco convincente sulla scena internazionale: sembra un’associazione commerciale, più che una federazione di Stati con una responsabilità politica comune.

Federica Mogherini, Alta Rappresentante per gli Affari Esteri della UE, si presenta “cauta”. Tutta la sua incisività si concentra nella dichiarazione: “Siamo stati avvertiti del raid”.

Se si inizia una guerra, non è dato sapere quando e come finirà. Un paio di settimane fa, il Presidente Trump ha annunciato che avrebbe ritirato i soldati americani dalla Siria del nord, zona controllata dai Curdi. Ma davvero vuole uscire dalla Siria?

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite delibera atti in riferimento a minacce, a violazioni della pace o ad aggressioni. Il Consiglio non ha adottato la risoluzione richiesta dalla Russia che, giudicando i missili sganciati come una violazione dei regolamenti, sollecitava una condanna per l’attacco in Siria.

Si auspica, in alternativa, l’adozione di una risoluzione che favorisca il sostegno alla distribuzione di aiuti umanitari, il cessate il fuoco e la partecipazione di Damasco ai negoziati di pace sotto la guida delle Nazioni Unite.

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