Conoscere meglio le Chiese Orientali

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Conoscere meglio le Chiese Orientali

12/04/2018

Susanna Di Giacomo.

Credo di aver capito che lei rappresenta la Chiesa cattolica greco melchita che funge da ponte tra Oriente ed Occidente, come può presentarla alla nostra opinione pubblica?

Al principio, il vescovo Aftimos Al-Saifi, fondatore dei cattolici orientali ha creato un movimento di unione con la Chiesa romana. Egli ha formato degli studenti, mandandoli a Roma e in Europa, che poi sono diventati diaconi e preti. L’obiettivo principale era quindi quello di stabilire l’unione tra la Chiesa antiochena e la Chiesa romana. Ma questo era un lavoro difficile. Il vescovo è riuscito a dar inizio ad un grande movimento. Gli studenti sono ritornati nelle loro terre, hanno seguito l’insegnamento della dottrina della Chiesa cattolica e si sono proclamati cattolici. Egli morì nel 1724 e poco dopo scomparve anche il patriarca della chiesa antiochena. Dopo la sua morte quella parte che era già “cattolica” ha eletto un nuovo patriarca ma la Chiesa di Costantinopoli non era ancora in accordo con la Chiesa romana e non è quindi stata riconosciuta l’elezione di questo Patriarca “cattolico” da parte di Costantinopoli che ha scelto di incaricare un altro (che fu ancora diacono, non di lingua araba, bensì greco perché i patriarchi sono da sempre stati greci).

Si può quindi dire che da quel momento, 1724, sono sempre esistiti due patriarchi, uno cattolico unito alla Chiesa romana, ed uno ortodosso. Noi siamo la Chiesa melchita, ovvero Chiesa cattolica greca (di rito bizantino in lingua greca e non di etnia o nazionalita) orientale unita  alla Chiesa romana. Questa Chiesa si chiama ormai melchita

La nostra Chiesa, dalla sua fondazione, aveva lo scopo di costruire un ponte.

Io a tal proposito scrissi una tesina intitolata La Chiesa melchita è ancora un ponte o è diventata un ponte rotto? Ormai, da sessanta anni, c’è un rapporto diretto tra ortodossi e cattolici, tra il mondo orientale e il mondo occidentale, siamo tutti entrati in un bel dialogo. Dobbiamo solo saper aspettare per verificare se sia possibile creare un’unità. Per il momento non è facile perché la Chiesa ortodossa, nella storia, è stata divisa in più chiese. Ora ne sono quasi 14, separati l’una dall’altra, non è quindi possibile, per il momento,  avere una stessa decisione da poter stabilire l’unità con la Chiesa occidentale.

Indubbiamente ci sarà molto lavoro da fare perché in molte situazioni subentrano anche interessi politici ed economici.

 

Visto il crogiolo di lingue e culture del mondo orientale, ci interessa sapere che lingua adotta la sua Chiesa per la liturgia.

 

La lingua che è stata usata in passato per i riti religiosi è la lingua greca visto che la cultura che dominava era quella ellenica di Bisanzio. Dentro questa cultura è nato il nostro rito di celebrare le funzioni ecclesiastiche, che fu chiamato il rito bizantino.

Era possibile passare dal greco all’arabo senza grande difficoltà perché secondo il principio liturgico della nostra Chiesa la lingua liturgica è quella del popolo. Tutto fu tradotto in arabo dal greco. Ora noi utilizziamo qualcosa della lingua greca che ci fa ricordare le origini del nostro rito. Qui in Italia la lingua liturgica da noi utilizzata è l’italiano, in Francia e il francese e cosi via.

 

A mio avviso oggigiorno noi giovani ragazzi non veniamo sufficientemente formati ed informati sullo straordinario mosaico delle Chiese orientali. Cosa ne pensa a tal proposito?

 

Innanzi tutto credo sia dovuto ai conflitti che sono nati nella storia della Chiesa, alle diverse culture ed alle diverse lingue. E’ difficile per voi ragazzi capire questo mosaico, perché siete un po’ lontani. Non c’è formazione, non si studia mai cos’è l’Oriente cristiano. Anche l’informazione viene meno, e non ne si può attribuire la colpa a qualcuno, è solo un problema di conoscenza.

Esistono molte culture, lingue, chiese, perché la Chiesa da quando è nata si è spostata verso altre culture per far entrare la fede nei popoli. Ci sono stati molti conflitti e ad ogni conflitto c’è stata una separazione. L’impero ottomano quando si è trovato a fronteggiare tutte queste chiese ne ha riconosciute solamente tre, le altre hanno vissuto in modo clandestino e per questo non si conoscono molto. Il fatto che l’impero ottomano avesse rapporti conflittuali con l’Occidente non permise l’incontro e la conoscenza tra le diverse culture. Tutto ciò ha causato la non informazione di voi ragazzi.

 

Il prossimo 24 aprile si celebrerà l’anniversario di uno degli  eccidi del popolo armeno. Secondo lei, perché non se n’è parlato a sufficienza? Perché i giovani conoscono l’atroce sorte capitata agli ebrei ma non quella degli armeni?

 

In Libano noi con gli armeni ogni anno facciamo una manifestazione per chiedere all’impero turco di riconoscere questo massacro e di chiedere perdono. Con gli anni è diventata significativa anche la partecipazione dei musulmani in Libano. Perché non se ne parla? Perché il mondo ormai è pieno di massacri, come possiamo focalizzarci su un genocidio accaduto più di cento anni fa quando stiamo vivendo in un periodo di stermini? Ciò non significa che bisogna dimenticare.

Possiamo, volendo, prendere in esame anche la situazione del popolo palestinese, molte persone sono fuori dalla Palestina e non sono ancora tornate, non hanno una terra, un Paese, una Nazione.

Della questione degli ebrei se ne parla perché è una questione politica internazionale. La pubblicità e l’informazione israeliana, americana ed europea sono molto più forti di quelle armene cristiane.

 

Il collegio di S. Basilio, da lei rappresentato, ha in qualche modo stimolato la memoria e il ricordo?

La chiesa melchita non celebra il 24 aprile questo evento perché non ci riguarda direttamente, ma noi, con i nostri fratelli armeni, partecipiamo alle loro celebrazioni. La nostra Chiesa partecipa. In Libano siamo invitati dagli armeni ed ogni tanto partecipiamo per una questione di incoraggiamento dei popoli a saper chiedere scusa laddove nascono dei conflitti. Il fatto che le persone riconoscano i propri errori fa sì che le comunità si riavvicinino.

Anche il Papa si è scusato per tutti gli errori che la Chiesa ha compiuto nel corso della storia, non ne è stato lui l’artefice, ma il solo fatto di chiedere perdono ha reso più viva la speranza di avvicinare le persone le une con le altre.

Quando parliamo dei cristiani d’Oriente dobbiamo ricordare che questi vogliono che l’Europa e tutto l’Occidente, dove c’è la calma e dove si vive bene, giochino un ruolo efficace a livello di democrazia, a livello di diritti dei popoli : questo scopo non si raggiunge con le guerre ma con l’educazione.

La vera guerra si fa con l’educazione.

C’è bisogno di un sistema politico “laico” che sappia distinguere la fede dal potere politico. I problemi delle discriminazioni religiose ormai non possono più essere accettati e nessuna religione può essere ritenuta tale se discriminante.

 

Che significato simbolico assume, secondo lei, la visita del Catholicos Karekin II al Vaticano in vista dell’inaugurazione della statua bronzea di San Gregorio di Narek?

Nella vita, questi, sono gesti di avvicinamento. Questo è simbolo e prova del fatto che tutta la Chiesa cattolica è unita alla causa degli armeni. C’è bisogno d’incontro per poter creare un mondo migliore. Il gesto della costruzione di una statua in bronzo ha poca importanza, ciò che importa sono le idee che nasconde.

 

Vorrebbe lasciare un messaggio ai giovani ragazzi?

I giovani hanno bisogno di essere meglio formati ed informati. Possono avere qualche apertura intellettuale a ciò che non conoscono, devono essere sempre pronti ad accettare e conoscere l’altro per poterlo amare. Quando parliamo di giovani, parliamo di tutti: musulmani, cristiani, giudei, buddisti..

I ragazzi sono i responsabili del futuro di questo mondo e se riuscissero a vivere insieme con il rispetto e con il dialogo, sarebbe una cosa davvero bella.

I giovani, oggi, devono aiutare l’Islam, sono chiamati ad avere il coraggio di dire ai musulmani che la salvezza è nella separazione tra religione e Stato, il fanatismo religioso non serve a nulla.

Voi giovani avete il sangue caldo ed ognuno vuole fare qualcosa per sé stesso, ma dimenticate che solo nell’uguaglianza e nella giustizia si può cambiare in meglio.

Io quando ero giovane pensavo di unire le diverse comunità religiose perché avevo dei sogni grandi, poi man mano ho capito che non ci sarei riuscito, allora ho pensato di unire i cristiani ed anche su questo ho ragionato e compreso che non ne sarei stato in grado. Mi sono, infine, convinto che l’unica strategia per unire è quella di essere aperti a tutti, questo l’ho fatto e sono felice di continuare a farlo.

Vi chiedo di usare la vostra energia per lavorare insieme per il mondo dove tutti siamo figli dello stesso Dio, per chi crede, e di una sola natura, per coloro che non credono.

 

 

 

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