Conflitto in Medioriente

Bogdana Ivanova, Mosca
Hakam Amhaz, Teheran
Laila Khrais, Talal Khrais – Beirut

Il ritiro degli Stati Uniti dell’accordo sul nucleare incoraggia l’attacco contro Tehran

Israele e Paesi Arabi trascinano gli Stati Uniti in guerra contro l’Iran

Fonti credibili iraniane affermano ad Assadakah  che l’Iran ha inviato un messaggio, ha dato una risposta sufficiente in risposta agli aggressioni Israeliane avvenuto 3 giorni fa a Keswah, Sud Siria e una settimana fa nella vicinanza di Homs alla base T4 . La stessa fonte sottolinea nel caso in cui Israele cerca di allargare il conflitto la Repubblica Islamica è pronta per ogni eventualità. Le parole della fonte  indicano che in questo momento esiste un equilibrio di dissuasione tra le due parti e che non deve essere violato.

Fino questo momento, in mancanza  di un massiccio intervento diplomatico che necessariamente deve coinvolgere gli Stati Uniti e la Federazione Russa, la tregua è ben lontana. La situazione si aggrava tra lo Stato Ebraico e l’intero Fronte chiamato della Resistenza, Siria, Iran, Hezbollah e  Movimenti Palestinesi irritati più che mai dello schieramento israeliano a favore di Israele. La tensione sale sulle Alture del Golan nel merino della Guardia Rivoluzionaria Iraniana ed alleati e che potrebbe coinvolgere anche le fattorie di Chebaa, territorio libanese occupato tutt’ora da Israele .  Ricordiamo che la notte scorsa l’Esercito Israeliano aveva come un  obbiettivo circa 50 postazioni, che dovranno essere iraniane dopo che la forza Al-Quds guidata dallo Sheikh Qassem Sulaimani  ha lanciato 20 razzi verso postazioni israeliane di prima linea sulle Alture. Missili in parte intercettati dal sistema di difesa israeliano Iron Drome.     Mercoledì scorso missili israeliani avevano colpito postazioni militari  tra cui stazione radr dell’Iran a sud di Damasco.  In Israele i danni sono stati minimi e senza nessuna vittima.

La diplomazia si muove a cominciare del presidente francese Emmanuel Macron,  chiede una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente dopo il raid israeliano in Siria a seguito del lancio di missili  contro postazioni israeliane sulle Alture del Golan. Macron, ad Aquisgrana per ricevere il premio Carlomagno, discuterà della crisi con la cancelliera tedesca Angela Merkel. La Germania come d’abitudine è in prima fila per calmare la situazione .  L’Italia non si muove e non parla ancora sembra che i mille soldati e cento dislocati a pochi kilometri nel Sud del Libano, sono da un altro Mondo.

Israele e Paesi Arabia del Golfo cercano di trascinare gli Stati Uniti in una guerra contro l’Iran, il giorno dopo 9 Maggio,  dopo la  decisione del presidente americano Donald Trump di ritirarsi dal piano d’azione globale congiunto ha aggredito la Siria. Un ritiro inspiegabile dall’accordo del JCPOA rispettato dalla Repubblica Islamica secondo tutte le cancellerie europei, che avevano richiesto all’Iran di limitare il suo sviluppo di armi nucleari in cambio di un allentamento delle sanzioni economiche contro il paese.

Il presidente Trump sosteneva che, nonostante l’accordo, l’Iran era sull’orlo dello sviluppo di armi nucleari distruttive e che il sostegno finanziario dell’Iran serviva solo a sostenere il regime terrorista, senza nessuna prova. Per una grande potenza le prove non servono basta credere. Da ricordare che l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha definito la decisione del presidente Trump di ritirare dal JCPOA un “grave errore” in una dichiarazione rilasciata martedì sera negli Stati Uniti. Nella sua dichiarazione, Obama ha osservato che: “Allontanarsi dal JCPOA ci fa voltare le spalle agli alleati più stretti dell’America, e un accordo che i principali diplomatici, scienziati e professionisti dell’intelligence del paese hanno negoziato. In una democrazia, ci saranno sempre cambiamenti nelle politiche e nelle priorità da un’amministrazione all’altra.

Esiste un legame molto forte tra  la decisione del Presidente degli Stati Uniti e le esigenze di Israele di attaccare l’Iran. Gli scontri si sono intensificati tra Israele e Siria martedì sera, dopo che Israele ha attaccato in quanto le unità iraniane si muovono in Siria.

Ieri un Grande evento nella Federazione Russa il 9 maggio la vittoria contro il Nazismo e il leader israeliano Benjamin Netanyahu è stato invitato dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin alla parata sulla Piazza Rossa che celebra la vittoria dell’Urss sulla Germania nazista. La visita di Netanyahu era stata fissata già da tempo, ma la sua importanza è cresciuta ulteriormente perché avviene a poche ora dall’annuncio di Donald Trump dell’uscita unilaterale degli Usa dall’accordo con l’Iran sul nucleare, siglato nel 2016 dal Gruppo “5+1″ del quale la Russia fa parte. Alla luce di quanto sta accadendo in Siria, è necessario assicurare un coordinamento continuo tra i militari russi e quelli israeliani”. Benjamin Netanyahu si  è detto che il suo Paese estremamente preoccupato per la presenza iraniana in Siria, dove Teheran, come Mosca, sostiene il presidente Bashar al-Assad.

La “situazione è complessa”, annota Putin all’inizio del colloquio con Netanyahu. “Certo, useremo la visita di oggi per parlare di relazioni bilaterali, problemi nella regione. La situazione, sfortunatamente, è complessa. Vorrei esprimere la speranza che saremo in grado non solo di discutere, ma anche di guardare a soluzioni che potrebbero portare alla normalizzazione del conflitto”… “Apprezzo molto l’opportunità di discutere con te e ragionare insieme”, dice a sua volta Netanyahu rivolgendosi direttamente a Putin.  Nel suo comunicato durante la visita del PM israeliano, lo Zar della Federazione  russa ribadisce la valutazione allarmata sulla situazione in Medio Oriente: molto grave, rimarca il comunicato . Quanto a Netanyahu, citato nel medesimo comunicato, torna sull’impegno condiviso, almeno quello, con Mosca per agire al fine per contrastare le minacce esistenti in modo ragionevole e responsabile.

Riepilogo

 

Subito il giorno dopo del ritiro degli Stati Uniti avviene il  lancio di missili a seguito di un allerta dell’esercito israeliano, a causa di presunte attività irregolari delle forze iraniane nel territorio siriano. Anticipando la possibilità di un attacco dall’Iran, è stato ordinato di aprire e attrezzare bunker anti bomba a nord del paese. “Ogni aggressione a Israele riceverà una severa risposta” ha annunciato l’esercito.

 

L’Iran si è mantenuto silenzioso, non ha commentato subito in merito all’accaduto.

E’ evidente però che in questa situazione, presunti attacchi non fanno che aumentare la tensione in una regione già alta.  Secondo gli analisti mediorientali si fa concreto il rischio di un confronto diretto fra Iran ed Israele, seguito probabilmente dall’intervento degli Stati Uniti.

Sia Israele che l’Arabia Saudita, altro paese ostile all’Iran, hanno appoggiato la decisione di Trump di ieri. Netanyahu ha dichiarato che preferirebbe un confronto militare con l’Iran prima, piuttosto che dopo. “Siamo determinati ad arrestare il coinvolgimento iraniano, anche a costo di uno scontro. Preferiremmo non ricorrere alle armi, ma se ciò è necessario è meglio che avvenga adesso.”

Tuttavia la repubblica Islamica dell’Iran ha ribadito che si impegnerà nonostante tutto a preservare l’accordo nucleare con gli Stati Uniti, cooperando con tutti gli altri paesi che ne fanno parte. Il Presidente Rouhani ha detto di aver ordinato al ministro degli esteri di negoziare con i paesi europei, la Cina e la Russia nelle settimane a venire. Infine le parole del ministro degli esteri siriano: “Riponiamo completa fiducia nelle capacità dell’Iran di venire a capo delle ripercussioni dell’aggressiva condotta americana.

 

Nel discorso del presidente americano, Donald Trump, sul trattato nucleare con l’Iran è stato “stupido e superficiale” e costituisce “una minaccia per il popolo iraniano e il suo governo”. A affermarlo è la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, secondo il quale Trump, nel corso della sua carriera, “ha detto almeno 10 bugie”. “Non puoi fare un accidente!”, ha quindi detto Khamenei al presidente Usa.

Il leader spirituale : solide garanzie europee, altrimenti salta accordo – Khamenei ha anche sottolineato che l’Iran non si considererà più vincolato dall’accordo sul nucleare del 2015 senza “solide” garanzie da parte degli europei. “Adesso, dite di voler continuare l’accordo nucleare con i tre paesi europei – ha affermato rivolgendosi ai paladini dell’accordo in Iran, come ad esempio il presidente Rohani – ma io non ho fiducia in questi tre Paesi. Se volete concludere un accordo, allora dovete ottenere delle garanzie concrete, altrimenti domani faranno la stessa cosa che hanno fatto oggi gli Stati uniti”.

 

Comunicato di Assadakah

 

La guerra che sta avvenendo sul territorio siriano    non sembra interessare la diplomazia italiana. Stanotte abbiamo assistito un  escalation che rischia di fare scoppiare un vero e proprio conflitto sui tutti i fronti a cominciare   fra Israele e Iran, rischia  da vero di scoppiare su diversi campi di battaglia a cominciare dal Libano, dove 1100 caschi blu italiani si troverebbero fra due fuochi.  Come abbiamo previsto la risposta  della Guardia Rivoluzionaria della Repubblica Islamica dell’Iran, agli attacchi subiti sul territorio siriano a Sud Damasco non  ha aspettato molto ed è la risposta. Una risposta limitata ma presto se la diplomazia internazionale non si muova potrà trasformarsi in un inferno.

L’annuncio di rottura sul nucleare iraniano del presidente americano, Donald Trump, rischia di dar fuoco alle polveri. Tutto avviene in un clima di grande tensioni. La continua interferenza da 7 anni in Siria centinaia di terroristi inviati da tutto il mondo. Il popolo palestinese continua a pagare il prezzo più alto per una mancanza soluzione in conformità delle risoluzione 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza Dell’ONU,  due Stati sulla terra palestinese infine lo Yemen  colpito duramente sottoposto a continui bombardamento da parte del l’Arabia Saudita ed alleati.

Assadakah si rivolge a tutti governi e all’opinione pubblica perchè il conflitto in Medioriente viene spento. Si rivolge al governo italiano e alle istituzioni perché l’Italia assuma un suo ruolo per una pace giusta e durevole nell’interesse di tutta la comunità internazionale.

 

 

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