Ankara: “Soluzione militare a Idlib sarà una catastrofe”

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Roberto Roggero

Veberdi 24 agosto, il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu ha pubblicamente avvertito la Russia che il cercare la soluzione militare nella provincia di Idlib, l’ultimo territorio della Siria dove si combatte ancora, porterà inevitabilmente a una catastrofe. La dichiarazione è stata fatta a Mosca durante l’incontro che Cavusoglu ha avuto con il proprio omologo russo, Sergej Lavrov, poche ore prima dell’incontro con Vladimir Putin.

Sarebbe un disastro – ha aggiunto Cavusoglu – non solo per la provincia di Idlib, ma per il futuro di tutta la Siria, perché una battaglia di questo tipo potrebbe durare molto a lungo, con conseguenze terribili soprattutto per la popolazione civile, a seguito dei bombardamenti che certamente avverranno“.

Analisti, politici e diplomatici stanno discutendo da tempo su un probabile attacco in forze dell’esercito siriano, appoggiato dalla Russia, nella zona dove si trova ancora l’ultima roccaforte ribelle. Il governo di Damasco controlla ancora l’estremità sud-orientale di Idlib e ha in programma di conquistare l’intera regione, che confina con la Turchia, considerando l’obiettivo una priorità assoluta. Nella zona in questione, però, si trovano quasi 4 milioni di civili, che non saprebbero dove rifugiarsi, perché la Turchia pare non avere intenzione di accogliere altri sfollati dopo gli oltre 3 milioni che già si trovano nel suo territorio. Il tutto considerando che Idlib è una delle zone dichiarate “di pacificazione” o “de-escalation” in seguito ai colloqui fra Russia, Iran e Turchia dello scorso anno.

Cavusogl ha aggiunto: “E’ importante fermare l’esodo degli sfollati, anche e soprattuto per la Turchia. Potrebbero costituire una seria minaccia perché vi si mischierebbero pericolosi terroristi. E’ assolutamente necessario che i gruppi teroristi vengano resi inefficaci“.

Putin ha incontrato i ministri turchi della Difesa e degli Esteri e ha dichiarato che si sono fatti passi avanti verso la soluzione della crisi siriana, tuttavia la soluzione appare ancora lontana, in particolare perché non esiste ancora una netta separazione da quelal che è l’opposizione popolare al governo di Damasco, dalle formazioni puramente terrroriste.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha definito la situazione a Idlib “ancora troppo multiforme, e con contorni ancora troppo confusi: “Quando è stata creata la zona di de-escalation a Idlib, nessuno ha proposto di intervenire per separare i terroristi che si nascondono fra i civili, usati come scudi umani“.

Ankara fa ancora molto affidamento sui colloqui con la Russia e l’Iran, per riprendere il processo di Astana, considerato ad oggi come il più valido tentativo di aggirare gli infruttuosi interventi dell’ONU, che in Siria non hanno portato a nulla di concreto. Nel frattempo, la Turchia sta affrontando anche la crisi con gli alleati della NATO e con gli Stati Uniti, per la questione politica generata dalla detenzione dei un pastore americano in stato di detenzione da due anni, con l’accusa di terrorismo.

Il presidente Trump ha annunciato l’applicazione di rigide sanzioni contro la Turchia, che già stanno creando pesanti scompensi sul valore della lira turca.

Per quanto riguarda il territorio di Idlib, è anche importante considerare il fatto che esso è direttamente confinante con la provincia di Latakia, dove la presenza russa è massiccia e dove attualmente risiede la famiglia del presidente Bashar Al-Asad. La zona di Idlib, intanto, è ancora controllata per circa il 60% dalle formazioni di Hayat at Tahrir Al-Sham, mentre altri gruppi ribelli, supportati dalla Turchia, controllano il resto del territorio. Gli esperti e g gli analisti internazionali sostengono che qualsiasi iniziativa militare governativa sarà probabilmente limitata alla sola area urbana di Idlib, mentre il destino del resto del territorio potrebbe essere sottoposto agli esiti di un accordo fra Russia e Turchia.

Share.

Leave A Reply