Arabia Saudita – Un paese in cambiamento epocale

Roberto Roggero – “L’Arabia saudita sta vivendo un cambiamento epocale, è arrivata al vertice una nuova generazione di trentenni molto dinamici che vogliono cambiare e modernizzare il paese e c’è un fermento senza precedenti. La rendita petrolifera si sta trasformando in un’economia più libera e ci sono per l’Italia grandi opportunità, che tantissime imprese stanno già cogliendo. Per noi il Paese vale 5 miliardi di esportazioni e ogni anno 7 miliardi di contratti“. Lo ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Arabia Saudita, Luca Ferrari, a margine della 13a Conferenza degli Ambasciatori.

L’ambasciatore italiano a Riyadh, Luca Ferrari

Sul piano pratico, le prime iniziative si sono concretizzate nella conclusione di due nuovi contratti per un valore di 3,5 miliardi dollari, fra il marchio Saipem e le autorità saudite.

Il primo contratto, relativo al giacimento di Berri, riguarda l’espansione mediante la costruzione di nuove unità di processo sia dell’impianto per la separazione del gas dal petrolio di Abu Ali, situato sull’omonima isola, a circa 50 km a nord della raffineria di Ras Tanura, sia dell’impianto di trattamento del gas di Khursaniyah.

Il secondo contratto, relativo al giacimento di Marjan, riguarda la realizzazione di un’unità per il trattamento del gas e di un’altra per il recupero dei gas acidi per la produzione di zolfo. Il trattamento dei gas acidi consentirà di ridurre quasi totalmente il rilascio di ossidi di zolfo nell’ambiente: oltre il 99,9% dei gas verrà recuperato e le emissioni di CO2 in atmosfera saranno conformi ai più avanzati standard internazionali.

La società italiana, guidata da Stefano Cao, ha concluso gli accordi con la Saudi Arabian Oil Company (Saudi Aramco) per la divisione E&C Onshore, che riguardano appunto lo sviluppo di alcune strutture a terra funzionali ai giacimenti di gas Berri e Marjan, entrambi situati nel Golfo Arabico.

Tecnicamente, il primo accordo è definito “PKG-01 Expand Abu Ali Crude & KGP Gas Facilities” relativo al giacimento di Berri, mentre il secondo è stato definito “Gas Treatment and Sulfur Recovery” relativo al giacimento di Marjan.

L’acquisizione di questi nuovi complessi contratti testimonia l’evoluzione della nostra storica relazione con Saudi Aramco e conferma il posizionamento strategico di Saipem in Medio Oriente” così ha commentato l’A.D. Saipem, Stefano Cao. “Nel difficile contesto di questi ultimi anni, Saipem ha dimostrato un costante impegno per una crescita economica sostenibile attraverso l’innovazione tecnologica, che consente di realizzare processi industriali di sfruttamento delle risorse naturali nel massimo rispetto dell’ambiente e riducendo la carbon footprint. Alla luce dei risultati del primo semestre Saipem conferma un forte slancio con la convinzione che si possano conseguire i target definiti nell’ultimo piano, target che rimangono immutati, e non bisogna dimenticare anche la recente acquisizione da 5,6 miliardi in Mozambico, che apre un nuovo capitolo per Saipem in un paese fondamentale sia per il mercato del gas naturale, che per la logistica“.

Fra le diverse opportunità, la tecnologia offre soluzioni non solo nel campo petrolifero, ma anche e soprattutto in quello della produzione di energia e della salvaguardia ambientale e sviluppo sostenibile, in particolare nei paesi aridi e caldi come la penisola arabica. Produrre energia e contemporaneamente depurare l’acqua, tutto in un unico dispositivo che sfrutta la luce del sole: lo hanno messo a punto ricercatori della King Abdullah University of Science and Technology, in Arabia Saudita, trovando una possibile soluzione per mitigare la scarsità di energia e acqua pulita nelle regioni aride e semiaride.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, potrebbe fornire una parziale risposta alla sfida attuale dello sviluppo sostenibile. La produzione di energia richiede spesso grandi quantità di acqua e, a loro volta, gli impianti di depurazione delle acque hanno bisogno di energia per funzionare. Per cercare di risolvere il problema, i ricercatori guidati da Wenbin Wang hanno combinato insieme due tecnologie esistenti basate sulla luce solare, riuscendo a produrre simultaneamente elettricità e acqua pulita: i pannelli fotovoltaici, infatti, emettono calore che può essere sfruttato per far evaporare l’acqua nel processo di depurazione. Il dispositivo realizzato mantiene la stessa efficienza dei pannelli solari attualmente in commercio, ma riesce a produrre acqua pulita a tassi molto più elevati rispetto alle altre tecnologie in uso. Inoltre, l’integrazione delle due funzioni aumenta l’efficienza energetica di entrambe e gli autori dello studio sperano che la loro soluzione possa trasformare le centrali elettriche da grandi consumatrici a produttrici di acqua.

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