Armenia: La Memoria del Genocidio Armeno del 1915 e la prevenzione dei Genocidi

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Paola Angelini

Il 10 dicembre, a Palazzo Merulana – Fondazione Elena e Claudio Cerasi -, si è svolto il Convegno “La Memoria del Genocidio Armeno del 1915 e la prevenzione dei Genocidi”, organizzato dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e della Convenzione per la prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio.

Palazzo Merulana, di stile umbertino, è l’ex Ufficio di Igiene, e si trova nel cuore del quartiere Esquilino. Ospita le opere artistiche di proprietà della Fondazione Cerasi – Istituita nel 2014, la Fondazione Elena e Claudio Cerasi custodisce una ricca collezione d’arte moderna e contemporanea, principalmente incentrata sull’arte della scuola romana e italiana del Novecento.

All’evento erano presenti Maurizio Caprara, giornalista, Barbara Randazzo, Professoressa di Istituzioni di diritto pubblico Università degli Studi di Milano, Marcello Flores, Professore di Storia comparata e Storia dei diritti umani Università Siena, Padre Georges-Henri Ruyssen SJ, Professore straordinario presso la Facoltà di Diritto Canonico Pontificio Istituto Orientale Roma, Baykar Sivazliyan, Professore di lingua armena Università degli Studi di Milano, Antonia Arslan, Scrittrice e saggista italiana di origine armena, rappresentanti del mondo culturale e politico, leader religiosi e autorità locali, giornalisti, rappresentanti della Comunità Armena in Italia.

Nel suo discorso l’Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia S.E. Victoria Bagdassarian ha parlato del percorso storico del popolo Armeno, delle secolari relazioni tra l’Armenia e l’Italia e del ruolo della Comunità Amena in Italia.

Tavolo Relatori

S.E. Victoria Bagdassarian

Doveroso ringraziamento a Maurizio Caprara per essersi preso l’onere di coordinare, doveroso ringraziamento alla Fondazione Cerasi per la sensibilità e per aver messo a disposizione la splendida struttura nel cuore di Roma

Sono passati più di 100 anni dal I Genocidio del XX secolo, perpetrato nell’Impero ottomano, in cui furono uccisi un milione e mezzo di Armeni. Il fatto che ancora oggi vengano commessi crimini contro diversi gruppi etnici e religiosi per via della loro identità dimostra chiaramente che il mondo […].

Per il mondo un monito a non abbassare la guardia. Simili crimini contro l’umanità richiedono azioni comuni e decise da parte delle istituzioni internazionali degli Stati e della società civile.

Occorre sottolineare che uno dei motivi per cui i genocidi e i crimini contro l’umanità si ripetono è la mancanza di unità, determinazione e coerenza nel riconoscimento e nella condanna dei genocidi già avvenuti da parte della comunità internazionale.

Il ricordo dei genocidi e la realtà attuale sono inevitabilmente interconnessi, è un crimine su larga scala i cui danni sono così gravi che dopo decenni la loro influenza ancora si sente sui discendenti delle vittime e sull’intera umanità.

Testimonianze del Genocidio degli Armeni possono essere trovate in ogni angolo del mondo, e anche qui in Italia vivono discendenti dei sopravvissuti al Genocidio.

Oggi noi Armeni, come popolo sopravvissuto agli orrori del Genocidio, sentiamo l’obbligo morale di sollevare la questione dell’importanza della prevenzione dei genocidi e di ogni nuovo crimine contro l’umanità, e di agire in questa direzione.

Il Convegno ha anche questo obiettivo, e non è un caso che proprio oggi ne parliamo.

Quest’anno, il 9 e 10 dicembre ricorre il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di Genocidio. Tra le recenti iniziative intraprese dall’Armenia ci sono, nell’anno del centenario del Genocidio (2015), l’adozione presso le Nazioni Unite delle risoluzioni sulla prevenzione dei genocidi e l’istituzione, da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, della giornata internazionale per la commemorazione delle vittime di Genocidio e per la prevenzione di questo crimine, il 9 dicembre di ogni anno.

A Yerevan, nella capitale, si è aperta ieri la III edizione del Forum globale contro il crimine del genocidio, una piattaforma per la prevenzione dei genocidi attraverso la lotta comune, la sensibilizzazione e la promozione dell’educazione, un importante strumento preventivo e di inserimento dei genocidi e dei crimini contro l’umanità nei testi scolastici per le generazioni future. Ciò che e accaduto al popolo Armeno è senza ombra di dubbio la dimostrazione inequivocabile che ogni popolo potrebbe essere vittima di genocidio. Ma non dimentichiamolo mai: peggiore del crimine di genocidio c’è solo la sua negazione, assurda e intollerabile. Interventi costanti della leadership turca sono la chiara dimostrazione dell’attuale realtà in Turchia: negazionismo dei crimini contro l’umanità, a tutti costi.

Il Governo turco continua a insistere sulla posizione di istituire una commissione storica che dia un giudizio sugli eventi del XX sec. Ma la questione del Genocidio degli Armeni è già stata studiata per un secolo da studiosi, personalità politiche e civili, esperti di diritto internazionale e di genocidi, legislatori. E perfino da un certo numero di storici turchi i quali, unanimemente, hanno confermato che quanto accaduto al popolo Armeno nell’Impero ottomano fu senza dubbio un genocidio. E allora è ovvio che la proposta della Turchia di istituire la cosiddetta commissione storica persegue un solo obiettivo, ossia quello di prolungare il processo del riconoscimento del Genocidio armeno, e distogliere l’attenzione della comunità internazionale da questo crimine.

Oggi siamo costretti a essere testimoni degli atti intimidatori della Turchia contro quei Paesi che vogliono riconoscere il Genocidio degli Armeni. Malgrado ciò, numerosi Paesi del mondo, tra cui anche Stati membri della UE, così come Organizzazioni internazionali, hanno riconosciuto e condannato il Genocidio a vari livelli.

Fu il Parlamento europeo, con una risoluzione del 1987, a riconoscere che i tragici eventi del 1915-17, occorsi agli Armeni nel territorio ottomano, costituivano genocidio. E fu sempre il Parlamento europeo, con un’altra risoluzione del 2015, a chiedere a tutti gli Stati membri di provvedere al suo riconoscimento.

Ancora nel 2015, fu Papa Francesco, durante la messa per il centenario del Genocidio Armeno, a descrivere gli eventi del 1915 come il primo Genocidio del XX secolo.

Alla luce di questi fatti, il processo del riconoscimento e della condanna internazionale del Genocidio degli Armeni dovrebbe essere un forte segnale per le autorità turche che insistere sulle posizioni negazioniste non combacia con il sistema dei valori del XXI secolo. E soprattutto che il riconoscimento e la condanna internazionale del Genocidio degli Armeni è un processo continuo, che non può essere in alcun modo fermato.

Vorrei attirare l’attenzione sul fatto che in Italia a oggi sono 134 gli Enti italiani, tra Comuni, Province e Regioni, che dal 1997 ai giorni nostri hanno riconosciuto il Genocidio degli Armeni, e facendo ciò hanno ribadito con uno strumento della democrazia e del consenso popolare l’importanza della prevenzione dei genocidi e di ogni crimine contro l’umanità.

In questi anni di mandato, da Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia, ho ripetuto incessantemente agli Enti italiani piccoli e grandi che riconoscevano il Genocidio degli Armeni, con una mozione, una risoluzione o un ordine del giorno, che il riconoscimento da loro votato andava oltre il mero iter amministrativo, e faceva di quel Consiglio comunale un incontro di uomini giusti.

Non mi sono mai stancata di esprimere la mia gratitudine a quelle Amministrazioni che con il loro voto compivano un atto di verità, ma soprattutto un sincero atto di solidarietà, che fa della vicinanza ai discendenti dei sopravvissuti al Genocidio del popolo Armeno, Il Grande Male, un messaggio di speranza nel futuro.

Dobbiamo essere consapevoli che l’umanità non ha voltato pagina, e persiste ancora il pericolo di nuovi genocidi. La loro prevenzione richiede una costante attenzione e un grande sforzo da parte della civiltà civile, evitando in tutti i modi che simili tragedie siano il risultato di biechi calcoli geopolitici.

Hitler, parlando del suo progetto del massacro degli Ebrei, disse alle truppe schierate: “Chi si ricorda oggi del massacro degli Armeni? Domani nessuno si ricorderà degli Ebrei.

Tavolo Relatori

L’esempio armeno dovrebbe essere utile a far comprendere la pericolosità del Genocidio. L’eliminazione programmata degli Armeni, nell’altopiano anatolico dove vivevano da millenni, è stata definita un’operazione sistematica gestita da quello che fu l’Impero ottomano. Ancora oggi c’è negazionismo.

Gli Armeni sono uno dei gruppi etnici più antichi del Caucaso, un popolo antico con una storia che ha avuto origine nel territorio situato tra Anatolia e Caucaso meridionale, dove l’Europa incontra l’Asia: l’Armenia è un ponte fra Oriente e Occidente.

Arrivati in Italia, nel corso di questi secoli, sono stati messaggeri di una cultura di reciprocità, la comunità Armena costituisce un caso esemplare di integrazione, e la diaspora armena, sparsa in tutto il mondo, è una risorsa straordinaria in termini di circolazioni di idee e di conoscenza globale. I rapporti italo-armeni hanno 22 secoli di storia, la prima comunità viene ricordata a Roma nel II secolo a.C., da lì in poi ci sono state continue relazioni di tipo culturale, commerciale, economico.

Tavolo Relatori

Sala Convegno

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