Artsakh – Gli interessi italiani in gioco

Roberto Roggero – Russia e Turchia, hanno interessi diversi anche in Siria e Libia ma riescono, sia pure con difficoltà, a far coesistere le rispettive posizioni ideologiche. Lo stesso accade anche nel sud del Caucaso, dove sembra difficile che i due Paesi possano, nel nome del conflitto che oppone gli azeri agli armeni, aprire uno scontro diretto tra di loro.

Quali sono gli interessi in gioco? Gli analisti dicono che il conflitto sarà di breve durata. Putin pretende di mantenere un ruolo prevalente, e intanto fornisce armamenti sia agli armeni che agli azeri, mentre lo scenario si allarga a causa della non indifferente posta in gioco. Mosca e Ankara sono passate da una crisi diplomatica a una conveniente comunanza di vedute, che garantisce vantaggi reciproci anche in zone dove combattono su fronti opposti. Ad esempio: in Siria Erdogan arma gruppi di ribelli contro Assad, che invece è sostenuto dall’intervento militare russo, sebbene Erdogan veda in Putin un garante della stabilità nella regione in funzione anti-curda

Il Ministero della Difesa armeno ha dichiarato che le forze azere stanno utilizzando missili a lungo raggio causando danni alle infrastrutture civili il che può portare ad un disastro umanitario ed ambientale. Il Presidente dell’Arsakh, Arayik Harutyunyan, ha annunciato di trovarsi in prima linea per combattere contro il nemico. Inoltre nei combattimenti sono impiegate anche le armi di fabbricazione turca. Giorni fa l’aereo armeno Sukhoi-25 è stato abbattuto da un F-16 turco. Il rappresentante del ministero della Difesa della Repubblica dell’Armenia Artsrun Hovhannisyan ha dichiarato che sono state registrate le conversazioni dei piloti in lingua turca.

Gli esperti concordano sulle motivazioni dell’Azerbaijan in questa escalation. Per il dittatore Ilham Aliev si tratta dell’ultima opportunità per prolungare il suo regime. A differenza sua il Primo Ministro armeno Pashinyan che è salito al potere nel 2018 è considerato il simbolo della rivoluzione di velluto. Per placare le proteste nel paese e per distogliere l’attenzione del popolo azero dalla crisi economica, dalle violazioni dei diritti umani, dal regime corrotto della dinastia degli Aliev, il Presidente azero ha deciso di giocare l’ultima carta. Se per Aliev si tratta di una guerra per prolungare il suo potere nel proprio paese, se per Erdoghan la guerra scatenata dal suo alleato è l’ennesima opportunità di destabilizzazione in questa regione, l’Armenia non ha interessi a scatenare la guerra.

In questo conflitto la Turchia ha sempre supportato pienamente l’Azerbaijan. Nei giorni precedenti il governo armeno ha portato all’attenzione della comunità internazionale il fatto che contro l’esercito armeno combattono anche i militanti siriani. Ormai sono confermate le informazioni arrivate giorni fa sul fatto che la Turchia ha addestrato e trasferito ai confitti dell’Artsakh centinaia di mercenari dell’Isis. Il messaggio del premier della Repubblica di Armenia è stato molto chiaro: “L’Artsakh lotta contro il terrorismo internazionale che non fa distinzione tra le frontiere geopolitiche dei suoi obiettivi. Questo terrorismo minaccia ugualmente Stati Uniti, Iran, Russia e Francia. L’Artsakh, l’Armenia e il popolo armeno stanno lottando per la sicurezza globale”.

Il Governo italiano ha espresso la sua posizione sulla vicenda il 27 settembre. L’Italia chiede alle parti l’immediata cessazione delle violenze e la ripresa dei negoziati con la mediazione dell’OSCE, per prevenire un’ulteriore escalation ma, come gran parte dell’Europa, si rifornisce di petrolio dall’Azerbaijan, di cui è primo partner commerciale. Forse, proprio per questo, potrebbe ritagliarsi un ruolo nella mediazione, sebbene non abbi ancora condannato con fermezza l’Azerbaijan né per i crimini compiuti dalle truppe azere, né per i bombardamenti su insediamenti non militari, durante i quali sono stati uccisi decine di civili, né per la violazione dello spazio aereo armeno che porta il conflitto fuori del territorio del Nagorno Karabakh. E’ stato fatto solo da alcuni singoli parlamentari, che hanno invitato il governo ad agire.

Il problema è che l’Italia è il partner strategico dell’Azerbaijan in Europa. Nel 2020 durante la visita del presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev in Italia, sono stati firmati ben 28 accordi, tra cui la Dichiarazione Congiunta sul Rafforzamento del Partenariato Strategico Multidimensionale, che copre tutti i settori delle relazioni bilaterali e le priorità per future cooperazioni. Come è noto, l’Azerbaijan è il primo fornitore di petrolio dell’Italia dal 2013. Inoltre grazie al Corridoio Meridionale, nei prossimi mesi il gas dovrebbe arrivare dall’Azerbaijan in Italia attraverso altri itinerari europei. Da non sottovalutare il fatto che tra gli azionisti sia presente, con il 20%, il colosso Snam, la società italiana di infrastrutture energetiche.

L’Italia dovrebbe accogliere i segnali di un possibile conflitto fuori controllo e notare che l’aggravante tensione e la politica aggressiva e violenta dell’Azerbaijan e della Turchia con il ritrovato panturchismo alle porte dell’Europa sono una diretta minaccia all’Italia stessa e che la democrazia, il diritto dell’autodeterminazione, le vite innocenti dei civili vengono molto prima degli interessi economici.

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