Azerbaigian e Armenia incontro a Milano il 6 e 7 dicembre

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Paola Angelini – Talal Khrais

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, a margine della riunione ministeriale dell’OSCE, ritiene che la Federazione ha accolto positivamente la possibile riunione che dovrà svolgersi a Milano il 6 e 7 dicembre fra i ministri degli Esteri di Azerbaigian e di Armenia. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha affermato: “Saremmo lieti di questo incontro se le parti si accordassero per organizzarlo, ma è diritto sovrano di ogni Stato decidere se organizzare tali incontri. Se accadrà e si rivelerà costruttivo, non potrà  che essere accolto positivamente”. Commentando il rifiuto dell’Armenia di scambiare prigionieri con l’Azerbaigian sostiene: “Accettiamo qualsiasi accordo che sia in linea con l’obiettivo prioritario di risolvere il conflitto del Nagorno-Karabakh, ma l’accordo implica consenso e lavoro per realizzarlo, pertanto, l’iniziativa è importante ma deve essere elaborata per trasformarla in accordi”.

L’incontro annuale offre ai ministri dei 57 Stati partecipanti all’OSCE un’importante opportunità per valutare la situazione della sicurezza nell’area euro-atlantica e eurasiatica. OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe)  è la più grande organizzazione regionale per la sicurezza al mondo impegnata a garantire la pace, la democrazia e la stabilità.

Il Nagorno Karabakh è un lembo di terra incastrato tra Armenia e Arzebaigian, popolato da Turco-Azeri e Armeni, il conflitto in Nagorno Karabagh inizia nel 1988 quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh chiede il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella Armena.

Non è  un conflitto religioso e nemmeno un conflitto per risorse. Nel 1923 Stalin trasferì la regione storica Armena all’Azerbaijan, un Paese diverso etnicamente, e in termini di religione. Nel frattempo, si manifestava un movimento che richiedeva una maggiore autonomia culturale nel Nagorno Karabagh, ma la popolazione era armena per l’87%.

Nell’agosto del 1991 l’Azerbaigian diede vita alla repubblica di Azerbaigian, a settembre il soviet del Nagorno Karabakh (per gli armeni Artsakh) decise di non seguire l’Azerbaigian, e votò per la costituzione diventando una (nuova) entità statale autonoma.

Stephanaker

L’Azerbaigian non rinuncia alla difesa della integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della Repubblica autonoma. La Repubblica dell’Artsakh, non riconosciuta internazionalmente come entità statale costituisce uno Stato moderno.

Il Nagorno Karabakh è da sempre abitato da Armeni Cristiani, e l’Azerbaijan non abbandona la sovranità sul Nagorno Karabakh

Nel 1991, quando  l’Azerbaigian decise di uscire dall’Unione Sovietica e trasformarsi in Repubblica di Azerbaigian, gli Armeni del Nagorno Karabakh approfittarono della legislazione sovietica dell’epoca per stabilire la propria indipendenza. La decisione viene presa in forza della legge del 3 aprile 1990 dell’Unione Sovietica (Norme riguardanti la secessione di una repubblica dall’Urss), che consentiva alle regioni autonome di distaccarsi da una repubblica qualora questa avesse lasciato l’Urss. L’Azerbaigian poco tempo dopo attaccò il piccolo stato, nonostante, fossero di più uomini e con maggiori mezzi a disposizione, gli Azeri furono sconfitti dai partigiani Armeni di montagna. Nel maggio 1994 venne firmato un accordo di cessate-il-fuoco.

Senza curarsi di tale accordo, l’Azerbaigian continua a mantenere altissima la tensione lungo la linea di demarcazione, con ripetute violazioni dell’accordo, e tentativi di penetrazione in territorio armeno. La comunità internazionale è impegnata in lungo e difficile lavoro di negoziazione reso tuttavia difficile dalla prepotenza azera che non accetta alcuna soluzione diplomatica e attua la cosiddetta “politica del caviale” mirata a bloccare qualsiasi soluzione pacifica.

Gli Armeni credono che l’Europa democratica debba sostenere il diritto all’autodeterminazione del Nagorno Karabakh – Artsakh – costruita attraverso un percorso legale e democratico, e garantire al suo popolo il diritto ad avere un futuro di pace.

Stepanakert Memorial

Share.

Leave A Reply