Beirut – La testimonianza di Talal Khrais dalla sua città martoriata

Di seguito, la cronaca dello scenario che il caro amico e collega Talal Khrais ha avuto occasione di vedere con i propri occhi, giunto nella sua città natale, dopo lo sconvolgimento causato dalla esplosione del 4 agosto a porto della città: “Sono arrivato a Beirut con un aereo, sul quale viaggiava anche la vice ministra degli Esteri, Emanuela Del Re, e il segretario di Stato Vaticano, in visita ufficiale presso la presidenza della Repubblica del Libano, con appuntamento ufficiale con il presidente Michel Aoun. In questi giorni arrivano a Beirut, oltre agli aiuti da moltissimi Paesi amici, e in prima linea l’Italia, oltre a tutti i Paesi del mondo arabo, numerose personalità politiche, per esprimere la vicinanza del proprio Paese al Libano, vittima ancora una volta di una tragedia, e stretto nella morsa di una crisi economica e politica senza precedenti. Personalità che, oltre a incontrare le autorità civili e militari, non rinunciano a voler vedere con i propri occhi la devastazione della capitale, e a manifestare vicinanza e solidarietà soprattutto nei confronti della popolazione e dei familiari delle vittime, molte delle quali si trovano ancora sotto le macerie.

Talal Khrais

Questa mattina ho passeggiato per le strade, alcune ancora intasate di detriti, della mia cara e millenaria Beirut, e sono arrivato fino alla zona del porto, a Mar Mikhael, e sono rimasto senza parole, cosa che di solito non accade, visto il lavoro di giornalista, che svolgo da molti anni. Nella mia vita ho sono passato attraverso molte guerre, in Iraq, e in diversi altri Paesi del Medio Oriente e non solo, e soprattutto ho vissuto le drammatiche guerre che hanno funestato il mio Paese, il Libano, sono stato ben sei anni in Siria, ma mai mi è capitato di vedere una situazione così triste, che non ho dubbi nel definire una delle più devastanti dopo la seconda guerra mondiale. La mia Beirut non è più quella che ricordavo fino a poche settimane fa, con i suoi quartieri multicolori pieni di vita, i palazzi testimoni della storia antica, gli eleganti hotel a ridosso del mare…E’ tutto distrutto…Mezza città è stata praticamente raso al suolo, e la maggior parte delle vittime si sono avute nelle zone armena e cristiana, le cui chiese sono state dilaniate…

Non ho avuto nemmeno la forza di scattare qualche foto, perché mi sembrava quasi di compiere una profanazione, e neanche di scrivere ciò che provo…ma ho visto le navi italiane e di altri Paesi attorno alle quali si sta svolgendo un ininterrotto lavoro di sostegno, ho visto il lavoro che si svolge all’ospedale da campo italiano, e moltissimi tecnici italiani per le strade della città, che si danno da fare per risolvere molte drammatiche situazioni. E’ vero, i martiri di questa tragedia non torneranno più, ciò che è successo è successo e non possiamo farci nulla, ma il Libano non è solo, questo l’ho visto personalmente, ed è motivo di grande conforto, e la visita del vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo, all’ambasciatrice del Libano a Roma, Mira Daher, ne è una dimostrazione.

Questa testimonianza infatti è stata registrata e inviata al caro amico e collega Roberto Roggero alla redazione di Assadakah, e con la voce che mi si soffoca in gola. La mia casa ha subito qualche danno, ma si è trattato solo di finestre rotte e di qualche pannello di legno e alluminio, e anche la mia famiglia ha subito diversi danni, ma è ben poca cosa, perché quello che mi fa più paura non è tanto di perdere la casa, ma il rischio di perdere la mia patria.

L’ex premier Rafic Hariri ha detto che non esiste nulla di più grande del proprio Paese, e davvero sento che è così…Al tempo stesso, sento sinceramente che questo grande Paese saprà ancora una volta risorgere dalle proprie ceneri e tornare a essere ancora più grande e migliore di prima, con la volontà della sua gente e degli importantissimi aiuti internazionali, poiché quello che è successo è una lezione della quale si farà tesoro. Come ha detto una volta papa Giovanni Paolo II, il Libano non è uno Stato, ma un messaggio, dove tutte le genti di tutte le religioni sanno vivere fianco a fianco e affrontare insieme ogni avversità….E’ vero, noi libanesi non ci siamo mai arresi. Ce l’abbiamo fatta ogni volta, in passato, e ce la faremo anche questa volta…”.

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