Beirut – Michel Aoun: “Governo compatto per finanziamenti internazionali”

Assadakah Beirut – Mentre la Banque du Liban (la banca centrale libanese) intraprende le misure per rallentare l’arrivo del collasso del sistema bancario del paese, il premier Saad Hariri lancia l’allarme agli amici internazionali di Beirut, tra cui anche l’Italia, chiedendo garanzie sui prestiti per l’importazione di cibo e materie prime.

Saad Hariri ha nviato appelli scritti al re dell’Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud, al presidente russo Vladimir Putin, al presidente francese Emmanuel Macron, al presidente dell’Egitto Abdel Fattah al-Sisi, al presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, primi ministri di Italia e Cina Giuseppe Conte e Li Keqiang, e al segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo.

“Chiediamo ai nostri partner internazionali di aiutare il Libano ad ottenere garanzie sui prestiti per l’importazione di merci da questi paesi al fine di garantire la sicurezza alimentare e la fornitura di materie prime per mantenere il funzionamento dell’industria locale”, si legge nell’appello dell’uscente premier libanese.

Il presidente libanese Michel Aoun, come riferisce il suo servizio stampa, aspetta che la formazione del nuovo esecutivo permetterà al Libano di ottenere i finanziamenti urgenti da donatori internazionali.

“La formazione del gabinetto dei ministri darà il via libera agli amici libanesi per attuare il programma previsto dalla Conferenza internazionale Parigi IV (Cedre) nell’aprile del 2018”, ha spiegato il presidente.

Il governo del Libano confida alle entrate di 11 miliardi di dollari in qualità di finanziamenti agevolati e sussidi non rimborsabili per adottare le misure sulla stabilizzazione dell’economia, nonchè i più grandi progetti infrastrutturali.

In questo contesto la Francia ha proposto di riunire il prossimo 11 dicembre a Parigi il Gruppo internazionale di sostegno per il Libano per una discussione sullo sviluppo di misure per risolvere i problemi economici urgenti. In questo gruppo ci sono Unione Europea, ONU, Lega Araba, Gran Bretagna, Germania, Italia, Cina e Russia.

Il programma previsto dalla Conferenza Internazionale Parigi IV (Cedre), che prevedeva l’aiuto finanziario al paese di 11 miliardi di dollari, non è stato implementato, perchè il governo libanese non ha attuato le riforme strutturali richieste dai partner.

La recente ondata di proteste in Libano è partita dopo l’annuncio del governo di introdurre nuove tasse, tra le quali anche un’imposta sull’utilizzo dell’applicazione di messaggistica WhatsApp e l’aumento delle accise su sigarette nazionali e importate.

Dopo l’inizio delle manifestazioni il governo ha parzialmente ritirato le proposte di nuove tasse, ma questo non ha fermato il malcontento dei cittadini nei confronti del governo, incapace di dare una risposta sulle emergenze che affliggono il paese da alcuni anni a questa parte: occupazione, smaltimento irregolare dei rifiuti, afflusso di profughi dalla vicina Siria.

In seguito alle manifestazioni e le crescenti tensioni nel paese il premier Saad Hariri ha rassegnato le dimissioni. Il nuovo governo del Libano non è stato ancora formato. La situazione nel settore bancario del paese è peggiorata notevolmente ed ora il Libano rischia il collasso economico.

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