Byron e il fascino di San Lazzaro degli Armeni

Letizia Leonardi – Tra i personaggi illustri del passato, che sono rimasti affascinati dalla lingua e dalla cultura armena, si può annoverare anche il politico e poeta inglese George Gordon Byron. Il libertino Lord, dopo essere stato costretto a lasciare l’Inghilterra a causa dei debiti e dei vari scandali per la sua dissoluta vita, si rifugiò a Venezia dove soggiornò dal 1816 al 1819 a Palazzo Mocenigo, affacciato sul Canal Grande, con 14 servi, 2 scimmie, una volpe, due mastini e dove compose i primi canti del “Don Juan”.

Anche nel capoluogo veneto Byron si fece notare per le sue numerose avventure, le sue bizzarrie e le sue elargizioni. Furono molti i cuori infranti dal noto poeta, tra questi quello di Marianna Segati, moglie di un mercante di stoffe che lo ospitò in casa propria per alcuni mesi. Ma anche Margherita Cogni, ragazza di campagna, non riuscì a resistere al suo fascino. Andò a convivere con lui a Palazzo Mocenigo e tentò il suicidio quando lui la lasciò per l’ennesima infatuazione. A Palazzo Querini Benzon, sempre sul Canal Grande, conobbe il suo ultimo amore, la diciottenne Teresa Gamba Guiccioli, moglie del ricco sessantenne Alessandro Guiccioli

Non si vedeva mai passeggiare di giorno in piazza San Marco e negli altri luoghi centrali della città perché non amava far vedere il difetto causato dal suo “piede caprino” che lo rendeva leggermente claudicante. Spesso però i veneziani ebbero modo di vedere Lord Byron cavalcare lungo la spiaggia del Lido, dove aveva allestito una piccola scuderia in un fortino abbandonato e, nel 1818, nuotò per tutta la costa dal Lido a Venezia. Per ricordare questa straordinaria impresa, nel 1905 i nuotatori di Venezia istituirono la “Coppa Byron”, una gara di nuoto che venne disputata fino alla metà degli anni ’50 e poi abbandonata a causa dell’inquinamento dell’acqua della laguna.

Il grande poeta era anche solito arrivare a nuoto fino all’antico cimitero ebraico, ma anche Palazzo Ducale fu uno dei luoghi frequentati da Lord Byron; e fu sempre il grande poeta inglese che battezzò il ponte, che collega il Palazzo con le prigioni, Ponte dei Sospiri, per i lamenti dei condannati, vedendo per l’ultima volta Venezia e la libertà.

Ma il posto più legato al nome di Lord Byron è sicuramente l’isola di San Lazzaro degli Armeni, dove viveva una piccola comunità di monaci dell’ordine dei Mechitaristi. Il monastero ha una storia antica: venne fondato infatti, nel 1717 dall’abate Mekitar che era fuggito da Modone in Morea a seguito all’occupazione da parte delle truppe dell’Impero Ottomano. Era un posto abbandonato con soli due edifici fatiscenti che erano stati l’antico lebbrosario fondato nel XII secolo.

Tra una indisciplinatezza e l’altra il poeta inglese si concedeva periodi di tranquilla meditazione e si ritirava nell’isola di San Lazzaro degli Armeni. Con l’aiuto dei padri mechitaristi cominciò a studiare l’armeno e rimase affascinato da quella armoniosa lingua orientale e da tutta la cultura di questo antichissimo popolo.

Pieno di ammirazione per la guida dei padri mechitaristi, scrisse che il monastero “sembrava unire tutti i vantaggi dell’istruzione monastica senza i suoi vizi…Le virtù dei fratelli…sono tali da indurre un uomo di mondo a credere che ci sia un altro e migliore mondo anche in questa vita”. La spiritualità della vita monastica compensava le trasgressioni di quella che conduceva quando era a Venezia.

Interessato alla lingua armena e al popolo armeno, Byron collaborò alla redazione di un dizionario armeno-inglese/inglese-armeno e alla pubblicazione di una grammatica e, sempre a San Lazzaro, scrisse il Canto IV di “Childe Harold’s Pilgrimage” (“Il Pelegrinaggio del giovane Aroldo”). Rimase due anni nell’isola a studiare l’armeno prima di partire per la Grecia e combattere assieme ai greci per l’Indipendenza dai Turchi. La sala in cui studiava è stata accuratamente conservata dai padri mechitaristi e nel piccolo museo si possono ammirare libri appartenuti a lui e interessanti testi autografi.

Leave A Reply