La “Joker Generation” e lo scenario internazionale

Enzo Parziale – Solo qualche giorno fa, il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha introdotto nel dibattito politico e sociale del paese un tema dirompente, anche se già ampiamente discusso dal filosofo ed economista belga Philippe Van Parijs, quella della possibile “eliminazione del diritto di voto agli anziani”, per concedere poi lo stesso diritto ai giovani dai 16 anni in su, che in questo modo potrebbero scegliere il proprio futuro “senza il condizionamento di una generazione di vecchi conservatori, negatori di diritti, di sviluppo e di benessere alle nuove generazioni”.

Un argomento importante, che non è possibile relegare nell’ambito di un dibattito interno, che, per le sue implicazioni sociali, assume proprio in queste ultime settimane una dimensione internazionale, direi globale, per la esplosione in diverse parti del mondo di forti conflitti sociali, tutti, con un assoluto protagonismo dei giovani.

Prende corpo improvvisamente in tutto il mondo una sorta di egemonia della “Joker Generation”, liberata dalla fantasia cinematografica, svincolata dalle pratiche storiche del conflitto sociale organizzato, che ripropone in una versione nuova le antiche ragioni dello scontro di classe con al centro la richiesta di lavoro, sviluppo e benessere diffuso, sollecitando non solo l’onestà di chi governa, ma anche una più democratica ridistribuzione della ricchezza tra tutte le componenti della società.

Una contrapposizione animata da una critica e da un’avversione profonda e radicale degli assetti politici e sociali esistenti, cioè, i governi in carica, accusati indistintamente di non aver fatto nulla – contro gli squilibri creati da decenni di individualismo e di neoliberismo violento nella economia e nella politica, che attraverso le varie scelte di austerità,, hanno disarticolato il mondo del lavoro, sconvolto le conquiste sociali di più di un secolo di lotte e battaglie per il progresso sociale, distrutto ogni possibilità di occupazione produttiva. Un rifiuto delle istituzioni e dei governi dei singoli paesi che rende inutili gli strumenti politici e parlamentari e le regole del passato con le vecchie prassi e liturgie del secolo scorso.

Le politiche neoliberiste alimentano una ribellione giovanile e un conflitto sociale che pur con connotati contraddittori si sviluppa in tutto il mondo con un ritmo che aumenta giorno per giorno e investe tutti i paesi con rivolte e agitazioni che creano un vasto senso di precariato e di preoccupazione per la tenuta delle istituzioni democratiche. In America latina con il Cile, l’Ecuador, l’Argentina ed il Brasile. In Asia con le rivolte in Indonesia e di Hong Kong; in Africa, con la dilagante protesta sociale contro la corruzione in Sudafrica; nell’Africa del Nord con le rivolte in Algeria ed il sempre più scandaloso conflitto in Libia.

In Medio Oriente con le stragi giornaliere di manifestanti in Iraq, il dramma della Siria e il sanguinoso tradimento ai danni dei curdi. Infine, ma non per ultimo, la vicenda esemplare del Libano dove dopo aver accantonato le antiche rivalità e divisioni tra cristiani, sciiti e sunniti, partendo dalla protesta contro l’aumento del costo della vita, milioni di giovani dopo giorni e giorni di protesta ottengono addirittura le dimissioni dell’intero governo.

In Europa le cose vanno anche peggio! Il Regno Unito con le vicende della Brexit aggravate dalla insipienza politica del governo conservatore ed i problemi dell’Irlanda del Nord. La Francia con i suoi Gilet gialli; la Spagna alle prese con la crisi catalana minacciata dal forte centralismo di Madrid; l’Ucraina dominata dal risorgente fascismo in guerra con una Russia attraversata da proteste di vario titolo. In questo contesto l’Italia segna un forte arretramento dal punto di vista della sua stabilità non solo per il forte disagio sociale dei giovani, ma anche per l’instabilità politica causata dalla presenza di una destra sovranista e antieuropea con forte caratterizzazione razzista e fascista.

Riprende corpo, quindi, con la inedita riproposizione di forti tensioni politiche ed economiche una nuova grande questione sociale mondiale del lavoro e dei diritti delle nuove generazioni, che mette in discussione gli assetti istituzionali e politici di paesi diversi per

storia e forme di governo, tutti stanchi di una globalizzazione senza freni che ha cancellato e sconvolto la civiltà dei diritti sociali e delle grandi conquiste del lavoro, con l’artificiosa costruzione di un muro di incomprensioni che per la prima volta, dopo più di un secolo di progresso e di crescita economica, ha creato una voragine che divide sempre di più i giovani dagli anziani, con l’intento di rompere quella antica unità di affetto e di prospettiva che permetteva di aspirare ad un’esistenza più dignitosa e tranquilla basata sul lavoro e sul progresso sociale.

E’ bene dire che pensare di affrontare la crisi economica e la mancanza di lavoro e di tutele sociali per le generazioni future senza operare una diversa e più equa redistribuzione del reddito, diventa un diversivo inutile, una scelta priva di prospettive di lunga durata che per la prima volta nella storia del mondo democratico e civile, opera una drammatica e pericolosa divisione tra componenti della società storicamente unite nelle lotte per il progresso sociale, politico e democratico.

Una triste realtà in cui l’uomo non è più alla base della visione sociale, non è più considerato nella sua complessità di vita, ma è visto come un prodotto di consumo tipicamente capitalistico, molto somigliante a vecchie e stantie concezioni futuriste, dove la forza, l’energia, il ruolo, prendono il posto del sentimento dell’essere umano. Si fraziona la società, per negare che l’età della vita è collegata come le stagioni!

La drammaticità della rottura generazionale ha bisogno di una rigorosa analisi sulle sue cause, che non può rappresentare una mera presa d’atto del disagio sociale prescindendo dalle responsabilità politiche e istituzionali e dal fallimento epocale conseguente ad anni e anni di scelte neoliberiste che hanno cancellato diritti e tutele reali, arrivando alcune volte a mettere in discussione le stesse libertà democratiche.

Una cultura di destra economica e politica che ha fatto della lotta ai corpi intermedi della società e al ribaltamento dei valori della pace, della cooperazione e dello sviluppo economico e sociale dei popoli, della pacifica convivenza e della comprensione tra culture e sistemi politici e sociali diversi, il

proprio segno fondamentale, realizzato attraverso la forte precarizzazione del lavoro e la crescita a dismisura della disoccupazione e della inoccupazione giovanile.

Le vittime principali di questa situazione sono i diritti fondamentali come il lavoro, le pensioni, la sanità con il diritto alla salute, costato anni e anni di dure lotte sindacali e politiche.

La domanda che prende sempre più forza riguarda il futuro e gli esiti dei conflitti sociali e delle lotte popolari in atto in varie parti del mondo. Lotte che nascono con parole d’ordine e immagini innovative e di innegabile genialità. La “Joker generation” ne è un esempio. Conflitti, però, che per i contenuti che propongono e per gli interessi sociali che manifestano, riaccreditano totalmente l’analisi marxista relativa alla crisi del capitalismo, alla sua incapacità di governare i processi sociali e di assicurare lavoro alle nuove generazioni, di garantire benessere e crescita economica attraverso la democratizzazione dell’economia e della finanza.

Parliamo proprio di quei principi e contenuti che per realizzarsi non hanno forse bisogno di costruire una vera e democratica alternativa al pensiero liberista? Non è questa una situazione che per gli interessi che vuole tutelare e per i suoi contenuti sociali e politici, richiede la necessaria presenza dei soggetti sociali e politici progressisti, capaci di infondere nella società e nel governo dei popoli la fiducia in nuova e moderna esperienza socialdemocratica?

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