Covid-19 come strumento politico?

Lorenzo Utile – Nel mondo esistono, purtroppo, conflitti ancora in corso, zone di crisi dove le armi non tacciono. Una guerra però si può scatenare e combattere con altri mezzi: l’economia, ad esempio, oppure, specialmente oggi, strumentalizzando avvenimenti che con la geopolitica hanno poco o nulla a che fare. In questo senso, anche il democratico, civile e pacifico Occidente, si può considerare un teatro di guerra. Una guerra non certo convenzionale, ma certo attualmente esistono sempre meno sfide “convenzionali”. Nelle città d’Europa si vede l’esercito per le strade, come bella Belfast delle lotte per l’indipendenza; è stato imposto il coprifuoco (in Italia l’ultima volta era l’8 settembre 1943…) e i media mainstream che si allineano nel sostenere un’unica versione dei fatti, che va contro il buon senso comune e la logica della razionalità, e soprattutto della responsabilità.

La libertà di stampa ne sta facendo le spese, così come la libertà di espressione e opinione. Il pensiero critico è sempre meno tollerato. In tutto questo, governi che hanno preso la palla al balzo per accentrare sempre più quel controllo che fino a poco tempo fa, prima della pandemia, sentivano sul punto di perdere. Ecco quindi che la pandemia si presta alla perfezione a tale scopo, ovvero, per giustificare (apparentemente) un radicale cambiamento nella quotidianità delle persone, specialmente quelle che pensano ancora con la propria testa, anche se sono sempre meno. Un cambiamento che si sta allargando sempre più alle libertà fondamentali, ai rapporti interpersonali, agli equilibri fra i diversi poteri, e tutto mascherato da “provvedimenti per contenere la pandemia”, quando l’unica cosa a essere contenuta non è certo la diffusione del virus. Così come recentemente è successo con le misure antiterrorismo, le cui misure di contrasto sono state smascherate dai documenti secretati pubblicati da Wikileaks. A questo punto, sono ammesse anche le più fantasiose tesi complottiste. Potrebbe anche non essere collegato, ma per fare un esempio, il presidente della Tanzania, John Magufuli, e il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza (due Paesi che fanno gola a molte potenze per le ricchezze che possiedono) avevano manifestato la ferma intenzione di opporsi alle misure restrittive internazionali per il contenimento del virus, e nel giro di pochi mesi sono improvvisamente morti di infarto. Non di Coronavirus…

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