Eid Al-Fitr – Il cardinale Sako ai musulmani e all’umanità, per la fine del Ramadan

Lorenzo Utile – In Occidente, si sa a grandi linee che i musulmani festeggiano il mese sacro di Ramadan, ma molti particolari dei diversi rituali che si svolgono all’interno della celebrazione principale non si conoscono. Ad esempio la festa della fine del mese sacro, Eid Al-Fitr, letteralmente “festa della interruzione del digiuno”. E’ una ricorrenza importantissima, e la seconda più importante di carattere religioso, in quanto sancisce la fine del digiuno del mese lunare, e quindi il 1° Shawwal. E’ nota anche come Id Al-Saghir (Festa Minore), in contrapposizione alla Id Al-Kabir (Grande Festa) che si celebra dopo lo Hajj, cioè il rito del sacrificio. La tradizione prevede che i commensali si cibino con il tipico Maamoul, un dolce le cui origini risalgono a 3.500 anni fa, cotto al forno, a base di pasta frolla con datteri, fichi o frutta secca, che solitamente si preparano il giorno precedente all’Eid Al-Fitr e si accompagna con caffè e cioccolato. Per l’anno corrente, Eid Al-Fitr è appunto il 4 giugno, nel 2020 sarà il 24 maggio e nel 2021 il 13 maggio.

In occasione della festività, il Patriarca Caldeo, cardinale Louis Raphael I Sako, ha inviato un messaggio a tutti i musulmani e alla comunità umana in generale: “La riconciliazione autentica, di cui la regione ha urgente bisogno, si manifesta nel mettere da parte i contrasti e perdonarsi l’un l’altro con coraggio. I musulmani sono nostri fratelli nell’umanità”. Davanti alle sofferenze attraversate dalle popolazioni del Medio Oriente e non solo, fra stragi, distruzioni e esodo forzato, il patriarca caldeo ripropone come unica opzione ragionevole per il futuro la possibilità di vivere nella pace la Fraternità Umana, che riconosce pari dignità, uguali diritti e uguali doveri. “Ogni Paese deve essere un patrimonio condiviso dai cittadini appartenenti a ogni gruppo sociale e religioso. E ora più che mai la responsabilità di garantire e favorire la convivenza tra i diversi gruppi deve ispirare la dirigenza e le istituzioni. Sono guidato a condividere con voi questi pensieri e desideri, poiché confido che ognuno di noi sia in grado di riconoscere che una tale riforma deve venire dall’interno e non va affidata a altri agenti che operano dall’esterno, tenendo presente che i popoli del Medio Oriente non hanno più la forza di sopportare altre guerre”.

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