Giornata internazionale su Gerusalemme

Abdul Nasser Abou Aoun, Ramallah
Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Le manifestazioni per celebrare la giornata internazionale di Gerusalemme sono iniziate in tutti i territori palestinesi occupati. L’obbiettivo della manifestazione è sensibilizzare il ricordo della Città Sacra, informare e far conoscere al mondo il luogo di tutte le religioni, occupato da Israele. A Gaza e in diverse città palestinesi le cerimonie sono caratterizzate dall’irritazione, dall’indignazione per quelle nuove uccisioni di civili freddati a sangue freddo da parte dell’esercito israeliano. Tutti martiri come Razan Ashraf al Najar, 21 anni, operatrice sanitaria, centrata al petto con le mani alzate e con il camice bianco indosso. A Gaza i funerali della giovane alla presenza di migliaia di persone.

Razan Ashraf al Najar

Non passa giorno senza morti e feriti, lo sdegno è diffuso. È stata aperta un’inchiesta sulla morte di Razan, i testimoni e i giornalisti stranieri affermano che l’unica colpa di Razan è stata quella di essere una palestinese disarmata. Il dottor Yossef Abu Arrish, capo dei servizi medici di Gaza e il gruppo dei colleghi sanitari palestinesi, di cui faceva parte Razan Ashraf al-Najjar affermano di essersi avvicinati al confine con le braccia alzate, ma l’esercito ha sparato verso di loro dei lacrimogeni. Lo stesso medico ha aggiunto che una delle granate ha colpito la gamba di uno degli operatori sanitari.

Fino a quando durerà questa intransigenza di non riconoscere ai palestinesi un loro Stato che metterà fine alla sofferenza?

Esiste il diritto sacrosanto dei palestinesi di avere il proprio Stato in conformità delle risoluzioni delle Nazioni Uniti, e in rispetto di tutte le Convenzioni Internazionali compresa quella di Ginevra. Il 29 novembre1947, é stato deciso il Piano di spartizione della Palestina, dall’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), fu approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, con la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale. Tale Piano, destinato a risolvere il conflitto fra ebrei e arabi, scoppiato durante il mandato britannico della Palestina, proponeva la spartizione del territorio palestinese fra i due Stati, uno ebraico, l’altro arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Israele doveva restituire le terre, i frutteti, gli uliveti e gli altri beni immobili sequestrati allo scopo di costruire il muro nei territori palestinesi occupati. Auguriamo che il nuovo esecutivo italiano intraprenda iniziative mirate per promuovere il processo di pace in Medio Oriente nel rispetto della legalità internazionale.

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