GIUSEPPE CONTE KUWAIT-RAQ-LIBANO

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Roberto Roggero

Una visita lampo, con tempi strettissimi ma di importanza fondamentale per la presenza italiana in Medio Oriente, organizzata per sopperire al vuoto della politica estera italiana degli ultimi mesi, prima di raggiungere anche il Marocco.

Il premier italiano Giuseppe Conte concluderà il tour mediorientale con il Libano, dopo essere stato in Kuwait e in Iraq, per riallacciare i rapporti in stallo e avere un quadro preciso e aggiornato sulla presenza delle missioni italiane, che nell’area sono in corso con oltre duemila uomini inseriti nel contingente UNIFIL di Peacekeeping dell’ONU e della coalizione anti-Isis.

Una fitta serie di incontri per il presidente del Consiglio, sia in Libano, con le principali autorità del nuovo governo, che nelle altre capitali e presso l’Italian National Contingent Command/Task Force Air in Kuwait, dove i piloti italiani hanno il compito di identificare gli obiettivi preferenziali dei terroristi da neutralizzare.

Dopo l’incontro a Baghdad per conferire con il presidente iracheno, il curdo Baraham Salih, e il primo ministro Adil Abdul Mahdi, Conte è in Libano per conferire con il premier libanese Rafiq al-Hariri, il presidente della Repubblica, Michel Aoun, e il presidente della Camera, Nabil Berri, quindi visiterà la base UNIFIL.

C’è molto interesse da parte delle autorità politiche e religiose irachene e libanesi, sul ruolo che l’Italia può continuare a svolgere per rafforzare il dialogo politico e favorire il processo democratico e la creazione di istituzioni stabili.

La visita di Conte giunge a una settimana dalla formazione del nuovo governo libanese che ha visto ridimensionata la componente sunnita in Parlamento. Il ruolo della missione UNIFIL è ancora fondamentale, soprattutto in seguito ai continui sconfinamenti israeliani sulla linea verde. Con le autorità libanesi Conte affronterà anche la questione dei rifugiati (circa un milione) il numero più alto rispetto agli abitanti, che sta alterando gli stessi equilibri religiosi nel Paese. In programma anche una discussione sulle prospettive dei rapporti economici bilaterali nonostante la grave crisi economica che sta attraversando il Libano con il settore finanziario, tradizionalmente sano, che fatica a mantenere la parità con il dollaro.

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