Golfo Persico – Serve dialogo, non provocazione

Diversi paesi stanno spingendo per una soluzione diplomatica alla crisi in atto nel Golfo Persico, fra cui la Cina, che ha invitato tutte le parti a effettuare sforzi congiunti per la sicurezza della navigazione in acque importanti e per la pace e la stabilità regionali. Ora più che mai è necessario trovare un equilibrio, soprattutto dopo gli attacchi alle petroliere nel Golfo di Oman, la cui responsabilità è stata data dagli Stati Uniti all’Iran che, da parte sua, ha respinto ogni addebito.

La composizione delle differenze attraverso il dialogo e le consultazioni è conforme con gli interessi dei paesi regionali e con gli interessi della comunità internazionale.

L’Ayatollah Ahmad Khatami, responsabile della preghiera del venerdi, da Teheran ha ribadito la linea dura nei confronti di Washington, e ha dichiarato: “Il tycoon fa solo campagna elettorale, Donald Trump è un bugiardo ed eventuali negoziati con gli USA non servirebbero a risolvere i problemi“.

L’Ayatollah Khatami

La massima autorità religiosa, Ayatollah Ali Khamenei, ha rincarato la dose: “L’Iran non tratterà mai sotto pressione. Gli inviti negoziali di Trump sono solo una strategia in vista della campagna presidenziale americana del prossimo anno, che sono però destinati a fallire“.

Le autorità di Teheran hanno poi fatto sapere che, secondo informazioni dettagliate, le navi nel Golfo di Oman non sarebbero state colpite da elementi esterni, ma che si sarebbe trattato di gravi problemi tecnici. La notizia giunge dopo che un team di esperti ha effettuato una ispezione in elicottero per valutare le condizioni della petroliere norvegese Front Altair e stabilire se i 23 membri dell’equipaggio soccorsi ieri dalla sua Marina, e attualmente ospitati in Iran, possono tornare sulla nave.

Il premier giapponese Shinzo Abe durante l’incontro di mediazione con l’Ayatollah Khamenei

Il presidente della Repubblica Islamica ha poi fatto sapere che: “L’evolversi della situazione in Medio Oriente rende necessaria una cooperazione più stretta” tra Iran e Russia. Rouhani lo ha detto durante l’incontro con Vladimir Putin, a margine del summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (ScCO o Gruppo di Shanghai) in corso a Bishkek.

Lo Stretto di Hormuz, punto strategico per il commercio del petrolio

Vista la notevole pressione straniera e le sanzioni che vengono introdotte, la necessità di cooperazione tra gli Stati regionali, inclusi i nostri, diventa ogni giorno sempre più forte“, ha affermato Rohani. Evidenziando, infine, i numerosi settori di cooperazione tra Russia e Iran, Rohani ha sottolineato che “è più facile dire in quali settori non cooperiamo”.

La Russia, nell’ambito della sua presidenza di turno dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), intende “assicurare l’adempimento degli obblighi” da parte dei partecipanti al Piano d’Azione Congiunto (JCPOA) sul programma nucleare iraniano: lo ha sottolineato il presidente russo Vladimir Putin al summit di Bishkek. “Siamo preoccupati – ha affermato Putin – dagli eventi attorno al programma nucleare iraniano. Il ritiro unilaterale degli USA dal Piano d’Azione Congiunto, che era stato approvato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel 2015, non solo destabilizza la situazione regionale ma potrebbe anche minacciare il regime di non proliferazione nucleare“.

Vladimir Putin con il presidente iraniano Hassan Rouhani

Dall’Europa, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha commentato un documento video fornito dagli Stati Uniti, che non sarebbe assolutamente sufficiente per dimostrare che l’Iran possa essere dietro gli attacchi alle petroliere nel Golfo di Oman.

L’esercito americano ha pubblicato un video che mostra, a giudizio di Washington, una reparto di Guardiani della Rivoluzione, che ritira una carica non esplosa dallo scafo di una delle petroliere nello Stretto di Hormuz, ma il documento è stato etichettato come assolutamente inconcludente per poter additare Teheran come responsabile degli attacchi.

Anche il premier iracheno Adel Abdul Mahdi si è espresso sulla questione, in un colloquio telefonico con il segretario di stato USA, Mike Pompeo. Lo ha riferito una nota diffusa dall’ufficio stampa di Abdul-Mahdi, precisando che il primo ministro ha fatto appello alla calma per evitare un’ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti.

Abdul-Mahdi e Pompeo hanno discusso del rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi e hanno avuto uno scambio di opinioni sugli sviluppi nella regione nonché sugli sforzi per mantenere la sicurezza e la stabilità ed evitare un’escalation, seguendo il suggerimento della Russia che ha fatto un appello per la moderazione e perché si evitino conclusioni affrettate.

Annalisa Perteghella, ricercatrice ISPI ed esperta di Medio Oriente e Nord Africa, così si esprime: “Il 35% del petrolio commercializzato via mare passa dallo Stretto di Hormuz che, con le tensioni attuali, può diventare strumento di pressione sugli Stati Uniti da parte dell’Iran. Non e’ possibile nel breve periodo identificare il responsabile degli attacchi alle navi nel Golfo di Oman, perché entrambi gli schieramenti, parliamo di Iran da una parte e Arabia Saudita ed Emirati Arabi dall’altra, avrebbero valide ragioni, dal loro punto di vista, per un’azione del genere. Le ragioni di Teheran, accusata da Abu Dhabi anche dei sabotaggi del mese scorso nello Stretto di Hormuz, sono piu’ evidenti. Si puo’ fare un parallelismo con la guerra tra Iran e Iraq, negli anni Ottana, quando Teheran attaccava le petroliere nel Golfo.

La ricercatrice ISPI ed esperta di Medio Oriente e Nord Africa, Annalisa Perteghella

Al punto da costringere le navi americane a scortarle, con con seguente enorme danno economico. Lo stesso danno economico che oggi verrebbe procurato agli Usa con l’aumento non solo del costo del petrolio ma anche delle assicurazioni delle navi che devono attraversare lo Stretto. Potrebbe essere un modo per l’Iran di ricorda a Trump che e’ tutt’altro che economico portare avanti lo scontro. L’obiettivo di Riyadh e Abu Dhabi potrebbe essere quello di sabotare la mediazione attuale che il premier giapponese, Shinzo Abe, sta portando avanti in favore di una de-escalation. Anche il ministro degli Esteri iraniano ha definito sospetta la tempistica degli attacchi vista la concomitanza della visita di Abe. La responsabilità eè difficile da accertare e sarà cruciale vedere come si svilupperà la crisi nelle prossime ore. In ogni caso, al di là delle belligeranti dichiarazioni di Trump e Rohani, l’intento e’ di non arrivare allo scontro”.

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