I Profughi in fuga verso la Siria

on

Paola Angelini, Talal Khrais – Roma

Issam al Halabi – Campo di Ain el Helweh in Libano

Foto: Talal Khrais e il Generale di Brigata Mounir Moqdah dell’Organizzazione al Fatah, nel campo di Ain el Helweh

Il problema sociale dell’immigrazione e dell’integrazione è una questione aperta e dibattuta. Le cause  di questo fenomeno migratorio sono le guerre sanguinose, il clima di violenza, le condizioni di vita precarie, e le prospettive economiche di miseria. Gli spostamenti in massa verso altre nazioni ci sono da sempre, ma l’impatto che hanno negli affari internazionali e in particolare sulle preoccupazioni di sicurezza si impone prepotentemente come tema d’attualità.

Scappano dalla Nigeria per trovare aiuto e migliori condizioni di vita, dal Mali che attraversa un periodo delicato post conflitto e rimane uno dei paesi più poveri. Arrivano dalla Somalia tuttora in conflitto, dalle principali potenze del Corno d’Africa, come Etiopia e Eritrea. Gli Eritrei fuggono dal paese perché è fortemente impoverito da anni di prepotente gestione politica, e da una dittatura crudele. Non esiste una stampa indipendente, e i rapporti con le nazioni confinanti sono problematici.

I flussi migratori passano per la costa nord-africana della Libia, ultima tappa di grandi percorsi, e da lì la direzione è l’Italia e il continente europeo.

Da Oriente arrivano i Siriani, che hanno abbandonano le proprie case ridotte in macerie. La guerra sembra non finire, ma si parla di ritorno, di ricostruzione. Gli abitanti rimasti sono alle prese con la mancanza di cibo, di acqua, di medicine.

Il Libano ospita 2 milioni di profughi siriani in attesa di partire. Secondo l’UNRWA i campi profughi in Libano sono 12, e la situazione più drammatica è nel campo di Ain El Helweh, presso Sidone, con 80.000 profughi che vivono in 2 km quadrati.

Il Direttore del Centro Nazionale di Difesa russo, Mikhail Mizintse, riferendosi ai dati delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “890mila siriani torneranno a casa nei prossimi mesi”. Le nostri fonti, insieme con l’Ufficio per il coordinamento degli Affari umanitari e la segreteria delle Nazioni Unite, prevedono il rientro di un milione di civili siriani sparsi in Europa. Situazione simile in Giordania, per la presenza di profughi palestinesi e siriani. Il ruolo della Federazione Russa si pone l’obiettivo di facilitare il ritorno di circa un milione di profughi in un anno. L’iniziativa francese fornirà assistenza umanitaria agli abitanti della Ghouta Orientale (Siria).

Il Governo giapponese ha manifestato disponibilità a realizzare progetti su larga scala, e ha proposto soluzioni per lo sminamento e per la ricostruzione delle infrastrutture nelle vecchie de-escalation zones in Ghouta Orientale e Homs. L’iniziativa permetterà a un milione di abitanti di ritornare nella provincia di Damasco. Inoltre, i Giapponesi sono pronti ad attuare progetti su piccola scala per la ristrutturazione o la costruzione di scuole e ospedali.

Issam al Halabi corrispondente Assadakah in Libano, ha dialogato a lungo con i profughi che vivono a Sidone: il desiderio di tutti è quello di tornare in Siria. La loro risposta è stata: “No grazie, vogliamo ritornare in Siria per ricostruire”.

Un buon esempio per le Organizzazioni internazionali è l’iniziativa del piccolo comune di Martignano, nella Provincia di Lecce. In collaborazione con l’Associazione Italo Araba Assadakah, l’11 maggio 2018, a Martignano, Comune in gemellaggio con il Comune libanese di Kafar Matta, è stato annunciato un progetto di sostegno a favore dell’infanzia siriana vittima della guerra. Kafar Matta ospita 450 famiglie siriane, e offre tutti i servizi necessari per allontanare i bambini dalla violenza e per reintegrarli nelle scuole in attesa di ritornare in Siria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *