Il Cardinale Bechara Boutros Rai difende Gerusalemme

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Talal Khrais – Paola Angelini

Beirut è stata per molti anni al centro della cronaca internazionale a causa della guerra civile e degli attentati cruenti, ma chi visita il Libano oggi noterà la straordinaria capacità dello Stato di far fronte all’accoglienza di profughi, 650 mila palestinesi, più di 1.5 sono i siriani. I campi di accoglienza sono 12.

Le comunità religiose presenti sul territorio sono rappresentate in tutte le istituzioni, dal Parlamento al Governo, 18 in tutto. La Comunità Armena ha 5 seggi e due Ministri, come Hezbollah. Altri gruppi più o meno consistenti sono i Cristiani, tra questi emergono i Maroniti, i Greco-Ortodossi e i Greco-Cattolici; i Musulmani si dividono in Sunniti, Sciiti e Drusi; gli Ebrei libanesi che attorno agli anni cinquanta del secolo scorso costituivano la più folta comunità giudaica del Levante arabo, oggi contano ormai poche centinaia di persone. Nessun gruppo può rivendicare un esclusivo rapporto naturale con il territorio di oggi, la loro presenza tra l’Antilibano e il Mediterraneo è frutto di una mediazione storica segnata da migrazioni, conversioni di massa, e riscrittura a posteriori di una propria storia mitica. Così, non verrà in mente, a nessuno, di comunicare agli Armeni di  ritornare nella giovane Repubblica Armena, sono libanesi e hanno contribuito allo sviluppo del Paese. Un proverbio spesso ripetuto da tutti i libanesi è: “La religione per Dio e la Patria per tutti”. La convivenza interreligiosa è degna di nota, e si vive nella diversità ritenuta “un bene di Dio”.

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Manifestazione Internazionale dei Giovani, Patriarcato Maronita in Libano Bkerke 

Il 13 dicembre 2017, il Primate della Chiesa Maronita, Cardinale Bechara Boutros Rai con grande coraggio ha riunito un summit islamo-cristiano su Gerusalemme allo scopo di esprimere una posizione comune sulla questione Gerusalemme, e le nuove tensioni scatenate intorno alla Città Santa, dopo la decisione presa dal Presidente Trump in merito al riconoscimento di sovranità israeliana sull’intera Città Santa. Il Cardinale si è espresso con parole chiare: “Uno schiaffo ai cristiani d’Oriente, ha demolito gli sforzi di pace tra Israele, Palestina e Paesi arabi, ha alimentato il fuoco di una nuova intifada e trasformato Gerusalemme, la città della pace, in una città di guerra”. Fa appello a una “Soluzione diplomatica e politica. “Basta distruzioni! Basta milioni e milioni di persone gettate per le strade del mondo, dobbiamo parlare alle coscienze e dire che non siamo d’accordo”. Il Libano ha visto i danni della guerra e ancora vede profughi siriani sul suo territorio. La Santa Sede riconosce un ruolo politico necessario svolto dalla Chiesa orientale che ha l’obbiettivo di difendere la straordinaria convivenza e tra le diverse religioni.

“In Oriente, le Chiese cristiane, o saranno unite o non lo saranno più” questa è la drammatica affermazione della Professoressa Souraya Bechealany al centro del suo discorso di apertura alla riunione annuale, che si è tenuta l’8 maggio scorso al monastero Notre Dame du Puits, a Bqennaya, in Libano. Il tema: Uniti nella missione e nella visione. La Professoressa Souraya Bechealany è Segretaria generale del Cemo, Consiglio delle Chiese del Medio Oriente.

L’ex Ministro libanese della cultura, Tarek Mitri, presente all’American Unversity di Beirut, ha sottolineato che, malgrado la presenza dei Fratelli Musulmani e dei Salafiti con la loro visione rivolta al passato, non bisogna dimenticare che la “Grande maggioranza dei Musulmani normali si distanziano dalla violenza degli islamisti. Per questa maggioranza, l’accettazione degli altri, secondo la tradizione secolare della convivenza con i vicini Cristiani, non costituisce alcun problema”.

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