Il grido dello Yemen

Talal Khrais – Paola Angelini

Parlare della guerra in Yemen è complicato, poche notizie, nessuno ne parla.

Si tratta di una guerra non dichiarata, iniziata formalmente nel marzo del 2015, forse per l’ostilità che sembra esserci tra le potenze del Medio Oriente?

Lo Yemen soffre e paga un prezzo troppo alto tra morti, feriti e distruzioni. La religione prevalente è l’Islam Sunnita, mentre un considerevole gruppo minoritario è Sciita, minoranza concentrata principalmente nelle province intorno alla città di Saada, a nord-ovest al confine con l’Arabia Saudita. Queste province del paese già di per sé povere, sono economicamente molto arretrate.

Il presidente Ali Abdullah Saleh è stato alla guida del Paese per oltre trent’anni, la sua caduta è avvenuta su pressione dei Paesi del Golfo e in particolar modo dell’Arabia Saudita.

Il presidente (nuovo) Abdel Rabbo Monsour Hadi, sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Egitto, oltre che dai Paesi del Golfo, non è mai riuscito a prendere del tutto il controllo del Paese.

Per capire, solo in parte, le ragioni dell’attuale guerra civile si deve ricordare che il Movimento Houthi, è allineato e appoggiato dalla Repubblica Islamica dell’Iran, il Movimento Houthi rimane inascoltato nelle richieste di autonomia. Ulteriori obiettivi sono: estendere il controllo su tutto il Paese portando avanti l’etnia Zaydita, l’inserimento di un numero consistente di persone appartenenti alla minoranza Sciita nelle forze governative, l’assegnazione di Ministeri, l’inclusione nella regione di Azal, Hajja e al-Jaw.

Le loro proteste e il conseguente stato di instabilità nel Paese hanno predisposto l’Arabia Saudita all’intervento militare per contrastare l’avanzata degli Houthi. L’Arabia Saudita guida una coalizione di nove Paesi.

Le immagini che provengono da quel territorio di guerra sono identiche a quelle che possiamo vedere nella Siria di oggi: edifici distrutti dalle bombe che piovono dal cielo, macerie e polvere, con l’aggravante delle peggiori epidemie del mondo. Insufficienti sono cibo, acqua potabile, servizi sanitari, cure mediche salvavita, elettricità.

Da circa una settimana il Movimento Houthi, (chiamati ufficialmente Ansar Allah), Comitati Popolari e Esercito Regolare sono a capo di una delle battaglie più feroci contro la città di Hodeidah, sul Mar Rosso, unico porto marittimo rimasto parzialmente fuori embargo imposto dai Paesi che hanno voluto questa terribile guerra. La città di Hodeidah è il porto attraverso il quale arriva l’80% degli aiuti umanitari in Yemen, è anche l’unico accesso al mare attraverso cui gli Houthi ricevono sostegno logistico e militare dall’esterno. Nel caso in cui dovesse cadere la città si stravolgerebbe tutto l’equilibrio, e 7 milioni di persone rischierebbero la fame, centinaia di migliaia non saprebbero dove andare. E pur essendo una situazione catastrofica, l’Europa rimane in silenzio, non solo, la Francia insieme agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna sostengono la coalizione araba nel conflitto yemenita.

Le forze armate sostenute dalla cosiddetta resistenza yemenita e dalla coalizione araba hanno annunciato di avere liberato il porto strategico e scalo internazionale di Hodeidah, dalla morsa delle milizie Houthi. La TV al Masira ha mostrato immagini di centinaia di sauditi e mercenari uccisi, 44 mezzi blindati distrutti. Lo scalo distrutto è  libero dal controllo della coalizione araba.

http://www.almanar.com.lb/3911371

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