Il ponte sul Bosforo la collega all’Occidente

Paola Angelini

Si tratta di un paese transcontinentale, il che vuol dire che la Turchia si trova su due continenti, ovvero sia in Europa che in Asia. Istanbul è l’unica città del mondo su due continenti: da un lato abbiamo la parte storica, europea, e dall’altra, separata da un piccolo tratto di mare, la parte che, trovandosi in Anatolia, appartiene a pieno diritto al continente asiatico.

Tre provincie turche sono completamente in Europa: Edirne, Tekirdağ, Kırklalelı. L’Anatolia, conosciuta anche come Asia Minore, è la parte principale del paese e culla di civiltà storiche.

Terminate le elezioni, il Presidente Erdogan diventa il capo dell’esecutivo. Avrà più poteri e una grandissima libertà sulla nomina di ministri, giudici e funzionari governativi.

Muharrem Ince, candidato del Partito Popolare Repubblicano, ha condotto dall’opposizione una campagna elettorale valutata positivamente, tanto da raggiungere il 30% dei voti. Di fatto ha comunque perso le elezioni.

Recep Tayyp Erdogan guida la Nazione dal 2002, e la sua direzione poggia su un ampio consenso popolare e politico, come pure su una maggioranza parlamentare. Si prevede rimarrà fino al 2023 a capo del Paese che conta 80 milioni di abitanti. La coalizione guidata dal suo partito, l’AKP, ha preso la maggioranza assoluta, ma ora dovrà far quadrare i conti pubblici. In più dovrà valutare attentamente le motivazioni del tentato colpo di stato condotto, incautamente, da alcuni componenti dell’esercito, due anni fa.

La Turchia aspira a diventare autonoma in politica estera, ma in Europa soffia il vento della diffidenza, e la cautela dell’Europa ha le sue ragioni, perché rimane un Paese complesso. Fa parte della NATO, gli Stati uniti sono stati alleati storici, ma da qualche tempo i rapporti non vanno benissimo. Così come i suoi rapporti con la Ue.

In direzione opposta, sono cambiati velocemente gli interessi economici con la Federazione Russa: grazie all’accordo firmato sul gasdotto, una parte del gas sarà utilizzato in Turchia per soddisfare la crescita industriale interna in costante aumento.

Con la Siria le condizioni non sembrano (più) semplici: negli ultimi mesi la Turchia ha attaccato direttamente le forze dei Curdi siriani, nel nord del paese, forze alleate (forse, o in parte) degli Stati Uniti nella guerra contro il regime di Bashar al-Assad.

E rimane comunque un fatto concreto: la Turchia in questi anni di guerra in Siria ha dato rifugio a più di 3 milioni di Siriani, con il sostegno dell’Unione Europea.

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