Inizio di un processo politico ed economico per l’Algeria

Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, al ritorno dalla Svizzera, dove si era recato per controlli medici di routine, ha rivolto ieri lunedì un messaggio letto dalle tv pubbliche e private, annunciando il rinvio dell’elezione presidenziale del 18 aprile e la sua decisione di non candidarsi a un quinto mandato quale capo dello stato.

Una decisione epocale che segna la fine di un’era e determina di conseguenza, l’inizio di un’altra.

Spetterà quindi alla nascente seconda repubblica accompagnare il futuro dei 42 milioni di algerini, in una fase storica delle più turbolente e in un contesto regionale dei più convulsi.

E per quanto la parte politica possa tenere banco ed interessare maggiormente tanto all’interno che all’estero, saranno le future scelte in economia e gli orientamenti strategici che prenderanno i futuri dirigenti del paese a determinare il livello di benessere e di stabilità sociale del popolo algerino.

Ovviamente la parte di opinione pubblica che si è opposta al quinto mandato di Abdelaziz Bouteflika, e che è scesa in strada per esprimere il proprio malcontento, si attende ora  massicci investimenti per consentire all’economia algerina di superare la propria dipendenza dal settore degli idrocarburi e di mettre le basi ad un sistema diversificato in cui tutti i settori contribuiscono alla richezza nazionale, in modo da creare occupazione per i giovani, ma non solo.

Tale piano,  dovrà far uscire l’Algeria dallo status di economia prettamente legata al mercato energetico mondiale a quello di economia produttiva e diversificata; la sfida è grande ma il paese ha in sè le armi e i presupposti per raccoglierla con successo.

E molti economisti algerini, consapevoli che un cantiere del genere può suscitare qualche diffidenza, ribattono e ricordano  che per finanziare la modernizzazione dell’economia nazionale, i futuri governi dovranno  promuovere settori vari come l’agricoltura, il turismo, le communicazioni, le industrie di tasformazione e lo sfruttamento delle proprie risorse minerarie, che aumenteranno il P.I.L e daranno impulso a comparti fin qui trascurati.

Pertanto, l’Algeria che segue ormai da oltre 15 anni una politica di risanamento economico e quindi ha dovuto ricorrere ad alcune misure restrittive ed applicare degli adeguati programmi a tale scopo, con l’aiuto di diversi enti ed organizzazioni internazionali, ora che  ha azzerrato il proprio debito con l’estero, si trova ad un bivio che richiede scelte corragiose in grado di incentivare ed attrarre gli investimenti privati e aprirsi all’internazionalizzazione. Si tratta di riforme di importanza determinante ai fini del miglioramento degli equilibri macrofinanziari e della bilancia dei pagamenti dello stato.

Un cantiere reclamato a grande voce dall’opinione pubblica, che dovrà porsi  l’obiettivo di dotare le aziende algerine, pubbliche e private, di quegli strumenti legislativi e della forza strutturale che gli consentiranno di far fronte alla concorrenza internazionale e che sancirà in modo definitivo l’apertura delle frontiere e la totale soppressione delle barriere tariffarie  per i prodotti provenienti dall’Estero.

Di certo, trattasi di una vera e propria corsa contro il tempo che i futuri dirigenti del paese dovranno attuare  per colmare i ritardi, accelerare le riforme e rinnovare il tessuto produttivo per renderlo competitivo di fronte al rullo compressore delle multinazionali estere.

E poiché  l’Algeria possiede competenze di rilievo in tutti i rami di attività, le sarà più facile lanciare con convinzione questo gigantesco cantiere economico.

Politica permettendo…

Mourad ROUIGHI

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