Intervista esclusiva a Mohamad al Houthi portavoce di Ansar Allah

on

Paola Angelini e Talal Khrais in collaborazione con la redazione Assadakah di Beirut.

Lo Yemen sorge in un punto cruciale, è bagnato Mar Rosso, dal Golfo di Aden e dall’Oceano Indiano le rotte di vitale importanza per il commercio internazionale di merci e di barili di petrolio, una posizione geo strategica allettante per tutte le potenze dell’area e del mondo.

È in corso la guerra, un conflitto non dichiarato che coinvolge una serie di soggetti diversi iniziato formalmente nel marzo del 2015. L’Arabia Saudita a capo di una coalizione di Paesi sunniti, lo Yemen in mezzo che subisce l’ostilità delle potenze del Medio Oriente, soffre e paga un prezzo alto tra morti, feriti, distruzione, e sopporta il blocco dei medicinali e dei rifornimenti.

Perché l’Occidente e le Nazioni Unite tacciono di fronte a questa tragedia?

Quale è l’interesse dell’Arabia Saudita per la penisola yemenita?

Dal 1962 al 1990 c’erano due stati yemeniti uno a nord, la Repubblica Araba dello Yemen governata da Ali Abdullah Saleh, l’altro a sud, la Repubblica Democratica popolare dello Yemen governata da un regime socialista/marxista, anche dopo l’unificazione si sono sviluppati, a fasi alterne, diversi movimenti indipendentisti.

Per Mohamad Ali Al Houthi, Presidente del Comitato Rivoluzionario la strage dei bambini uccisi da jet F 35 di produzione americana è servita all’Arabia Saudita per tentare di distruggere il Paese ribelle. Saranno: “Puniti gli aggressori che pagheranno il prezzo più caro, sull’autobus quei bambini, e gli adulti stava attraversando un affollato mercato a Dahyan, nella provincia settentrionale di Saada. La Coalizione guidata dall’Arabia Saudita (marzo 2015), è intervenuta contro il nostro Paese a sostegno del governo di Abd Rabbo Mansur Hadi, che continua a massacrare i civili e prende di mira tutte le infrastrutture. I raid sono una rappresaglia per le perdite che hanno subito gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita sulla terra della resistenza non potendo affrontare i nostri combattenti, hanno massacrato bambini innocenti”. Queste le parole di Mohamad Ali Al Houthi leader di spicco del Movimento Ansar Allah.

Ali Abdallah Saleh per oltre trent’anni ha controllato lo Yemen, è stato ucciso mentre provava a fuggire da Sana’a e dopo aver annunciato di aver riaperto il dialogo con l’Arabia Saudita e di combattere contro gli Houthi suoi alleati fino poche ore prima.

Nel tempo i cambi di vertici del governo di Sana’a non soddisfano le richieste della minoranza Houthi che si sente marginalizzata, vengono lanciate delle offensive dalla roccaforte di Saada e i ribelli alleati con potenti leader militari fedeli all’ex presidente Saleh, entrano a Sana’a, si impadroniscono della sede del governo dopo giorni di combattimenti.

Il 14 ottobre gli Houthi prendono il porto di Hodeida (ovest) e avanzano verso il centro. Nel 2015 prendono possesso del palazzo presidenziale a Sana’a e il presidente Hadi fugge da Sana’ a Aden che viene proclamate capitale provvisoria. A marzo, gli Houthi avanzano verso sud e conquistano anche Aden. Il loro leader, Abdel Malek al-Houthi, giustifica l’offensiva dicendo di combattere contro gli estremisti sunniti di Al Qaeda e dell’Isis.

Martin Griffiths, nuovo inviato ONU nello Yemen ha convocato colloqui di pace a Ginevra per il prossimo 6 settembre. Nel frattempo la popolazione civile che prima del conflitto era poverissimo, il più bisognoso della Penisola Arabica, continua a soffrire per gli effetti diretti della guerra e per la situazione umanitaria catastrofica.

Un rapporto di Amnesty International sostiene di avere accertato almeno 36 raid aerei della Coalizione che hanno violato la legge umanitaria internazionale, accusa anche gli Houthi di bombardare indiscriminatamente aree residenziali. Secondo l’Onu, i civili uccisi nei tre anni e mezzo di guerra sono 6.000, oltre 9.000 i feriti, inoltre 22 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e un milione di casi sospetti di colera.

Il Capo del movimento Ansare Allah ha gentilmente concesso un’intervista esclusiva, realizzata con difficoltà data la grave situazione nel Paese, gli autori mantengono il riserbo sulle modalità di approccio e metodo seguiti per svolgere l’inchiesta. Ansare Allah o partigiani di Allah nasce nel 1992, è un gruppo armato degli Huthi (in arabo al-Ḥūthiyyūn), prevalentemente zaydita, attivo in funzione del Nazionalismo Arabo, a sostegno dei Movimenti di Liberazione e contro le imposizioni ordinate dai Paesi Arabi del Golfo nei confronti dei Paesi poveri, annovera anche dei sunniti dello Yemen. Il nome deriva da quello del loro primo comandante Ḥusayn Badr al-Dīn al-Ḥūthī, ucciso dalle forze armate yemenite nel settembre del 2004. Il Movimento è guidato oggi dal giovane leader Abdul Malek al Houth. Roccaforte del gruppo è sempre stata la città di Saada, nel nord-ovest dello Yemen. Gli Houthi appartengono al ramo sciita degli Zayditi, una setta vicina ai Sunniti, ma sono accusati di avere stretti legami ideologici con il gruppo dei Duodecimani che rappresenta la maggioranza in Iran, Iraq e Libano.

Asasadakah – Dopo quattro anni di guerra contro il vostro Paese da parte dell’Arabia Saudita e degli alleati. Come è possibile spiegare all’opinione pubblica occidentale le ragioni di questa guerra assurda? E prima potrebbe chiarire cosa è il Comitato Rivoluzionario?

Houthi – Il Comitato Rivoluzionario è stato istituto per fare fronte ai problemi quotidiani e per mobilitare la popolazione contro l’aggressore che sembra non avere nessuna pietà. Il Comitato Rivoluzionario, grazie alla sua funzione, ha impedito il crollo dello Stato deciso dai Paesi che ci hanno dichiarato guerra. Il Comitato viene controllato dal Consiglio Politico Superiore per salvaguardare le istituzioni e far fronte ai mercenari che hanno il compito di sabotare le istituzioni. Stiamo resistendo da anni contro una campagna militare guidata dalla Monarchia Saudita sostenuta dell’Amministrazione americana. Tutto è cominciato quando lo Yemen aveva espresso la volontà di non volere più il dominio di dittature arabe, filo americane e israeliane, ma di poter scegliere le alleanze in armonia con propri interessi nazionali.

Assadakah – Stiamo assistendo a una resistenza nuova che è quella di colpire il nemico sul proprio territorio come i missili che hanno raggiunto recentemente Riad e Abou Dhabi. Siamo di fronte a uno scenario nuovo?

Houthi – Tramite questa intervista colgo l’occasione per avvisare che non sarà più sicuro investire in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. I nostri razzi colpiranno ovunque: obbiettivi militari e impianti strategici, ma non colpiremo i civili perché abbiamo una storia umana millenaria, mentre la loro è senza morale. I nostri ingegneri hanno modificato e migliorato la gittata dei missili in nostro possesso e ne stiamo costruendo di nuovi, gli aggressori non saranno più al riparo.

Assadakah – Che tipo di appello volete fare pervenire all’opinione pubblica internazionale?

Houthi – Quello che sta succedendo nel nostro Paese non ha precedenti, è un massacro contro l’umanità, e l’Europa deve osservare attentamente. Molti pensano sia utile mantenere gli interessi economici con l’Arabia Saudita e non curarsi di ciò che succede qui. Vorrei dire che il nostro Paese è una culla di civiltà umana, non può scomparire. L’Europa potrà sviluppare interessanti progetti con il nostro Paese, con la nostra storia e con i nostri valori. I Paesi come gli Emirati Arabi hanno storie diverse, il loro è un regime per salvaguardare gli interessi petroliferi, che prima o poi crollerà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *