IRAN- IN FORSE LA CERTEZZA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

La recente apertura del segretario di stato americano Mike Pompeo, nei confronti dell’Iran, assunta questa volta senza pre-condizioni, pone l’accento su assunti quali certezza del diritto internazionale e mette in questione il carattere vincolante dei trattati internazionali, nella fattispecie, il trattato siglato in pompa magna dai membri del Consiglio di Sicurezza +  la Germania con Teheran, nel 2015.

Infatti la stragrande maggioranza dei paesi aderenti alle Nazioni Unite che hanno firmato e ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare, lo fecero mossi dal convincimento che la proliferazione delle armi nucleari minaccia la sicurezza dell’umanità e occorre pertanto compiere ogni sforzo per limitarla.

E questi applaudirono la firma di questo trattato, visto come un primo passo verso un mondo che acconsente a delle soluzioni con una visione multilaterale e costruttiva.

Nel caso dell’Iran, le delegazioni   che erano state le più insistenti a chiedere che questo Trattato venisse ratificato rapidamente, parteciparono fattivamente ai relativi negoziati e alla stesura del trattato finale detto 5+1, durante la presidenza di Barack Obama.

L’impegno assunto dall’Iran,  prevedeva, in conformità con i dettami del Trattato, di non acquistare né fabbricare in nessun modo armi nucleari, pur ribadendo nel contempo, che tale assunto non deve in ogni caso, essere inteso come una rinuncia al proprio diritto di sviluppare ed utilizzare l’energia nucleare a scopi pacifici, come menzionato dal quarto capitolo del Trattato, il quale afferma il diritto inalienabile di tutti i membri firmatari a sviluppare la ricerca, la produzione e l’impiego dell’energia nucleare a fini pacifici senza discriminazione.

in ambito AIEA, a cui pertanto nessun paese può Ciò premesso, i diplomatici di molti paesi, ritennero che l’enunciazione di tale diritto, peraltro contenuto nel modo più inequivocabile nel Trattato di Non Proliferazione, dimostrava che la comunità internazionale aveva  già la base legale in materia, per i rapporti fra stati rinunciare né di certo violare.

La Lega Araba per esempio,  ha sempre segnalato la rilevante importanza dell’articolo quarto del Trattato, ed in particolare i paragrafi che vertono sulla cooperazione fra gli stati e che contribuiscono allo sviluppo scientifico dell’uso dell’energia nucleare a fini pacifici, e la necessità in questo ambito, di tenere in considerazione gli interessi dei paesi in via di sviluppo.

Da ricordare che i pochi paesi arabi che hanno lanciato programmi nucleari a carattere civile e ad uso pacifico, ritengono d’avere il diritto di ricevere dai paesi che già fruiscono di un apparato nucleare sviluppato, un’assistenza scientifica e tecnologica adeguata ai loro bisogni odierni e futuri.

Per quanto riguarda la vicenda del nucleare iraniano, le posizioni dei paesi arabi, al di là di qualche sfumatura dettata da percezioni diverse, convergono verso la necessità di fare del Medioriente, una regione senza programmi nucleari e senza armi di distruzione di massa.

La via maestra passerebbe per un disarmo completo, accettato da tutti i paesi della zona e messo sotto l’egida delle Nazioni Unite e delle agenzie competenti; solo così, aggiungono gli esperti arabi, si può frenare la corsa verso il riarmamento e la proliferazione nucleare.

Pertanto, la comunità internazionale e i Grandi, devono capire che tale intendimento deve essere la pietra miliare di un processo strategico in Medioriente, che porti ad un’assunzione da parte dei singoli paesi, degli impegni contenuti del Trattato di non proliferazione nucleare e del diritto internazionale.

“La politica dei due pesi e due misure deve terminare quanto prima, per dare via finalmente ad un Medioriente in cui responsabilità e legalità internazionale sono principi indissociabili”, martella il segretario generale della Lega Araba Ahmed Abu Gheit…che in questo, rappresenta nel migliore dei modi, l’umore dell’opinione pubblica araba su questa vicenda e anche su altre.

Mourad Rouighi

     2/6/2019

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