Iraq – Il secondo giorno di Papa Francesco

La visita del pontefice in Iraq è stata commentata dal presidente della Repubblica del Libano, Michel Aoun, il quale ha manifestato grandi aspettative e speranze perché questa visita costituisca uno stimolo per l’instaurazione di una vera pace di cui hanno bisogno gli iracheni e le popolazioni della regione. Papa Francesco è giunto a Baghdad per la tanto attesa e storica visita di quattro giorni, la prima di un papa cattolico nel Paese.

Oggi, papa Francesco, che ha 84 anni, è nella città santa di Najaf, nel sud dell’Iraq, per l’incontro senza precedenti con il 91enne Ayatollah Sayyd Ali Al Husayni Al Sistani. Un colloquio privato, a porte chiuse, nell’abitazione del grande leader religioso, che è forse l’appuntamento più importante per il pontefice, accolto sulla porta della casa dal figlio dell’Ayatollah e dal volo di una colomba bianca, simbolo di pace.

L’Ayatollah Al-Sistani con papa Francesco

Il Grande ayatollah, da parte sua, in segno di reverenza ha atteso il papa in piedi nella sala di ricevimento. Secondo le prime informazioni, il colloquio, alla sola presenza degli interpreti, è durato circa un’ora. Al termine, il Papa ha lasciato l’abitazione del religioso e si è diretto in auto all’aeroporto è partito alla volta di Nassiriya e la piana di Ur, dove avrà un incontro interreligioso, e dove è avvenuto il sanguinoso attentato contro il contingente italiano, il 12 novembre 2003, che provocò 28 vittime. Papa Francesco ha sottolineato “l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità”. L’incontro è stata l’occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno”. Nel congedarsi dal Grande Ayatollah, il Papa ha ribadito la sua preghiera per un futuro di pace e fraternità per la terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero L’Ayatollah Al-Sistani, da parte sua, ha riaffermato il proprio impegno per la sicurezza e la convivenza interreligiosa.

Papa Francesco e il presidente Barham Salih

Giornata impegnativa quindi, per papa Francesco nella prima tappa in un Paese a maggioranza sciita. Come si può immaginare, le misure di sicurezza sono all’estremo, sia per timore di attentati che per la pandemia di Covid-19. Quello che fu il palazzo residenziale del dirratore Saddam Hussein, ha accolto il pontefice come Palazzo Presidenziale, mentre il papa ha ribadito l’estrema importanza del documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana: “La religione, per sua natura, dev’essere al servizio della pace e della fratellanza. Al contrario Dio, che ha creato gli esseri umani uguali nella dignità e nei diritti, ci chiama a diffondere amore, benevolenza, concordia”. In un Paese nel quale attori esterni hanno cercato e cercano di imporre la propria agenda, il Papa chiede che cessino gli interessi di parte, quegli interessi esterni che si non tengono conto della popolazione locale.

Poco prima di entrare nella cattedrale di Nostra Signora della Salvezza, bersaglio nel 2010 di due attentati ad opera dell’Isis (in cui morirono 48 persone), il Papa è accolto dalle autorità del Paese e davanti a loro ha ricordato i tanti che hanno sofferto, e fra questi in particolare gli yazidi, vittime innocenti di insensata e disumana barbarie. Il viaggio del Papa avviene non a caso in Iraq, dove sono presenti molte minoranze.

Ad accogliere Francesco un Paese dilaniato dalla guerra intestina fra miliziani di diverse etnie e i resti dello Stato Islamico, non solo nelle regioni più remote. È di un mese fa la strage compiuta da due kamikaze nel mercato all’aperto di Piazza Tayaran a Baghdad, rivendicata ancora una volta dall’Isis. La sicurezza, che in questo viaggio viene garantita dai servizi iracheni insieme alla gendarmeria vaticana, preoccupa non poco anche se nelle scorse ore è stato il vescovo di Erbil, Bashar Warda, ad assicurare che almeno nel Kurdistan iracheno “la situazione è tranquilla. Non ci sono minacce. In passato gruppi di miliziani a Baghdad e Mosul hanno sfruttato il momento per portare avanti la loro guerra. Hanno attaccato i cristiani in quanto cristiani, per impadronirsi delle loro proprietà. Ma oggi la situazione è diversa. Non vedo pericoli particolari”.

Erbil, Kurdistan iracheno

Baghdad, la Piana di Ur, Erbil, Mosul e Qaraqosh nella Piana di Ninive. Sono cinque gli appuntamenti del viaggio del Papa. Ieri l’arrivo a Bagdad, l’incontro col presidente iracheno, le autorità, il corpo diplomatico e poi l’incontro con vescovi, sacerdoti e religiosi nella Cattedrale di Nostra Signora della Salvezza.

Oggi l’incontro con l’Ayatollah Sayyid Ali al-Husaymi al-Sistani, importante tentativo di instaurare un rapporto simile a quello stretto due anni fa con il Grande Imam di Al-Azhar, riferimento del mondo sunnita, per non perdere la via del dialogo, da sempre perseguita dalla Santa Sede che negli ultimi anni ha visto nei confronti del mondo islamico i suoi sforzi più decisivi. La visita alla Piana di Ur è forse il momento più simbolico del viaggio. Nella terra del patriarca Abramo, a cui anche ebrei e musulmani guardano come incondizionata sottomissione a Dio, Francesco insistite ancora sulla necessità del dialogo: “In questi tempi duri di pandemia, aiutiamoci a rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace. Insieme, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa. Da voi, millenni fa, Abramo incominciò il suo cammino. Oggi sta a noi continuarlo, con lo stesso spirito, percorrendo insieme le vie della pace!”.

Francesco nella cattedrale Sayidat al-Nejat

Domani, 7 marzo, il papa sarà a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove molti profughi si sono rifugiati dai giorni degli attacchi dell’Isis. Qui, in particolare, ha trovato rifugio la minoranza yazida, perseguitata e dimenticata. Papa Francesco incontrerà alcuni yazidi a Ur, confermando la volontà di tenere in cima alla sua agenda le minoranze, gli emarginati. Il pontefice sarà anche a Mosul, ultima roccaforte del fondamentalismo islamico dell’Isis in Iraq, dove pregherà prega per le vittime della guerra. Successivamente, tappa a Qaraqosh per l’incontro con la comunità nella chiesa della Immacolata Concezione, e di nuovo a Erbil per la Messa, nello stadio “Franso Hariri”. La visita di papa Francesco in Iraq è storica, ma rischiosa. Storica perché è la prima volta che un papa visita il Paese. Rischiosa, in particolare per quattro motivi. Anzitutto, un pericolo è rappresentato dalla diffusione dell’epidemia di Covid-19 in un paese con un servizio sanitario carente. Il 5 marzo il ministero della sanità iracheno ha registrato oltre cinquemila nuovi casi di infezione, mentre la campagna vaccinale non è ancora cominciata.

Altro motivo di preoccupazione sono le forti tensioni fra Iran e Stati Uniti nella regione, con le loro ripercussioni sull’Iraq. Alla luce di tutti questi pericoli il governo sta facendo del suo meglio per salvaguardare la visita del papa. Una forza militare speciale appartenente al corpo presidenziale è arrivata nel governatorato di Dhi Qar per assicurarne la protezione nel corso della tappa nell’antica città di Ur. Lo scopo è di garantire la sicurezza del viaggio del pontefice come messaggio di pace in un Paese con una lunga storia di guerre e divisioni religiose e culturali.

Leave A Reply