Italia e Libano sempre più vicini

Talal Khrais, Naqura-Sud Libano
Paola Angelini, Roma
Bogdana Ivanova, New York

Mahmoud Ramadan imprenditore libanese racconta della sua famiglia: “Il mestiere si tramanda di padre in figlio, tutta la nostra famiglia è riuscita negli affari, e sono stati più bravi di noi. Oggi, ci confrontiamo con i vincoli restrittivi degli scambi commerciali e dei visti di entrata in paesi come l’Italia”.

Attualmente, a causa di tali limitazioni, la situazione per gli imprenditori libanesi è cambiata. Molti, forse troppi sono i freni da affrontare per ottenere il visto d’ingresso. Le continue difficoltà potrebbero far cambiare la direzione al commercio, e dirottarlo verso il Sud Asiatico.

Bisogna tuttavia ricordare che gli scambi diplomatici tra Italia e Libano sono ottimi, e i libanesi continuano a gradire il made in Italy. Tra i due Paesi lo sforzo comune è per favorire i commerci, e la conoscenza delle culture mediterranee. Dalla fine dell’Ottocento, e negli anni intorno alla prima e seconda guerra mondiale gli italiani, a piccoli gruppi, sono arrivati in Libano scegliendo Beirut per lo stile di vita somigliante a quello europeo. L’Associazione Italo-Araba Assadakah, manifesta particolare interesse per le notizie storiche, economiche, politiche e sociali del Libano.

 L’Ambasciatrice del Libano a Roma,  Mira DAHER e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Il Contingente italiano in Libano: 40 anni di sacrifici, rapporti umani con la popolazione
Unifil (United Nation Interim Force in Lebanon) ha lo scopo di assistere la popolazione civile e sostenere le Forze Armate libanesi nelle operazioni di sicurezza, stabilizzazione e prevenzione dell’area e per creare le condizioni per una pace duratura. Inizia con la Risoluzione 425, adottata nel 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978).

Nell’ambito della missione ONU in Libano, il Combat Support Battalion garantisce quotidianamente alle forze di manovra il supporto necessario a contrastare la minaccia degli ordigni esplosivi improvvisati (IED – Improvised Explosive Device), il contrasto alla minaccia chimica, biologica, radioattiva e nucleare (CBRN), nonché le comunicazioni. Associando parti teoriche e prove sul campo è stato possibile fornire ai partecipanti importati elementi per instaurare, condurre comunicazioni radio rispettando gli standard di sicurezza. L’attività rientra nel bacino delle operazioni condotte quotidianamente insieme alle Forze Armate Libanesi, allo scopo di incrementare la sicurezza nel sud del Libano come da Risoluzione 1701 e 2373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In preparazione per la giornata internazionale del peacekeeping, l’Onu ha predisposto una campagna intitolata “Service and Sacrifice.” L’iniziativa mira a puntare i riflettori per ringraziare il servizio reso dai Caschi Blu. Il loro ruolo unico per la protezione di popolazioni vulnerabili in tutto il mondo. “Service and Sacrifice” esamina il contributo dei singoli paesi in una mappa interattiva da cui emerge che l’Italia ha messo a disposizione dell’Onu 1.077 peacekeepers, quasi completamente dislocati con la missione UNIFIL, in Libano.

Sono oltre 40 anni che l’Italia é impegnata in UNIFIL per assicurare il mantenimento della fragile pace al confine tra il Libano e Israele. Oltre a questa missione di peacekeeping in senso stretto, l’UNIFIL ha scritto nel suo mandato la promozione del benessere delle comunità locali in uno spirito di sicurezza e di inclusione. In una sezione speciale dedicata esclusivamente al ruolo Italiano nelle operazioni di pace, il Caporale Maggiore Wilhelm Scavo spiega che “abbiamo sempre una attività operativa programmata. Queste attività spaziano in operazioni di pattuglie motorizzate congiunte con le Forze Armate Libanesi”. Serena Bonifacio ha tra i suoi compiti la supervisione dei rapporti tra militari Onu e civili. “La presenza femminile aiuta a favorire interazione e fiducia tra le donne libanesi facendole sentire più protette”.

In questo periodo sono state incrementate notevolmente le attività operative, passate nell’ultimo anno da una media di 200 ad oltre 240 al giorno, e sono stati più di450 gli uomini delle Forze di Sicurezza Libanesi che hanno svolto attività addestrative con i militari Italiani.

Inoltre, sono state 1650 le attività di Cooperazione Civile Militare (CIMIC), condotte a supporto della popolazione locale e circa 260 sono state le attività svolte dai medici italiani, sia a domicilio presso le 108 municipalità del settore che presso le basi del nostro contingente visitando oltre 2.200 persone.

Nel discorso di congedo, il Generale Rodolfo Sganga, ha ringraziato le tantissime autorità locali civili e religiose presenti incontrate quotidianamente nel corso di questi mesi. Autorità pubbliche straordinarie, vicine alle esigenze del proprio popolo, e senza il supporto delle quali il lavoro UNIFIL, non sarebbe stato così eccezionalmente aderente alle esigenze della popolazione.

Il Comandante del Settore Ovest ha concluso il proprio intervento, ringraziando gli uomini e le donne in uniforme delle Forze di sicurezza Libanese “veri protagonisti della sicurezza del popolo Libanese” e tutti i Caschi Blu internazionali che hanno operato fianco a fianco con i soldati italiani, dimostrandosi ogni giorno, anche nelle differenze culturali e operative “un elemento di forza straordinaria ”.

La Brigata Folgore ha operato con successo durante il suo mandato semestrale in un contesto estremamente fragile che è stato caratterizzato da diversi episodi destabilizzanti di notevole rilievo a livello regionale con riflessi politici, sociali ed economici nel delicato scacchiere medio-orientale.

La Brigata Alpina “Julia”/ Multinational Land Force (MLF), alla prima partecipazione alla missione UNIFIL, in Libano si schiererà per la prima volta in assoluto in conformazione DECI (Defence Cooperation Initiative) che prevede l’impiego insieme ai militari italiani nelle cellule del Comando e nelle unità di manovra di “Leonte XXIV” non solo di personale di Slovenia e Ungheria, ma anche di Austria e Croazia a testimonianza della volontà di costruire ancora di più solide capacità per stringere le relazioni nell’area sud adriatica dell’Europa e renderle un esempio da seguire. Dal 2014 il contingente italiano ospita un piccolo ma significativo contingente armeno dell’Unifil per partecipare alla missione dei Caschi Blu nel Libano meridionale.

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