La Francia rispetti la sovranità del popolo italiano

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma
Nuri Chibani, Tripoli

La Francia rispetti la sovranità del popolo italiano, è la secca replica del leader Matteo Salvini in risposta alle parole del Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, “Se il nuovo governo non rispetterà i suoi impegni sul debito, sul deficit, ma anche sul consolidamento delle banche, l’intera stabilità finanziaria della zona euro sarà minacciata”. Una inaccettabile invasione di campo per Salvini, “Non ho chiesto voti e fiducia per continuare sulla via della povertà, della precarietà e dell’immigrazione: prima gli italiani!”. Il Ministro dell’Economia francese prima di richiamare l’Italia, forse avrebbe dovuto spiegare agli italiani le motivazioni del coinvolgimento nella guerra in Libia. Se il debito italiano è cresciuto è anche perché l’economia italiana, grazie alle vicende sfortunate di Iraq, Afghanistan, e nella ex Jugoslavia ha perso grandi mercati. Mentre Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna sono diventati i primi esportatori di armi.

In questi giorni di consultazioni, di velocissime notizie di formazioni, e o alleanze, molti giornalisti, e direttori anche Rai, si sono schierati con la posizione francese diffondendo falsi segnali di pericolo. Per di più, le dichiarazioni degli sconfitti  generano inutili sospetti.

Per lavoro ci occupiamo (da anni) di Medio Oriente e Paesi Arabi, auspichiamo che il ruolo neo colonialista della Francia, delle ripetute aggressioni contro Paesi indipendenti, e l’invio dei mercenari in Siria a sostegno diretto di terroristi, sia preso in considerazione. La Libia è, a questo punto, un Paese colpito duramente, la crisi economica deriva anche dalla guerra voluta dai francesi che hanno coinvolto l’Italia in prima linea. La missione della Nato in Libia non è stata scelta dall’Italia, ma dall’ex Presidente Nicolas Sarkozy che ottenne, durante una riunione urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il permesso di adottare misure forti nei confronti del regime di Muammar Gheddafi.

Il leader Moammar El Gheddafi tentava di mandar via dalla Libia alcune grandi società petrolifere come Total, e altre società simili. Non abbiamo dati aggiornati sull’interscambio tra l’Italia e Libia, ma negli anni precedenti alla guerra contro la Libia, al primo posto c’era l’Italia tra gli esportatori, al quinto tra gli importatori con un interscambio nel primo semestre 2010 attorno ai 7 miliardi di euro, con stime superiori ai 12 miliardi per l’intero anno. Il valore monetario delle esportazioni libiche (sostanzialmente petrolio e prodotti derivati dalla sua raffinazione) è salito del 14,56%, dopo il -41,66% del 2009. Il valore del export italiano nel semestre è stato pari a 1,2 miliardi. Oggi dati non officiali rappresentano la riduzione di 8 volte.

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