La Stampa Estera ritiene il Presidente Erdogan un leader coraggioso

Bogdana Ivanova, Istambul
Khaled Fakih, Ramallah
Talal Khrais – Paola Angelini, RomaIl Presidente Rajab Tayyip Erdogan rivolgendosi a una quantità enorme di persone, presenti in piazza Yenikapi, durante la manifestazione organizzata dopo l’uccisione dei palestinesi ha detto: “Il mondo musulmano e l’umanità intera hanno fallito l’esame su Gerusalemme, che non è solo una città, ma un simbolo. Israele fa ciò che vuole, e oggi continua con la stessa noncuranza”. Nessun leader arabo ha manifestato il coraggio di condannare l’uccisione di quei 60 palestinesi. E, grazie alla sua insistenza il 18 maggio, i leader musulmani dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic), hanno chiesto che venga disposta una forza internazionale, lungo la linea di demarcazione tra la Striscia di Gaza e Israele, per proteggere il popolo palestinese dopo gli ultimi avvenimenti. Al termine del vertice di Istanbul i paesi cooperanti si sono impegnati a usare “Appropriate misure politiche ed economiche” contro i paesi che con gli Stati Uniti hanno condiviso la decisione di trasferire l’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme.L’Oic è composta da 57 Stati membri, che definiscono l’uccisione dei 60 palestinesi un “un crimine selvaggio commesso dalle forze israeliane con il sostegno dell’amministrazione statunitense”. Per i paesi dell’Oic i fatti di inizio settimana dovrebbero essere discussi dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Nello stesso giorno, l’Alto commissario Onu per i diritti umani accusa Israele per il sistematico abuso dei diritti umani verso i palestinesi, chiede l’apertura di una inchiesta indipendente per quanto accaduto a Gaza, inclusi i (quasi) due “milioni di palestinesi chiusi a Gaza, dalla nascita alla morte. L’Alto Commissario -Al Hussein ha chiesto l’apertura di un’inchiesta indipendente sul massacro dei 62 gazawi compiuto, lunedì, dall’esercito israeliano. Inoltre, durante la sessione speciale del Consiglio di diritti umani dell’Onu, di Ginevra ha detto: “Terminate l’occupazione, la violenza e l’insicurezza spariranno del tutto”. Il Consiglio ha dato il via libera all’invio nella Striscia di un team di esperti internazionali in crimini di guerra dopo la strage di lunedì a Gaza. 29 voti a favore, 14 astenuti (Croazia, Etiopia, Georgia, Germania, Ungheria, Giappone, Kenya, Panama, Corea del Sud, Ruanda, Svizzera Togo, Slovacchia e Regno Unito), 2 contrari (Stati Uniti e Australia). L’obiettivo è verificare “i presunti abusi e violazioni delle leggi umanitarie internazionali e delle leggi internazionali sui diritti umani”.

Immediata la replica israeliana: il Ministero degli Esteri ha parlato di “ipocrisia e assurdità. “Lo scopo del Consiglio non è indagare sulla verità, ma di danneggiare il diritto d’Israele all’autodifesa, e demonizzare lo Stato d’Israele”.

I palestinesi non si arrendono e l’opinione pubblica internazionale è al loro fianco. Nella prima settimana del Ramadan le proteste di massa crescono nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Il Presidente egiziano al-Sisi ha annunciato che il valico di Rafah (a sud della Striscia), resterà aperto per l’intero mese di Ramadan. Una notizia clamorosa se attivata visto che, questo varco è quasi sempre chiuso per volontà egiziana. Il valico di Rafah è l’unica porta d’accesso verso il mondo esterno per i gazawi, a causa del blocco decennale imposto da Israele sulla Striscia.

Il Presidente Erdogan ospiterà per la seconda volta in sei mesi un Vertice Islamico, l’ultimo si è svolto a Istambul, in dicembre dello scorso anno. Un summit con un significato storico, durante il quale, venne comunicato il disappunto nei confronti della decisione presa da Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele.

Il leader turco ha promesso che questa volta il vertice manderà un “forte messaggio al mondo” per il trattamento riservato dagli israeliani ai palestinesi. Durissime anche le parole pronunciate dal premier turco Binali Yildirim, che ha parlato di “crimine contro l’umanità”, e accusa gli Stati Uniti di «corresponsabilità».

 

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