Le sanzioni americane contro la Repubblica Islamica dell’Iran

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Talal Khrais responsabile della Politica Estera Assadakah Onlus Associazione Italo-Araba

E’ una dichiarazione di guerra contro un Paese autonomo. La solidarietà di Assadakah verso Teheran è totale.

Gli Stati Uniti hanno ripristinato le sanzioni unilaterali contro la Repubblica Islamica dell’Iran in vigore prima della firma del piano d’azione globale congiunto sul programma nucleare iraniano, del 2015. Le misure contro Teheran sono state ripristinate oggi 5 novembre. Suonano come una dichiarazione di guerra americana contro un  Paese indipendente che si oppone al nuovo disordine imposto dal Presidente americano Donald Trump.

Ieri, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che più di 600 aziende e persone fisiche sono entrate a far parte della blacklist.
Secondo il capo della diplomazia americana, le sanzioni “dovrebbero influenzare il comportamento del regime iraniano”.
La settimana scorsa la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva affermato che tramite le sanzioni gli Stati Uniti hanno voluto paralizzare la crescita economica, ciò nonostante, hanno rafforzato l’autosufficienza di Teheran.
“La Nazione iraniana ha importato tutto per molti anni, ora ha preso l’abitudine di produrre tutto”, l’ha affermato l’Ayatollah Ali Khamenei.

A maggio 2018, Donald Trump aveva annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano, nello stesso tempo, il Presidente USA annunciava il ripristino di tutte le restrizioni, affermando di voler azzerare l’export petrolifero iraniano e di voler reintegrare le limitazioni indirette che sono delle misure allarmanti contro gli Stati, che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell’Iran. Una parte delle sanzioni era entrata in vigore i primi giorni del mese di agosto.

Assadakah Associazione Onlus Italo-Araba ritiene forzata questa imposizione, non solo contro la Repubblica Islamica dell’Iran, ma contro il resto del mondo. Decisioni imprudenti e immeritate dovrebbero far riflettere sull’opportunità di rispettare gli obblighi in conformità con il Piano d’azione globale congiunto sul programma nucleare iraniano del 2015. Adottare misure unilaterali contro i Paesi che si rifiutano di sottomettersi non è consigliabile.
Solidarietà con la Repubblica Islamica dell’Iran, che ha dimostrato di essere un Paese determinato e  che può portare avanti i suoi piani di sviluppo pacifici. La risposta europea deve essere la creazione di procedimenti protettivi e il rafforzamento della cooperazione delle forze di buon senso per contrastare azioni poco democratiche.

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