Lega Araba – Un coro di “No” per il Piano Trump

Talal Khrais – Il piano di Donald Trump per il Medio Oriente implica “un gran numero di violazioni dei diritti dei palestinesi”. Lo denuncia la Lega Araba. Secondo il segretario generale, Ahmed Aboul Gheit, un “primo esame” del piano rivela “un gran numero di violazioni dei diritti legittimi dei palestinesi sulle loro terre”. Inoltre, “molte delle idee di compromesso” proposte dalla roadmap messa a punto dagli Usa sono “inaccettabili”. Nonostante questo, aggiunge la dichiarazione, “siamo aperti a qualsiasi grande sforzo intrapreso per la pace”.

Mahmoud Abbas, presidente dell’autorità Nazionale Palestinese

I primi interessati alla questione sono i palestinesi, l’Amministrazione Americana non trova nemmeno un palestinese disponibile a rinunciare a suoi diritti. Solo ad un giorno dalla sua presentazione, il Piano di Pace di Donald Trump è sotto attacco. A caldo, è arrivato l’affondo dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa che l’ha bollato come “unilaterale, che nega i diritti dei Palestinesi ed è destinato a creare ulteriore tensione”. Una posizione, per ora, condivisa da qualche parte, sospesa da altre e che registra l’appoggio, ad esempio, di alcuni paesi arabi presenti ieri sera alla cerimonia ufficiale a Washington (Emirati, Oman, Bahrein). Saranno dunque le prossime settimane, se non mesi – hanno fatto notare gli analisti – a saggiare fino in fondo le chance di quello che il presidente Usa ha definito “una svolta storica, un grande passo verso la pace”.

Il Segretario Generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit

Turchia e Iran hanno fatto la voce grossa: il presidente Erdogan l’ha dichiarato “inaccettabile” dopo aver sottolineato che “Gerusalemme è sacra per i musulmani” e che il Piano “ignora i diritti dei palestinesi e mira a legittimare l’occupazione israeliana”. “La questione della Palestina ha incalzato la Guida suprema iraniana Ali Khamenei – non verrà mai dimenticata. La nazione palestinese e tutte le nazioni musulmane si schiereranno e non permetteranno che il cosiddetto Accordo del Secolo sia realizzato”. Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha sottolineato che si tratta di “una grande violazione dei diritti dei palestinesi”, ma ha anche detto che si tratta di una lettura preliminare.

Più prudente la reazione di Mosca dove è in arrivo il premier Benyamin Netanyahu per un incontro con il presidente Vladimir Putin al quale fornirà maggiori dettagli sul Piano. “Continuiamo ad analizzare le informazioni e studiare il piano dell’amministrazione Usa: domani – ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov – si svolgerà un incontro con Netanyahu e verranno ricevute informazioni di prima mano”.

La UE, a parte la Gran Bretagna che è a favore del Piano, ha ribadito di continuare a battersi per la soluzione a 2 Stati. “L’Italia – ha detto la Farnesina – accoglie favorevolmente gli sforzi compiuti dagli Usa al fine di favorirne il rilancio del processo di pace in Medio Oriente”, tuttavia “valuterà con molta attenzione i contenuti della proposta di Washington, in coordinamento con l’UE e in linea con le rilevanti risoluzioni Onu”.

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo ha invitato i palestinesi – schierati contro in modo unitario, Hamas compresa – “ad avanzare un loro piano se pensano sia giusto fare così. Ma io so che Israele è pronta a sedersi a un tavolo sulla base della proposta avanzata dal presidente Trump”. In Israele – dove le elezioni del 2 marzo si riflettono sulla vicenda – i giudizi sulla fattibilità del Piano seguono le differenti collocazioni politiche: con il centro sinistra perplesso e la destra completamente a favore, tranne la decisa opposizione, come quella del ministro della difesa Bennett, alla nascita di uno Stato palestinese, pur nelle limitazioni previste dal Piano stesso.

Il governo, forte dell’appoggio Usa, appare determinato ad approvare martedì prossimo la procedura di estensione della sovranità israeliana agli insediamenti in Cisgiordania e sulla Valle del Giordano. Ma non è un caso che l’ambasciatore americano David Friedman abbia avvertito che per una mossa del genere “serve tempo” e soprattutto l’istituzione di un Comitato congiunto Israele-Usa che studi le carte geografiche. La partita è all’inizio.

”Non passerò alla storia come il leader che ha venduto Gerusalemme”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas intervenendo alla riunione straordinaria convocata dalla Lega Araba al Cairo per discutere del piano per il Medio Oriente elaborato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ribadendo il suo rifiuto al cosiddetto ‘Accordo del secolo’, definito ”senza alcuna logica”, Abbas ha detto che ”Israele non è la patria solo degli ebrei, ma anche dei musulmani e dei cristiani”. Accusando Trump di aver ”dato agli israeliani oltre il 90 per cento delle terre palestinesi”, Abbas ha detto di continuare a ”credere nella pace” sulla base di quanto scritto nella ”Iniziativa di pace araba” e nelle ”risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

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