Libano –  31° giorno della rivolta popolare

Talal Khrais – In Libano continua la mobilitazione contro la corruzione e per uno Stato di diritto. nel 31° giorno consecutivo, mentre il presidente Michel Aoun tenta di formare un governo di ampio consenso.

Il Paese dei Cedri vive dal 17 ottobre nel mezzo di un movimento di protesta popolare mai vista in precedenza, che coinvolge in particolare le giovani generazioni, le quali chiedono le dimissioni dell’intera classe politica, ritenuta corrotta e incapace di porre fine alla crisi economica.

Malgrado il maltempo, dal nord al sud di tengono sit-in intorno alle sedi istituzionali. Scendono in campo gli studenti e gli insegnanti, con una mobilitazione che cambia tacttica: se all’inizio mirava alle chiusure delle strade, oggi l’assedio è rivolto alle sediì delle istituzioni statali e delle agenzie dei servizi.

Nel 31° giorno continuano le manifestazioni in tutte le città, da Tripoli a Sidone, passando per la capitale Beirut, le città minori sulla costa, nl’hinterland e la valle orientale della Bekaa.

Questo movimento di massa é stato battezzato “Rivoluzione del 17 ottobre”, giorno dell’inizio della rivolta quando è scoppiato in tutto il Paese un vasto movimento di protesta popolare contro il carovita e la corruzione, bloccando l’accesso ai ministeri mentre altri hanno circondato la sede della Banca centrale a Junie e a Sidone.

Dal 17 ottobre, i cittadini libanesi di ogni estrazione sociale o appartenenza religiosa, sono scesi nelle piazze con proteste senza precedenti che superano le barriere confessionali, di classe e regionali. Il paradosso è che dopo un mese di rivolta e le rivendicazione la classe dirigente continua a dire “ci incontriamo per capire cosa vogliono”.

La popolazione unita chiede un governo tecnocrate lontano dagli uomini corrotti che dal 1993 continuano a sottrarre denaro bubblico. Una classe politica che, da anni di crisi, non ha fatto nulla per salvare il Paese dalle difficoltà finanziarie sempre più gravi, causate principalmente dalla cattiva gestione e dalla corruzione del governo precedente. Una crisi profonda e continua dal 2015, quando Beirut e tutte le altre citta sono diventate vere e proprie pattumiere colme di spazzatura e la cattiva gestione di questo problema e di tanti altri non faceva altro che peggiorare. Decenni di corruzione e relazioni clientelari tra i cittadini e i loro leader hanno solo portato a una spirale discendente che rischia di rovinare l’economia del Libano e spingere la gente ben oltre la soglia di povertà. (Redazione Roberto Roggero)

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