Libano – Le ragioni della rivolta e la posizione dei leaders politici

Dal nostro inviato Talal Khrais – Siamo alla quarta settimana di proteste in Libano, non solo contro il governo ma contro l’ alleanza tra il sistema politico e le banche libanesi. Queste manifestazioni di massa hanno costretto il Presidente del Consiglio Saad Hariri a dimettersi con tutti membri del suo governo.

In Italia la stampa non segue attentamente la situazione in Libano, malgrado il suo significato e suoi valori democratici. Per questo, la nostra redazione ritiene opportuno aggiornare il pubblico sui fatti che riguardano un Paese da sempre legato all’Italia.

Il presidente della Repubblica, Michel Aoun

La rivolata popolare in Libano non ha precedenti per peculiarità e dimensioni. Una rivolta che coinvolge tutte le città libanesi, tutti i ceti sociali e le diverse comunità, anziani, giovani, donne e lavoratori.

Da circa un mese il Libano è rimasto quasi paralizzato. Solo in questi giorni i manifestanti hanno permesso la riapertura di banche e scuole. I blocchi stradali, istituiti dai manifestanti per ostacolare le autorità, sono stati progressivamente revocati.

Il premier dimissionario, Saad Hariri

Il 3 novembre, a Baabda (sud-est di Beirut), diverse migliaia di persone si sono radunate a sostegno del presidente Michel Aoun, sulla strada per il palazzo presidenziale, perché il Presidente secondo suoi seguaci è stato sempre in prima linea contro la corruzione della classe politica coinvolta nel fenomeno.

Il Presidente della Repubblica Libanese ha detto che il Libano sta attraversando davvero un momento critico e ha dichiarato: “Chiedo a voi di aiutarmi per portare avanti il mio programma di riforme, in particolare la lotta contro la corruzione”. Il Presidente ha dato ragione ai Manifestanti ricordando che le loro richieste sono parte del suo programma.

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah

Il 31 ottobre scorso, il presidente Aoun ha sottolineato, in un discorso alla nazione, che i ministri del prossimo governo dovranno essere scelti sulla base delle competenze e dell’esperienza, non in relazione alla loro appartenenza politica. La scelta ragionata dei ministri del prossimo governo mira a ristabilire la fiducia del popolo nello Stato.

“L’unica esigenza richiesta al nuovo governo è rispondere alle aspirazioni della popolazione e ottenerne la fiducia, oltre a realizzare ciò che il governo precedente non é stato in grado di fare”, ha aggiunto il Capo dello Stato.

Sempre riguardo alla Manifestazione a favore del Presidente, i sostenitori si Sono Raccolti davanti Al Palazzo Presidenziale. Alla Manifestazione ha partecipato Anche il ministro degli Esteri Gebran Bassil, genero di Aoun e bersaglio di fortissime critiche. Nelle ultime Settimane, Bassil ha rivolto un discorso ai dimostranti invitandoli a non credere alle accuse di corruzione lanciate indiscriminatamente contro tutti i politici. Secondo Il Ministro degli Esteri, alcune richieste dei manifestanti antigovernativi sono “distruttive per l’economia”.

Il ministro degli Esteri, Gebran Bassil

“State attenti – ha dichiarato Bassil rivolgendosi ai sostenitori del Presidente – perché abbiamo lunghi e difficili giorni davanti, stiamo correndo contro il tempo per evitare il collasso dell’economia, ma la corruzione, lo spreco di risorse e il debito pubblico ci stanno battendo”.

I sostenitori di Aoun hanno denunciato le manifestazioni anti-governative che, dal 17 ottobre, chiedono l’uscita della classe politica, e in particolare quella del presidente nonche lo scioglimento del Parlamento. I manifestanti hanno continuato le loro proteste non perché a loro non piaccia il Presidente, ma perché non hanno fiducia nel sistema politico. I manifestanti presidiano costantemente Piazza dei Martiri, nel cuore di Beirut, malgrado la stanchezza per un’economia ai margini dell’abisso e per la decadenza dei servizi pubblici.

Molti pensano che il Partito di Dio, Hezbollah, sia contro i manifestanti. Nulla di più sbagliato, perché Hezbollah cerca soprattutto di evitare che le manifestaziono vengano strumentalizzate o “pilotate” da forze nemiche al Paese e alla sua resistenza. I manifestanti nemmeno accusano Hezbollah di corruzione ma lo coinvolgono in quanto parte del governo.

Sayyed Hassan Nassrallah, leader di Hezbollah, è contrario al metodo ma non al contenuto delle rivendicazione dei manifestanti. Hezbollah era contrario alle dimissioni del governo, travolto dalla proteste popolari, perché “farebbe perdere tempo invece che dare le soluzioni” di cui il Paese ha bisogno. “Non sosteniamo le dimissioni dell’attuale governo”, ha dichiarato il leader della Resistenza Sayyed Hassan Nasrallah. “Se il governo si dimette, non ce ne sarà uno nuovo prima di uno o due anni, e non abbiamo tempo”, ha spiegato Nasrallah in un discorso.

Sayyed Hassan Nasrallah ha dichiarato che “la formazione di un nuovo gabinetto politico non cambierebbe nulla e non farebbe altro che sprecare tempo prezioso, mentre un esecutivo tecnico, come alcuni chiedono, non durerebbe più di due settimane finché gli stessi tecnici di un nuovo governo saranno i primi a dimettersi, e allora saremmo al punto di partenza”.

Sayyed Nassrallah ha dichiarato che appoggerà il governo “ma con una nuova agenda e un nuovo spirito”. Secondo il leader di Hezbollah, le proteste, innescate dalla decisione di introdurre nuove imposte anche sui sistemi di messaggistica come WhatsApp, hanno mostrato che se verranno introdotte nuove tasse per risolvere la situazione di stallo politico “potrebbe innescarsi una rivolta popolare” di tutt’altro tipo.

Sul versante politico si lavora contro il tempo. Ieri, 7 novembre, a Palazzo Baabda si è svolto un incontro fra il Presidente della Repubblica e il Premier dimissionario Saad Hariri, il quale ha sottolineato: “Mi sono recato dal presidente per consultarmi con lui sulla questione della formazione del governo e successivamente completeremo le consultazioni con gli altri partiti”. (Redazione Roberto Roggero)

Leave A Reply